SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936 VOLUME. XXXVI - 1957 FASDICOLO 1 ar. 1 | Pre, ur m Kh È È ff A/ ia 3 \ ÿ k np rm 0 Ö ER Sede della Societä Genova — Via Brigata Liguria, 9 GENOVA FRATELL! PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI 1957 ‘INDICE. Berio E. - Ulteriori modifiche e cambiamenti nella nemenclatura dei generi di Noctuidae del Globo. (Lepidoptera), (19-14-1964)... . . . Pag. 5 Gonci C. - TAMANINI L. - Alberto Brasavola de Massa (1886-1956). (19-1-1957) » 21 Cuscianna N. - Il Coroebus rubi L. insetto dannosa. ai rosai della Riviera o Ligure di ponente, (Col. Buprestidae), (19-1- 1957) CRA I » 24 ConsigLIo €. - Contributo alla conoscenza dei Piegottori di Sardegna. (26- 241957) «| DDL n » 31 FRANCISCOLO M. E. - Cattura di quattro specie di Dytiscidae interessanti per la fauna italiana. (26-2-1957) x SR TREE . » 45 ScHEERPELTZ O. - Neue Arten der Gattungen ia Kr. und Sipalia Muls. Rey aus dem Museo Civico di Storia Naturale di Trieste. SE NEUE l'inidae), (26-2-1957) 2. . ect ee ee ; > 53 BacceTTI B - Notulae Orthopterologicae. IV. Su un’opera di Pietro Ross di-. menticata dai sistematici, e sulla data di descrizione del Ba- cillus Rossius Rossi. (12-2-1957) _ E LR a Ea ; » 61 FOCARILE A. - | Sistematica, ecologia e geonemia dei Bio del Subgen, Paederidus italiani. (Col. Staphylinidae). (6-3-1957) COZZE 4 yo ea e BINAGHI G. - Estensione dell’area di distribuzione in Italia di alcune specie di Ditiscidi. (Col. Dytiscidae). (6-3-1957) ES IR : » 78 Bari B. - Una nuova specie di Trechino cavernicolo lombardo e una nuova tabella di determinazione degli Speotrechus. (Coleoptera Carabidae). (6-3-1957) COLA »_ 85 FioRI G. - Revisione dei Byrrhus asiatici di Reitter. IV contributo alla cono- scenza della famiglia Byrrhidae. (Coleoptera). (8-3-1957) orne de à yO], La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’estratto, Dott. FELICE CAPRA - Direttore responsabile REGISTRATO AL TRIBUNALE Di GENOVA » articulatum » foraminosum Stenus bipunctatus ) striatum » biguttatus etc. Avendo raccolto il 4.10.1951 nella medesima località (2) posso dire che la determinazione del Paederus (citato da BATOR e SCHMOELZER) è molto proba- bilmente errata, dato che gli esemplari da me rinvenuti, insieme con quasi tutte le specie sopra citate, sono dei P. rubrothoracicus. Questa più esatta determina- zione avvalorerebbe il carattere spiccatamente reofilo dell’associazione in parola, come del resto era nell’intenzione dei due AA. austriaci. È da rilevare infine che il differente comportamento ecologico di P. rufi- collis, rispetto a quello di P. rubrothoracicus, ha dei riflessi anche sulla morfologia delle elitre, che hanno gli omeri meno pronunziati, in conseguenza del minore sviluppo alare, pur avendo anche P. ruficollis ali potenzialmente funzionali. GEONEMIA La geonemia delle due specie qui studiate, pur essendo nota in grandi li- nee, andrebbe riveduta criticamente alla luce dei caratteri tassonomici illustrati nel presente lavoro, in particolar modo con l’esame dei caratteri offerti dall’en- dofallo. Nelle collezioni le due specie sono spesso confuse, e ciò potrebbe aver originato anche delle citazioni faunistiche inesatte. Per quanto riguarda le popolazioni nord-africane, queste andrebbero ri- vedute, poichè non sono da escludere ulteriori suddivisioni dell’entità tasso- nomica finora accettata (P. ruficollis F.). Nelle collezioni entomologiche del Mu- seo di Storia Naturale di Milano, sono conservati alcuni esemplari di Paede- ridus del Marocco (leg. Koch), con cartellino manoscritto del KocH: « P. Antoinei n. sp. », specie sicuramente in litteris, e della quale purtroppo non mi è stato possibile esaminare i caratteri endoscheletrici. P. (Paederidus) rubrothoracicus (Goeze) | Europa centro-meridionale (assente nelle Isole Britanniche, Corsica e Sardegna, sec. STE CLAIRE DEVILLE 1907), Caucaso (GANGLBAUER), Asia Minore (JUNK), Abissinia (STE CLAIRE DEVILLE I. c.) (3), Albania!, Portogallo!, Iran! STE CLAIRE DEVILLE lo cita anche dell'Algeria e della Tunisia. Ignoro l’origine di questa citazione, dato che FAUVEL (1886) e BEDEL (1890) non comprendono P. rubrothoracicus nei loro cataloghi. Nè la specie è citata da ESCALERA per il Marocco Spagnolo, da ZAVATTARI e da Koch per la Libia, da Koch per l'Egitto. (1) 1. c. «Ein angesprochenes Ufertier, das sein Vorkommen über das gesamte Arbeitsge- biet andehnt, ist Paederus ruficollis F. ». (2) Il lavoro di BATOR e SCHMOELZER è corredato da uno schizzo topografico che riporta tutte le stazioni investigate lungo il f. Toce. (3) È probabile che questa citazione si riferisca al P. Fauveli Qued. PAEDERUS Località italiane controllate (1): Venezi Veneto: Valli di Pasubio (coll. Br.). 73 a Giulia: Pieris (f. Isonzo), Versa, Villa Decani (F. Risano) (coll. M.M.). Maserada (f. Piave, coll. Foc.), Raccolana (coll. M.M.), Recoaro (coll. Dod.), Fig. IV. - Distribuzione in Italia del P. rubrothoracicus (Goeze). Sono punteggiate le aree oltre Trentino - Alto Adige: d’Adige (coll. Tam.), Bressanone (coll. Peez), Mules (coll. Bari). dia: Cogno (coll. Dod.), Sondrio (coll. Cerr.), Schilpario (coll. Bin.) Piazza Brembana, Camerata Cornello (coll. Bari), Colico (coll. Foc.), Cremeno (coll. Bin.), Introbio Lom bar (ay Buco della Nicolina ? (2204 Lo) in località Pian del Tivano in Provincia di Co- mo. Frammisto ad essi ho potuto subito notare un unico esemplare femmina di Trechino totalmente diverso dagli altri e completamente privo di qualsiasi traccia di organi visivi; esso, ad un più accurato esame, si è rivelato come apparte- nente senza alcun dubbio al Genere Speotrechus Subg. Boldoriella Jeann. Ripetute assidue ricerche, protrattesi negli anni trascorsi e condotte da me, da mio cugino Carlo Bari e dalla Signora Pozzi coadiuvata dai suoi figli, appassio- nati speleologi, non hanno dato luogo ad alcun ulteriore reperto; quindi, dopo aver fin troppo atteso, dato che molteplici caratteri esterni fanno nettamente di- stinguere il nuovo Speotrechus da qualsiasi altra specie affine, ritengo opportuno descriverlo basandomi sul solo esemplare © a disposizione. Ci troviamo probabil- mente in presenza di uno di quei Coleotteri troglobi che compaiono solo spora- dicamente nelle zone accessibili delle grotte. A cio credo contribuisca anche il forte carattere alluvionale del Buco della Nicolina, carattere del quale già feci cenno nel mio precedente lavoro col quale descrivevo il Duvalius Longhii ssp. la- rianus (Boll. Soc. Entom. Ital., Vol. LXXII N° 3 - marzo 1940), e che ha avuto imponenti manifestazioni in questi ultimi anni, al punto di seriamente ostacolare, con grandi ammassi di detriti, l’accesso alle zone più profonde della Grotta. Voglio però sperare che presto, la cattura di qualche esemplare 3 possa permet- tere di svolgere uno studio più completo del presente. Ho pertanto esaminato i caratteri esterni di tutti gli Speotrechus finora co- nosciuti e nessuno può essere confuso col nuovo reperto del Buco della Nico- lina, che in ogni caso deve essere ascritto al gruppo degli Speotr. Subg. Boldo- riella Jeann. ipogei dei quali erano finora conosciute solo le due specie Car- minatit ed humeralis entrambe descritte da Dodero e popolanti cavità tutte più orientali rispetto al Buco della Nicolina. Speotrechus (Boldoriella) Pozzii n. sp. L’esemplare in questione presenta infatti dimensioni notevoli, capo allun- gato, antenne lunghe ad articoli cilindrici, angoli posteriori del pronoto acuti, tibie anteriori solcate: tutti caratteri tipici del predetto gruppo. Per distinguere la nuova specie Pozzi dalle affini Carminati ed humeralis _ valgono invece soprattutto i seguenti caratteri: Le dimensioni sono leggermente inferiori a quelle dell’humeralis e cioè mm. 4,8. Il capo è allungato, gli occhi com- pletamente mancanti, con tempie ben sviluppate. Le antenne sono piuttosto corte e non raggiungono la metà delle elitre. 86 B. BARI \ Il pronoto, a differenza di quello delle due citate specie, non è più lungo che largo, ma con lunghezza pari alla larghezza, con lati meno arrotondati e poco sinuati, posteriormente quasi diritti. Angoli anteriori poco sporgenti, mentre nel Carminatii sono nettamente pronunciati e nell’ humeralis lo sono ancora di più. Gli angoli posteriori sono invece nell’ordine più sporgenti e più fortemente acuti nel Carminatii, un po’ meno nell’humeralis ed ancor meno nella nuova spe- cie Pozzi. Le elitre sono più strette ed allungate ed hanno le spalle più sporgenti sebbene arrotondate. Le strie sono molto profonde e nettamente punteggiate, carattere questo che differenzia in modo notevolissimo il nuovo Speotrechus dalle altre due specie che hanno invece le strie poco marcate ed a punteggiatura molto superficiale. Habitat: Grotta ’ Buco della Nicolina’ (2204 Lo) altit. m. 957, in Località Piano del ‘Tivano, Provincia di Como, Comune di Zelbio. Tipo: © per gentile concessione della Signora Pozzi, alla quale la specie è dedicata, nella mia collezione. Nella descrizione precedente, di proposito non ho fatto cenno alla cheto- tassi in generale ed a quella elitrale in particolare: in ogni caso la distribuzione e la posizione delle setole è del tutto simile a quella delle altre specie. Però ri- tengo opportuno fare presente che, nel corso del mio studio, almeno in base a tutti gli esemplari di Speotrechus che ho avuto la possibilità di esaminare, non ho potuto avere conferma nei riguardi della costanza del carattere citato da Jean- nel, relativo alla reciproca posizione della II - III e IV setola della serie ombeli- cale delle elitre. Jeannel dice infatti che lo Speotr. Carminati Dod. dovrebbe pre- sentare la terza setola più distante dalla seconda che dalla quarta. L’humeralis Dod. dovrebbe invece avere la seconda, terza e quarta setola equidistanti. In realtà io ho notato alcuni esemplari di Carminatit coi caratteri dell’humeralis ed alcuni humeralis con quelli del Carminatii, ıl carattere non sarebbe quindi per nulla costante. In quanto all’unico esemplare di Pozzz mihi disponibile, esso presenta la terza setola più distante dalla quarta che dalla seconda e quindi, tenendo per valido quanto afferma Jeannel, esso avrebbe a sua volta una posi- zione delle setole ancora diversa rispetto alle due altre specie sopra citate. Quest'ultimo carattere, con la forte scultura delle elitre, darebbe al nuovo Speotrechus Pozzii una certa affinità con gli Speotrechus s. str. della Francia (Ce- venne) e cioè col Mayeti Ab. Però tutto il resto della chetotassi e soprattutto la posizione perfettamente allineata presso il bordo elitrale di tutte le quattro seto- le della serie ombelicale, col labium saldato al prebasilare e gli altri caratteri ester- ni fanno senz’altro ascrivere il Pozzi mihi al Sottogenere Boldoriella Jeann. Ci troviamo forse di fronte ad una specie che costituisce un punto di passaggio fra i due Sottogeneri Speotrechus e Boldoriella ? A chiusura del presente lavoro credo opportuno proporre la seguente nuova tabella che, riassumendo i precedenti lavori di Jeannel e di Binaghi, inquadra tutte le forme di Speotrechus attualmente conosciute: 1) Labio libero, non saldato al prebasilare, prima setola della serie ombeli- cale posta sul disco delle elitre, molto più all’interno rispetto alla seconda, quasi parallela a questa. La quarta più discosta dalla terza che questa dalla seconda. Tibie anteriori solcate sul lato esterno. Apice del pene ottuso. Lungh. 4,8 a 5,5 mm. (Subg. Speotrechus Jeann). Mayeti Ab. Francia - Cevenne SPEOTRECHUS POZZII 87 — Labio saldato al prebasilare, prima setola della serie ombelicale allineata come le seguenti presso il bordo marginale delle elitre, distanza recipro- ca fra le quattro setole variabile. Apice del pene uncinato (Subg. Bol- doriella Jeann.). Fig. 1. - A sinistra: Speotrechus (Boldoriella) Pozzii n. sp., 2; - a destra: Speotrechus (Boldo- riella) Carminati Dodero, ©. 2) Piccole dimensioni (3,3 a 4 mm.). Capo corto ed arrotondato, pro- noto trasverso. Antenne corte ed ispessite, articoli terminali ovoidali. Angoli posteriori del pronoto diritti od ottusi, mai salienti. Elitre lunghe e strette, spalle pochissimo pronunciate. 'Tibie anteriori non solcate. Forme epigee, lapidicole. 3 88 B. BARI — Dimensioni maggiori (4,8 a 6 mm.). Capo allungato, pronoto così lungo che largo o più lungo che largo. Antenne esili ad articoli cilindrici. . Angoli posteriori del pronoto aguzzi, più o meno salienti. Elitre ova- lari a spalle più o meno pronunciate. Tibie anteriori solcate. Forme ipogee, cavernicole. 4 3) Forma più allungata (mm. 3,9 a 4), antenne più lunghe, sorpassanti gli angoli posteriori del pronoto di quasi 4 articoli, col III° articolo netta- mente più lungo del II° e del IV°. Pronoto più allungato, solo poco più largo che lungo. Edeago più stretto e più allungato, lamella copulatrice più piccola. (Binaghi - Boll. Soc. Entomol. Italiana 1937 pag. 29-31). Typus: Monte Pegherolo. brembanus Bin. Habitat: Monte Pegherolo m. 2000 vers. N-E (teste Binaghi); Passo S. Simone m. 2000 vers. N-O (leg. Focarile, Mariani) — Forma meno allungata (mm. 3,5), antenne più corte col III° articolo al- l’incirca di lunghezza uguale al II° ed al IV°. Pronoto più trasverso, più largo che lungo. Edeago più piecolo e più largo, lamella copulatrice più grande: | a) Pronoto più corto e più trasverso; spalle del tutto svanite, poco arrotondate. (Ganglbauer - Münch. Kol. Zeitsch. 1904, pag. 189). Typus: M. Pari. Knauthi Gglb. Habitat: M. Pari, verso 2000 m., sul versante Nord a Bocca Saval, sotto pietre infossate. b) Pronoto meno trasverso, spalle più arrotondate e più pronun- ciate. (Breit - Entomol. Mitt. 1913 pag 13). Typus: Rif. Curò | Knauthi v. serianensis Breit. Habitat: Val Seriana: Dint. Rifugio Curd, m. 2000 teste Breit; Pizzo Presolana, vers. NE m. 2000, leg. Mariani. Monte Alben, vers. N m. 2000, leg. Bari. Pizzo Arera, m. 2000, teste Binaghi (Boll. Soc. Entom. It. 1937 p. 30). 4) Pronoto corto, non più lungo che largo, anteriormente molto arrotonda- to ma poi a lati quasi diritti, con angoli anteriori poco sporgenti; an- goli posteriori acuti ma poco sporgenti. Strie interne delle elitre mol- to punteggiate. Taglia relativamente piccola (mm. 4,8) con antenne cor- te, non raggiungenti la metà delle elitre. P922311 N.-Sp. Typus ed Habitat: Buco della Nicolina - 2204 Lo, in località Pian del Ti- vano, m. 957; Comune di Zelbio, Prov. di Como - Una $ leg. G. Pozzi. — Pronoto allungato, più lungo che largo a lati molto arrotondati e po- steriormente alquanto sinuati, cordiforme. Angoli ‘anteriori molto sporgenti ed angoli posteriori acuti, sporgenti in punta aguzza. Strie interne delle elitre molto superficiali e meno punteggiate. Taglia” più grande (5 a 6 mm.). 5 5) Antenne molto lunghe, raggiungenti il terzo apicale delle elitre. Pro- noto con angoli anteriori alquanto sporgenti ed angoli posteriori molto acuti e sporgenti in misura ancora maggiore che nella specie successi- va. Spalle delle elitre piuttosto svanite, pochissimo angolose.- Edeago stretto, allungato, non ispessito, con parte apicale solo leggermente SPEOTRECHUS POZZII 89 uncinata. Lungh. 6 mm. (Dodero - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova - 1917 - pag. 383). Typus: Tomba del Polacco , Carminatii Dod. Habitat: Tomba del Polacco, 1003 Lo, m. 550, Valle Imagna leg. Carminati, Dodero, Focarile! Barajon! | | Büs del Büter, 1005 Lo, m; 545, Vers. SEM. Albenza, leg. Prezioso! Grotta di Val Asnina, 1001 Lo, m. 300, Val Seriana, Ghidini, Boldori. Büs del Mescapel, 1147 Lo, m. 525, M. Albenza, leg. Malanchini! Grotta Alta delle Cave di Burlingo, 1150 Lo, M. Albenza, leg. Malanchini! Grotta di Valle d’Adda, 1044 Lo, m. 590, Cepino, leg. Focarile! Tutte le sud- dette località appartengono alla Provincia di Bergamo. S peotr. Kmautli e Sbsp. seriameusis humeratis esbsp. Roldori brembanus Carminatii Pozzii uov. Brescia a ns) Milano 9 La w 3 a A fp 6 p A © | © Fig. 2. - Distribuzione degli Speotrechus in Lombardia. — Antenne più corte, raggiungenti circa la metà delle elitre. Pronoto con angoli anteriori ancora più sporgenti; angoli posteriori invece acuti, con punta aguzza ma meno sporgenti. Spalle delle elitre salienti e molto arro- tondate. Edeago più grande e nettamente ispessito nella parte apicale; la punta è bruscamente ristretta e terminante in un uncino sporgente ver- so il dorso. (Lungh. 5 e 5,5 mm.) (Dodero - Boll. Soc. Entomol. Ital. 1924, pag. 141). Typus: Buco del Frate. humeralis Dod. Habitat: Buco del Frate, 1 Lo, m. 225, Paitone, leg. Ghidini! Boldori, Jeannel. Biis del Cugnol, 9 Lo, m. 300, Nuvolera, leg. Boldori. Pur non possedendo dati più precisi, mi vengono segnalate anche le seguenti cavità: Buco della Maddali, 76 Lo, m. 370, valletta di Sarzena a Paitone. II; Baratto di M. Budel- lone, 134 Lo, m. 320, Mte. Budellone. Buco della Bassetta, 136 Lo, m. 370, Mte. Budellone. Tutte le predette località si trovano in Provincia di Brescia. 90 B. BARI a) Pronoto più allungato, con parte anteriore meno arrotondata ed a base un po’ meno ristretta, a lati regolarmente sinuati co- me nella forme tipica. (Jeannel - Mon. des Trechinae - Sup- pl. 1928 - pag. 106). Typus: Buco di Budrio humeralis ssp. Boldorit Jeann. Habitat : Buco di Budrio, 71 Lo, m. 510, Altop. Cariadeghe, Serle, leg. Boldori. Buco della Bocca, 44 Lo, m. 460, Monte Maddalena, leg. Boldori. Buco di Boalghès, 116 Lo, m. 740, M. Selvapiana, Gavardo, leg. Boldori, Jeannel. Ulteriori località segnalate sono le seguenti: Buco del Prà de rent, 96 Lo, Cariadeghe, Serle. Buco della Bedretta, 123 Lo, Serle. Anche tutte le predette località si trovano in. Provincia di Brescia. | À conclusione del mio breve lavoro, ritengo utile pubblicare anche una car- tina gentilmente redatta dall’amico Alessandro Focarile, che qui ringrazio pure per tutte le altre notizie passatemi, cartina in base alla quale si può avere una chiara visione dell’area di distribuzione di ciascuna delle Boldoriella Jeann. at- tualmente conosciute. BIBLIOGRAFIA JEANNEL: Monographie des Trechinae. - L’Abeille, Journal d’Entomologie, Tomo XXXV, 1928, Fasc. III° pag. 223 e seg. JEANNEL: Idem. Fasc. IV’ Supplementum, 1928, pag. 106. Porta: Fauna Coleopterorum Italica, Suppl. I°, 1934, pag. 37. BINAGHI: Boll. Soc. Entom. Italiana, Vol. LXVIII, 1937, pag. 29 - 31. 91 Dr. Giorcio Fiori REVISIONE DEI BYRRHUS ASIATICI DI REITTER IV Contributo alla conoscenza della famiglia Byrrhidae (Coleoptera) EDMUND REITTER ha descritto tre specie asiatiche di Byrrhus L. (1) e precisamente, in ordine cronologico, il B. subaeneus ed il B. imstriatus (2) nel 1896 ed il B. nigrosignum nel 1916 (3). Grazie alla gentilezza del Dr. Z. KaszaB direttore della Sezione Zoologica del Museo Nazionale Ungherese di Budapest, ho potuto esaminare i tipi ed i paratipi di REITTER. Ho così accertato che il 5. subaeneus Reitt. è una buona spe- cie, ma, data la brevità e la parziale insufficienza della descrizione originale, deve essere meglio caratterizzato, specialmente in modo comparativo; che il B. imstriatus Reitt. è stato descritto su due esemplari 43 di diversa località ed appar- tenenti a due specie diverse, chiaramente separabili (il paratipo è riferibile sicu- ramente ad una nuova specie); infine che il B. nigrosignum Reitt. è, come pre- ciserò meglio più avanti, sinonimo del B. fasciatus Forst. Prenderò ora separatamente in considerazione tali specie confrontandole con gli altri Byrrhus L. del gruppo del fasciatus Forst., al quale esse appartengono, reperibili nell Asia continentale del centro e del Nord e cioè: B. fasciatus Forst., B. pilula L. e B. arietinus Steff. (4). Byrrhus subaeneus Reitt. Di questa specie ho esaminato l’olotipo, l’allotipo e 2 paratipi. Essi sono: 13 ed 19 etichettati: Sibirien, REITTER LEDER. La femmina, il tipo, porta inoltre due cartellini: uno ove è scritto « Seminolus (5) subaeneus m. 1893 »; un altro ove è stampato « typus coll. REITTER». 13 etichettato: Quellgebiet des Jrkut, LEDER. 19 etichettata: Transbaikalien, LEDER REITTER. DESCRIZIONE. - La forma del corpo è uguale a quella della specie del gruppo del fasciatus. Le elitre infatti presentano la massima larghezza posteriormente alla metà della loro lunghezza. Il tomento è, negli esemplari esaminati, quasi del (1) REITTER ha descritto nel 1899 un’altra specie, il fulvo-setosus (REITTER E. - Beitrag zur Coleopteren-Fauna des russischen Reiches und der angrenzenden Länder. - Deutsche Ent. Zeit., Jahrgang 1899, Heft I, pp. 199-200) del Turkestan, considerata fino ad ora un Byrrhus L., ma in realtà appartenente ai Seminolus Muls. et Rey, come io dimostrerò in un prossimo lavoro (FIORI G. - Una nuova specie di Seminolus Muls. et Rey del Caracorum. V Contributo alla conoscenza della famiglia Byrrhidae (Coleoptera). - Atti Museo Civico St. Nat., Trieste, vol. XXI, 1957, in stampa), ed affine al nostrano S. pilosellus A. et G. B. Villa. (2) REITTER E. - Zwei neue Seminolus - Arten aus Ostsibirien. - Deutsche Entomologische Zeitschrift, 1896, Heft I, pag. 172. (3) REITTER E. - Byrrhus nigrosignum #. sp. - Wiener Entomologische Zeitung, XXXV Jahrgang, Heft V-VII, 12 sept., 1916, pag. 221. (4) Il B. arietinus Steff. si trova con sicurezza in gran parte dell'Europa (ctr. Fiori G. - Alcuni appunti sui Byrrhus L. s. str. europei. II Contributo alla conoscenza della famiglia Byrrhidae (Coleoptera). - Boll. Ist. Ent. Univ. Bologna, vol. XVIII, 1951, pp. 293-304, figg. I-II). Alcuni autori però considerano come probabili suoi sinonimi il nebulosus Motsch. ed il sibiricus Motsch. descritti dello Jacutsk in Siberia. (5) REITTER chiamava, in quel periodo, con tale nome tutti gli odierni Byrrhus L. e Soi nolus Muls. et Rey (cfr. Fiori G. - I Seminolus Muls. et Rey. III Contributo alla conoscenza della famiglia Byrrhidae (Coleoptera). - Redia, vol. XXXVII, 1952, pp. 371-404). 92 G. FIORI tutto assente e costituito solamente da cinque sottili fascie ondulate (la poste- riore pochissimo evidente) formate da radi peluzzi giallo-dorati e disposte tra- sversalmente sulle elitre. In uno solo degli esemplari studiati troviamo sul pronoto piccole aree pelose dello stesso colore. Il pronoto possiede una punteggiatura un poco più 1 fitta nel disco. In esso i punti appaiono un poco più grandi di quelli del prlula, un poco più fitti di quelli del fasciatus e meno di quelli dell’arietinus. Sono inoltre molto più radi di quelli che troviamo nell’imstriatus e nel Rettteri. Il prosterno risulta molto lungo e, proporzionalmente alle dimensioni del- Fig. I. Byrrhus subaeneus Reitter. - Fallo dell’allotipo visto dal dorso e di lato (lungh. nat. 2,2 mm.). l’insetto, stretto. È infatti più stretto che nel fasciatus, arietinus, pilula ed imstria- tus ed ancor più che nel Rertteri. Le elitre sono provviste di strie nette e larghe, a causa delle sponde del solco inclinate anzichè verticali, più larghe che nelle specie fin qui prese in considera- zione, ma meno profonde di quelle del fasciatus, pilula ed arietinus e di più di quelle che si rinvengono nel Reitteri e nell’imstriatus, dove sono molto leggere ed in alcuni tratti addirittura mancanti. Le interstrie sono un poco convesse. I punti di queste appaiono radi, molto più radi, più piccoli e meno impressi di quanto si vede nel fasciatus e nell’arietinus ed ancor più radi di quelli del p1- lula (nell’imstriatus e nel Reitteri sono molto grossi e fitti). Le rugosità trasversali delle interstrie si presentano molto deboli, poco impresse e visibili solo a forte ingrandimento. Le ali membranose sono un poco ridotte. I primi sette urosterni risultano più granulosi di quelli del pzlula, solamente un poco di più di quelli dell’arietinus e del Reitteri e simili a quelli del fasciatus. BYRRHUS ASIATICI 93 Il fallo (fig. I) ha i parameri con l’apice distale appuntito e piegato ad unci- netto all’infuori, come nell’ arietinus ed a differenza delle altre specie citate di Byr- rhus. Il margine esterno dei parameri è appena un po’ incavato (nell’arietinus lo è molto di più). La porzione distale allargata del mesofallo è ovale, con margini uniformemente incurvati, diritta ed orientata lievemente verso il basso (nell’a- rietinus appare leggermente piegata in giù e con l’apice un poco incurvato in alto). Lunghezza 6,5-7 mm. e larghezza massima 4-4,5 mm. GEONEMIA. - REITTER nella descrizione originale cita come località la riva occidentale del lago Baikal (un paratipo è stato raccolto alle sorgenti del fiume Jrkut). La specie è però reperibile, secondo quanto si sa con certezza, anche nella Transbaicalia. Byrrhus imstriatus Reitt. Nella descrizione originale del 1896, REITTER citava, nell’ordine, le due se- guenti località: Siberia: Przewalksk e Mongolia: Kan-ssu Ho esaminato l’unico esemplare esistente (un maschio) della prima e l’u- nico esemplare esistente (anch’esso un maschio) della seconda ed ho costatato che essi appartengono a due specie diverse, nettamente distinte. Dato che la prima località riportata dall’autore è la Siberia, l'esemplare in essa raccolto deve essere considerato come il vero imstriatus. Inoltre esso porta un cartellino manoscritto da REITTER col nome « S. (1) zmstriatus m. 1896 » ed un altro con la dicitura stam- pata « typus coll. REITTER ». Il luogo di raccolta, scritto su un altro cartellino, è però Przevalsk e non Przewalksk come riporta REITTER. L'altro esemplare maschio della Mongolia sarà da me descritto più vanti come specie nuova. La breve descrizione data da REITTER si adatta però ad ambedue gli esemplari citati; è quindi necessario dare ora i caratteri differenziali dell’imstriatus. DESCRIZIONE. - La forma del corpo è simile a quella delle specie del grup- po del fasciatus al quale questa appartiene. Il tomento è costituito da sparsi peli di colore uniforme giallo-bianchiccio, senza particolari disegni. Il pronoto possiede una forte punteggiatura formata da punti più grossi di quelli dell’arietinus, del fasciatus e del prlula ed inoltre più fitti di quelli di questa ultima specie e del subaeneus. Il prosterno presenta una costituzione simile a quella del fasciatus e dell’arie- tinus, è perciò più stretto di quanto troviamo nel pilula e nel Reitteri (nel subae- neus esso appare invece un poco più stretto e molto più lungo). Le elitre sono provviste di strie poco evidenti, leggere ed in certi punti obliterate completamente. Sono quindi diversissime da quelle fortemente im- presse del fasciatus, arietinus, pilula e subaeneus (per quanto riguarda le differenze esistenti fra la costituzione delle strie dell’imstriatus e del Reitteri, vedi ciò che si dirà a proposito di questa ultima specie). Le interstrie risultano piane e densa- mente punteggiate, come nel Reitteri ed a differenza delle altre specie fin qui prese in esame (in esse sono più sparsamente scolpite). Le rugosità trasversali delle interstrie sono molto evidenti e bene impresse, un poco di più che nel Reit- teri e molto di più che nel fasciatus, arietinus e pilula (nel subaeneus si è detto so- no leggerissime e visibili solo a forte ingrandimento). (1) Vedi quanto si è detto nella nota di pag. 91 a proposito del nome generico Seminolus. 94 | G. FIORI Le ali membranose sono ridotte e non si ripiegano trasversalmente, ma hanno nervature distinte. Gli urosterni visibili esternamente appaiono più rugosi che nel pilula ed un poco meno che nel Reitter:. Il fallo (fig. II) è caratteristico. Infatti l’apice dei parameri, visto dal di sopra, appare arrotondato come nel fasciatus, (al contrario di questo è però leggermente Pie IT, Byrrhus imstriatus Reitter. - Fallo dell’olotipo visto dal dorso e di lato (lungh. nat. 3,5 mm.). piegato in alto), ed il margine esterno degli stessi fortemente sinuoso. Questa ultima particolare costituzione la ritroviamo (benchè un poco diversa, come si vede dalle figure) solamente nel Reitteri, a differenza di tutte le altre specie fino ad ora prese in esame. Dal Reitteri si distingue subito, per vistosi caratteri repe- ribili nella porzione distale allargata del mesofallo, che, vista dall’alto, appare subcircolare con i margini uniformemente arrotondati, anzichè subromboidale a lati sinuosi. Il tipo è lungo 7,5 mm. e largo 4,5 mm. (larghezza massima). GEONEMIA. - L’unico esemplare conosciuto è stato raccolto nell’Asia cen- trale a Przevalsk ad Est del lago Issik. Byrrhus Reitteri n. sp. L’unico esemplare noto di questa nuova specie (un maschio) era stato con- siderato da REITTER, paratipo del Byrrhus imstriatus Reitt. (vedi quanto si è detto a pag. 93). DESCRIZIONE. - La forma del corpo è un poco diversa da quella delle specie del gruppo del fasciatus, al quale esso appartiene. È infatti un poco più allargata posteriormente. Il tomento (non bene conservato) appare di tinta scura e costi- tuito da peluzzi grigio-nerastri che acquistano una sfumatura giallastra al margine anteriore ed ai lati del pronoto. Sulle elitre non si notano disegni particolari. BYRRHUS ASIATICI 95 Il pronoto presenta una fitta punteggiatura. I punti sono molto vicini l’uno all’altro, spesso a contatto ed a volte confluenti, in modo da dare alla superficie un ‘aspetto estremamente rugoso. Risultano quindi molto più fitti, sebbene meno impressi, di quelli del fasciatus, pilula, arietinus e subaeneus ed appena un poco più fitti di quelli dell’imstriatus. Il prosterno è largo e non eccessivamente lungo. Infatti, proporzionalmente alle dimensioni del corpo, appare largo circa come nel pilula, un poco di più di quello del fasciatus e dell’imstriatus e molto di più di quello dell’arietinus e del subaeneus (in questa ultima specie è poi molto più lungo che nel nostro Rezttert). Fig. III. Byrrhus Reitteri G. Fiori. - Fallo dell’olotipo visto dal dorso e di lato (lungh. nat. 3 mm.). Le elitre hanno strie regolari, leggere ed a volte interrotte, quindi simili a quelle dell’imstriatus, ma un poco più infossate, e diversissime da quelle forte- mente impresse del fasciatus, pilula, arietinus e subaeneus. Le interstrie risultano piane, provviste di una fitta punteggiatura, come nell’imstriatus, ma molto più densa di quella che troviamo nel fasciatus, pilula, arietinus e subaeneus; e molto rugose. Le rugosità trasversali delle interstrie sono infatti molto impresse, più impresse che nelle altre specie prese fino ad ora in considerazione, ad esclusione di quelle dell’imstriatus che lo sono di più. Le ali membranose appaiono un poco ridotte in lunghezza (1). Le nervature sono però bene distinte. Gli urosterni visibili dal di fuori risultano più granulosi che nel pilula ed un poco di più che nell’imstriatus, circa altrettanto che nell’arzetinus ed infine un poco meno che nel fasciatus. (1) Da quanto si è riferito, tutte le specie di Byrrhus che si rinvengono solamente nell’ Asia continentale del centro e del Nord, presentano una riduzione delia superficie delle ali membranose, più leggera nel B. subaeneus Reitt. e nel B. Reitteri G. Fiori e più forte nel B. imstriatus Reitt. In questa ultima specie, infatti, le ali non si ripiegano più trasversalmente. Anche in due razze euro- pee del B. pilula L., e precisamente nel B. pilula herculeanus Ganglb. e nel B. pilula regalis Steff., la superficie delle ali risulta un poco ridotta rispetto a quella della forma tipica. 96 G. FIORI Il fallo (fig. III) (2) ha i parameri costituiti all’ incirca come quelli dell’zm- striatus (quindi nettamente differenti dalle altre specie di Byrrhus prese in consi- derazione), ma con la sinuosità del margine esterno diversa. Il mesofallo possiede una costituzione nettamente particolare ed infatti presenta la porzione distale allargata a forma di rombo con 1 lati sinuosi, di diversa fabbrica quindi di quella del fasciatus, pilula, arietinus, subaeneus ed imstriatus. La porzione prossimale del mesofallo sopravanza, inoltre, di molto i parameri. L'unico esemplare conosciuto è lungo 9,5 mm. e largo 5,5 mm. (larghezza massima). GEONEMIA. - Di questa nuova specie si conosce un unico esemplare, maschio, trovato nella regione del Kan-ssu a Sud della Mongolia (REITTER la considerava inclusa nella Mongolia) da G. POTANIN nel 1885. L’esemplare in questione è conservato nelle Collezioni della Sezione di Zoologia del Museo Nazionale Unghe- rese di Budapest. Byrrhus nigrosignum Reitt. Ho esaminato il tipo (un maschio) e tre paratipi (un maschio e due femmine) del B. nigrosignum Reitt., raccolti a Schahidulla nel Chotan meridionale, ed ho accertato la loro identità con gli esemplari europei di B. fasciatus Forst. Questa ultima specie ha, come è noto, una amplissima geonemia. Si trova infatti in gran parte dell'Europa, in Siberia, in Cina, in Alasca ed in Groenlandia. Rimane quindi stabilita la seguente sinonimia: Byrrhus fasciatus Forster (1771) = Byrrhus nigrosignum Reitter (1916). RIASSUNTO In questo quarto contributo alla conoscenza dei Coleotteri della famiglia Byrrhidae, l’autore ‘ studia i tipi ed i paratipi dei Byrrhus L. asiatici descritti da REITTER. Mette così in evidenza che il B. subaeneus Reitt., della riva occidentale del lago Baikal e della Transbaicalia, è una buona specie; che il B. imstriatus Reitt. è stato descritto su due esemplari SS di diversa località ed appartenenti a due specie diverse chiaramente separabili (il tipo di Przevalsk ad Est del lago Issik (Asia centrale), il vero zmstriatus, viene nuovamente caratterizzato, mentre il paratipo della regione del Kan-ssu, a Sud della Mongolia, è descritto col nome di Reitterz); infine che il B. nigrosignum Reitt. è sino- nimo del B. fasciatus Forst. (2) Per ia costituzione del fallo, il Reitteri sembra affine al B. ekashi descritto da Kono nel 1934 (Kono H. - Zwei neue Byrrhus-Arten (Col.). - Insecta Matsumurana, vol. VIII, n. 3, 1934, pp. 129-131) dell’isola di Hokkaido nel Giappone. In questa ultima specie, a differenza della nostra, la porzione distale allargata del mesofallo è appuntita ai lati ed incavata ad arco prima del- l’apice ed il margine laterale dei parameri diversamente sinuoso. sens da SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA Eretta in Ente Morale con R. Decreto 28 Maggio 1936 Sede in GENOVA, Via Brigata Liguria, N. 9 presso il Museo Civico di Storia Naturale CONSIGLIO=DERETTESO PER IL BIENNIO 1956-57 PRESIDENTE: Dott. Fabio’ Invrea. Vice-PRESIDENTE : Dott. Felice Capra. SEGRETARIO: Prof. Cesare Conci. AMMINISTRATORE: Dott. Emilio Berio. DIRETTORE DELLE PuBBLICAZIONI: Prof. Alessandro Brian. ConsigLIERI: Prof. Athos Goidanich, Prof. Guido Grandi, Prof. Edoardo Gridelli, Dott. Mario Magistretti, Prof. Giuseppe Miiller, March. Saverio Patrizi. Prof. Antonio Porta, Prof. Sandro Ruffo, Prof. Mario Salfi, Prof. Antonio Servadei, Prof. Filippo Venturi, Dott. Ruggero Verity. REVISORI DEI Conti: Ing. Paolo Bensa, Sig. Giovanni Binaghi, Dott. Tullo Casiccia, — Supplenti: Dott. Mario Franciscolo, Sb G. B. Moro. Quota sociale per il 1957: a | Soci ordinari: L. 1500; Studenti: L. 750; Soci all’ Estero L. 2000 Abbonamento alle pubblicazioni peri non soci: Italia: L.2000; Estero: L. 2500. Si prega di fare i versamenti esclusivamente a mezzo de) conto corrente postale: N. 4/8332 intestato a: Soc. Entomologica Italiana, Via Brigata Liguria 9, Genova. — ee DIS 6 rr La Donne 2 relativa alla Società deve essere indirizzata impersonal mente alla Società Entomologica Italiana, Via Brigata Liguria 9, GENOVA (116). Le adunanze scientifiche della Società, si tengono ogni Sabato alle ore 16 nella Sede Sociale, Via Brigata Liguria 9, GENOVA (Museo Civico di Storia Naturale) dal 1 novembre al 31 luglio. | AVVISO IMPORTANTE PER GLI AUTORI Gli originali dei lavori da pubblicare devono essere inviati dattilografati a righe distanziate, scritti su di un solo lato del foglio, e nella loro redazione completa e definitiva, compresa la punteggiatura. Gli Autori devono attenersi alle en norme dı sottolineatura: per le parole in corsivo (normalmente nomi in latino); per le parole in neretto (normalmente nomi generici e specifici nuovi); per le parole in carattere distanziato; per le parole in carattere MAIUSCOLETTO (per lo più nomi di Autori). Gli eventuali disegni per le incisioni o per tavole devono essere trasmessi con il dattiloscritto e muniti delle loro diciture, Le incisioni, sia per le figure nel testo come per le tavole, non possono in nessun caso, sorpassare la giustezza della pa- gina (cm. 12 in larghezza, cm. 18 in altezza, comprese le spiegazioni), i discgni originali più grandi dovranno essere ridotti nel clichè a tale misura o a dimen- sioni minori. | Le eventuali spese per correzioni rese necessarie da aggiunte o modificazioni al testo originario saranno interamente a carico degli Autori. SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA | 1. MEMORIE SOCIETÀ ENTOMOLOGICA. ITALIANA FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936 VOLUME XXXVL. 1057 pi ARE ONE E cie n pi pe i} Q ue ZU RE à [ANN up \/ a ee, / i. HH ARON à \' JUL 08 2006 = "RE DA NL LIBRARIES FascicoLo I cvs? Sede della Società Genova — Via Brigata Liguria, 9 GENOVA TIPOGRAFI EDITORI FRATELLI PAGANO 1957 SOMMARIO STARKOFF 0. - Ixodoidea della Sicilia. (6-7-1957) FocARILE A. - Dimorfismo alare (Pteridimorfismo) in popolazioni di Ptero- stichus minor (Gyllh.) e di P, diligens (Sturm) e dati ecologici su questa specie. (Studi sui Carabidae italiani. 40), (6-7-1957) es TAMANINI L. - Alcuni appunti sulla biologia e sulle più comuni forme di colore dell’ Eurydema ventralis Kol. (Hemiptera, Pentatomidae), 0 n ® nk » (CP. ConsigLIo C. - Contributo alla conoscenza dei Plecotteri di Corsica. (14-9- 1957) ZAVATTARI E. - SAVERIO PATRIZI. (14-9-1957) DE Monte T.:- Prima nota sull’apparato plasmatore degli escrementi, ca- ratteristica modificazione dell’intestino retto femminile in alcune tribù della sottofamiglia Clytrinae (Col., Chrysomelidae). (14-9-1957) ® Concr C. - Il metodo e la terminologia dei « Tipi » usati nella sistematica zoologica. (1-12-1957) EE e GuiGziA D. - Le Vespe d’Italia. Supplemento alla Bibliografia. (1-12-1957) INVREA F. - Mutillidi nuovi o notevoli del Bacino ‘Mediterraneo. V Nota (Hymenoptera, Mutillidae). (1-12-1957) . .. e ge WAGNER E. - Eine neue Neogaeus-Art aus Italien (Hem. Het, Neogaeidae), (1-12-1957) La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’estratto, Pag. 105 113 121 136 143 160 174 188 201 97 OLEG STARKOFF Istituto di Parassitologia dell’Università di Roma. (Direttore: Prof. E. Biocca). IXODOIDEA DELLA SICILIA Le poche conoscenze che abbiamo sulle specie di /xodoidea della Sicilia si devono a qualche rara pubblicazione del secolo scorso (RONSISVALLE, CALAN- DRUCCIO, CANESTRINI) e a qualche dato isolato che troviamo nella letteratura re- cente (SCHULZE, CAVACEPPI, ecc.), mentre uno studio sistematico e faunistico più completo non è stato finora eseguito. Nell’intento di portare un contributo a tale argomento, stimo opportuno riassumere i dati che ho trovato nella letteratura e rendere note le mie osserva- zioni sulle zecche della Sicilia, utilizzando soprattutto l’abbondante materiale inviatomi dal prof. M. MARIANI, che vivamente ringrazio per la preziosa colla- borazione. A Il materiale è stato raccolto in diverse località della Sicilia, prevalente- mente su mammiferi domestici, durante i mesi primaverili ed estivi. ARGASIDAF Argas reflexus (Fabricius, 1794) MARIANI (comunicazione personale, 1957) ha recentemente osservato, a Zappulla (Messina), numerosi esemplari di questa specie parassitare intensa- mente due cani da caccia. Il canile, che li ospitava, era situato sotto una piccionaia, che risultò invasa da numerosissime. zecche. La disinfestazione degli ambienti suddetti fu lunga e laboriosa. Argas transgariepinus White, 1846. Specie trovata da BERLESE (1913), oltre che in Sicilia (Riposto), a Firenze. Nell’acaroteca BERLESE, conservata presso la Stazione di Entomologia A- graria di Firenze, mentre l’esemplare raccolto in questa città è tutt'ora conservato, non si trova, invece, quello proveniente dalla Sicilia. L’esemplare di Riposto, trovato nel giugno 1913, « venne raccolto - al dire di BERLESE - sulle vesti di una piccola bambina, la quale raramente ha contatti con persone estranee alla propria famiglia ». HoocsTRAAL (comunicazione personale, 1956) mi ha gentilmente infor- mato di aver recentemente osservato esemplari di A. transgariepinus, raccolti in Sicilia. Argas vespertilionis (Latreille, 1802). HOOGSTRAAL, che sentitamente ringrazio, mi ha informato (comunicazione personale, 1956) di aver avuto recentemente occasione di osservare esemplari di questa specie, rinvenuti in Sicilia. 98 O. STARKOFF IXODIDAE Ixodinae Ixodes ricinus (Linneo, 1758). RONSISVALLE (1891, 1899) si occupa dei fenomeni morbosi, determinati neil’uomo da punture di zecche in Sicilia, riferisce alcuni casi clinici e segnala « nelle campagne di Sicilia, specialmente nelle località paludose delle provincie di Catania e Siracusa (Lentini, Carlentini, Francofonte, Palagonia. ecc.)» la presenza di alcune specie di zecche, compreso I. ricinus. . Non è possibile dire se à a questa specie che si riferisce CALANDRUCCIO (1889) parlando di «Ixodes sp.?» parassita della pecora, bue, cane e, talvolta, dell’uomo in Sicilia, citando il caso di un contadino a Camporotondo Etneo. Ixodes i cxa sons Leach, 1815. Trovai alcune ninfe di /. hexagonus su a vulpes : a Miontemaekiore (VI-1951) nel materiale messo gentilmente a mia disposizione dal prof. M. Rıccı. Haemalastorinae Haemaphysalis punctata Canestrini et Fanzago, 1877. CANESTRINI (1890) riferisce di aver avuto un esemplare © di questa specie, inviatogli da G. B. Grassi e raccolto a Catania su di «un mammifero domestico ». RONSISVALLE (1899) segnala la presenza di H. punctata nelle campagne di Sicilia, a Carlentini, dove parassita l’uomo. Ho ricevuto da Calatafimi (Trapani) alcuni esemplari JS e 99 di questa specie, raccolti su Ovis aries nell'ottobre 1956. Haemaphysalis sulcata Canestrini et Fanzago, 1877. Tra le zecche del Museo di Storia Naturale di Vienna, SCHULZE (1927) segnala alcune ninfe e una larva di H. sulcata trovate su Lacerta sp. in Sicilia. Il prof. M. MARIANI mi ha mandato da Palermo una ninfa di questa specie, trovata sull’alluce di una donna nel IX-1955 e alcuni esemplari SS e 99, raccolti a Calatafimi (Trapani) su Ovis aries nell’ottobre 1956. Altri esemplari 33 e 99 vennero trovati sullo stesso ospite a Alcamo (Trapani) nel novembre dello stesso anno. Dermacentor marginatus (Sulzer, 1776). Secondo RONSISVALLE (1891) questa specie può parassitare l’uomo e, al pari di altre zecche, può costituire « spesso un vero flagello della gente di cam- pagna ». RONSISVALLE (1899) riferisce le sue osservazioni sulle zecche, che possono parassitare l’uomo in Sicilia, con particolare riguardo ai disturbi che ne possono derivare. Tra tali zecche l'Autore include «il Dermacentor ». Il prof. MARIANI raccolse su di un cane a Palermo, il 10-VI-1950, un esem- plare $ di dimensioni alquanto più piccole di quelle consuete, con intensa co- lorazione bianca su fondo giallastro dello scudo dorsale (fig. 1), estendentesi anche alle zampe. L'insieme di questi caratteri corrisponde a quelli di « Derma- centor marginatus lacteolus », sottospecie creata da SCHULZE nel 1933 su esemplari raccolti a Sorgono (Sardegna). IXODOIDEA DELLA SICILIA | 99 SCHULZE, descrivendo questa zecca, dice soltanto: «Von marginatus kommt in manchen Teilen des Mittelmeergebietes eine kleine gelbbraune Rasse mit dickem weissen Schmelz vor. Ich nenne sie lacteolus n. ssp. Mir liegen von ihr 13, 392 aus Sorgono, Sardinien, im April von ASPHODILL gekatschert vor, die ich der Freundlichkeit des Herrn Dr. Graf Vırzruum verdanke. Type das 3». L'ospite non viene indicato. SCHULZE fa notare che questa sotto-specie corrisponde al reperto avuto da NuTTALL nel 1920 dalla Spagna e all'osservazione di PAOLI (1917) nell’Isola di Rodi. Fig. 1 - Dermacentor marginatus 3: scudo dorsale. Esemplare di Palermo (x 18). La descrizione, precedentemente citata, non è accompagnata da figure. Le fotografie del maschio e della femmina, visti dal lato dorsale, si trovano in una pubblicazione di ‘TONELLI RONDELLI (1938, fig. 1); esse sono state inviate dallo SCHULZE e riproducono esemplari della Sardegna. POMERANTZEV (1950), dopo aver richiamato l’attenzione sulle variazioni di colore di D. marginatus, accenna agli esemplari provenienti dalle zone meri- dionali della ‘Transcaucasia, probabilmente identificabili, secondo l'Autore, come « D. marginatus lacteolus ». POMERANTZEV aggiunge che l’intera questione deve essere ulteriormente studiata sulla base di nuovi precisi dati morfologici ed ecologici. Esaminando l'esemplare di Palermo, sono giunto alla conclusione che non esiste carattere alcuno che possa permettere di mantenere distinta questa sotto- specie. Le variazioni di colore e le differenze di estensione della « smaltatura » 100 O. STARKOFF bianca rientrano nei limiti delle variazioni individuali, già studiate da CooLEY (1938) per il genere Dermacentor e da DeLPy (1949) per il genere Hyalomma. | Considero, pertanto, « D. marginatus lacteolus » come sinonimo di D. mar- ginatus. Un esemplare © di questa specie venne trovato sull’uomo a Caccamo (Pa- lermo) nel novembre 1956. Rhipicephalinaæe Rhipicephalus sanguineus (Latreille, 1806). | C. L. KocH (1844) menziona la presenza di questa specie in Sicilia, usando la denominazione di « R. siculus ». Grassi e CALANDRUCCIO (1889, 1890a, 1890b) segnalano questa specie, col nome di « À. siculus », sul cane a Catania, considerandola come ospite intermedio di Acanthocheilonema reconditum (Grassi). CANESTRINI (1890) rende noto di aver ricevuto da G. B. Grassi alcuni esemplari di R. sanguineus, raccolti a Catania. RONSISVALLE (1891) dice che questa specie, al pari di alcune altre, può parassitare l’uomo. Nel 1899 lo stesso Autore segnala la presenza di R. sangui- - neus « nelle campagne di Sicilia, specialmente nelle località paludose delle pro- vincie di Catania e di Siracusa (Lentini, Carlentini, Francofonte, Palagonia, ecc.) >», aggiungendo che queste zecche « da parassiti si possono attaccare, mas- sime nella stagione estiva, alla cute dell’uomo », producendo disturbi locali e ge- nerali. CONDORELLI FRANCAVIGLIA (1913, 1915) ha rinvenuto una © di questa specie in fondo al condotto uditivo esterno di un giovane da Misterbianco (Catania). Cannavo’ (1934) riferisce di aver raccolto nel V-1933, su cani a Palermo, 120 esemplari adulti di R. sanguineus. Ranpazzo (1951), occupandosi della piroplasmosi suina in Sicilia, segnala la presenza di R. sanguineus sui maiali di Polizzi Generosa (Palermo). VALLE (1955), avendo fatto la revisione e il riordinamento della acaroteca CANESTRINI, tutt'ora conservata nell’Istituto di Zoologia dell’Università di Pa- dova, segnala in questa collezione un esemplare di R. sanguineus, proveniente da Catania. Nella raccolta del prof. M. Ricci riscontrai diversi 33 e 99 di questa spe- cie, trovati su Vulpes vulpes a Montemaggiore (VI-1951). Numerosi esemplari di R. sanguineus mi vennero inviati dal prof. M. Ma- RIANI nella primavera e nell’estate 1956. Questo materiale può essere diviso per ospiti nel modo che segue: Canis familiaris. Ninfe - Palma Montechiaro (Agrigento), VIII-1956 - Alcamo (Trapani), IV-1956 43 99 - Siracusa, IV-1956 33 92 - Paceco (Trapani), V-1956 33 99 - Valle del Tumarrano (Agrigento), VI-1956 33 99 - Calatafimi (Trapani), VI-1956 Sus scrofa domestica. © - Ramacca (Catania), 111-1956 33 - Calatafimi (Trapani), VI-1956 IXODOIDEA DELLA SICILIA 101 Bos taurus 33 92 - Valle del Tumarrano (Agrigento), IV-1956, VI-1956 33 92 - S. Carlo (Palermo), V-1956 44 - Enna, VII-1956 Ovis artes. S3 99 - Valle del Tumarrano (Agrigento), VI-1956 Capra hircus. | S3 9 - Valle del Tumarrano (Agrigento), VI-1956 Rhipicephalus bursa Canestrini et Fanzago, 1877 CANESTRINI (1890) riferisce di aver avuto alcuni esemplari di questa spe- cie «inviati da Catania dal prof. GRASSI ». CALANDRUCCIO (1899) rende noto di aver fatto nel 1891 alcuni esperimenti sull'uomo per saggiare gli effetti delle punture delle zecche. Tali esperimenti, eseguiti nella piana di Catania, sono stati fatti anche con esemplari di R. bursa, raccolti su buoi e pecore. VALLE (1955), studiando la ideali di CANESTRINI, conservata presso l’I- stituto di Zoologia dell’Università di Padova, ha trovato in questa collezione un esemplare di R. bursa, rinvenuto a Catania, e un altro con l’indicazione: « Si- cilia ». Ho trovato 43 e 92 di questa specie nella raccolta del prof. M. Ricci, rinvenuti su Vulpes vulpes a Montemaggiore (VI-1951). Il materiale, inviatomi dal prof. M. MARIANI, può essere suddiviso per ospiti nel seguente modo: Bos taurus. 3 92 - Cugno Mendola - Augusta (Siracusa), V-1956 33 92 - Valle del Tumarrano (Agrigento), VI-1956 di = Enna, VII-1956 Capra hircus. | 33 92 - Valle del Tumarrano (Agrigento), VI-1956 — Boophilus calcaratus (Birula, 1895) RONSISVALLE (1899), seguendo con diversi altri Autori una terminologia impropria e chiamando questa specie « Rhipicephalus annulatus », ne segnala la presenza nelle campagne di Sicilia, «specialmente nelle località paludose delle provincie di Catania e di Siracusa », dove sarebbe parassita anche dell’uomo. SACCOMANNO (1913), occupandosi della distribuzione in Italia della piro- plasmosi bovina, nota la presenza di B. calcaratus sui bovini in diverse regioni, compresa la Sicilia. La specie viene denominata « Rhipicephalus annulatus » e alcuni sinonimi, riportati dall’ Autore, sono inesatti. Neveu-LEMAIRE (1938) menziona la presenza di B. calcaratus in Sicilia. Il prof. M. MARIANI mi ha inviato diverse 99 di questa specie, raccolte su Bos taurus a Augusta (III-1956, IV-1956, V-1956). Hyalomma savignyi (Gervais, 1844) Come è noto, il grande numero dei sinonimi e le opinioni contrastanti dei vari Autori hanno . determinato, per molti anni, una notevole incertezza e confusione nella sistematica e nella nomenclatura delle specie del genere Hya- 102 | O. STARKOFF lomma Koch. Da una parte, Autori come SCHULZE e Kratz hanno istituito sotto- generi e considerato un grande numero di specie, sottospecie, varietà e forme diverse, dall’altra NEUMANN (1899), seguendo una tendenza opposta, aveva prima eccessivamente ridotto il numero delle specie al punto che « Hyalomma aegyptium » era diventata una specie « collettiva », comprendente ben 16 specie di KocH. Pertanto oggi si considera il termine « H. aegyptium », inteso nel senso di NEU- MANN, come sinonimo pro parte di tutte le specie del genere Hyalomma parassite dei mammiferi, mentre H. aegyptium (Linneo, 1758) è parassita delle tartarughe terrestri e dei serpenti. | Da quanto precede risulta evidente che le segnalazioni di « H. aegyptium » nelle varie regioni d’Italia vanno accolte con riserve. Dato, però, che nell’Italia continentale (ove si eccettui la Puglia, dove ho recentemente trovato alcuni esem- plari di H. excavatum) e in Sardegna è stata finora accertata la presenza soltanto di H. savignyi come parassita dei mammiferi, si può con sufficiente approssi- mazione ritenere che si tratti di questa specie. Per quanto riguarda la Sicilia, invece, vi si trova non solo H. savignyi, ma anche, e con notevole frequenza come ho potuto osservare, H. excavatum. Conseguentemente gli esemplari di « H. aegyptium », raccolti su mammiferi in Sicilia, vanno considerati come Hyalom- ma sp., non essendo possibile ascriverli nè all’una, nè all’altra specie. Ciò vale per le osservazioni di RONSISVALLE (1889, 1891, 1899) e di CALANDRUCCIO (1899), per quanto riferiscono CANESTRINI (1890), Mincazzini (1898), SENEVET (1937) e altri sulla distribuzione geografica in Italia di « H. aegyptium » e anche per l’esem- plare proveniente da Catania, trovato da VALLE (1955) nella collezione di CANE- NESTRINI. MELDOLESI (1950) fa notare che H. savignyi è comune in Sicilia sul bestia- me. CavacepPI (1950, 1951) accenna alla presenza di H. savignyi in Sicilia’ Nel materiale inviatomi dal prof. M. MARIANI questa specie figura rac- colta sui seguenti ospiti: | Motacilla cinerea 2 ninfe - Buonfornello (Palermo), IV-1956 Sus scrofa domestica © - Calatafimi (Trapani), VI-1956 Bos taurus 92 - Valle del Tumarrano (Agrigento), IV-1956, VI-1956 33 22 - Cugno Mendola-Augusta (Siracusa), V-1956 9 - S. Carlo (Palermo), V-1956 $$ 99 - Enna, VII-1956 Ovis aries 3 - Alcamo (Trapani), XI-1956 Capra hircus 3 - Valle del 'i'umarrano (Agrigento), VI-1956 Hyalomma excavatum Koch, 1844 SCHULZE (1936) ha segnalato la presenza di H. excavatum, col nome di «H. lusitanicum Koch», sui buoi di Cefalù (prov. di Palermo). Sulla base di IXODOIDEA DELLA SICILIA 103 questa osservazione, Kratz (1940), a proposito della distribuzione geografica di questa specie, menziona la Sicilia. Dalle mie osservazioni risulta che H. excavatum è assai frequente in varie località della Sicilia, da dove ne ho avuti numerosi esemplari, speditimi dal prof. M. MARIANI, così distribuiti per quanto riguarda gli ospiti: Bos taurus 3S 92 - Augusta (Siracusa), III-1956, IV-1956 Sg - Misterbianco (Catania), III-1956 ® - Motta S. Anastasia (Catania), III-1956 da = Siracusa,’ TV -1956 gg 99 - Isola di Vulcano (Eolie, Messina), V-1956 Ovis aries $3 - Calatafimi (Trapani), X-1956 3 - Alcamo (Trapani), XI-1956 Capra hircus 33 - Valle del Tumarrano (Agrigento), VI-1956 RIASSUNTO L’Autore elenca le varie specie di Zxodoidea riscontrate in Sicilia. BIBLIOGRAFIA BERLESE A. (1913): Sopra una specie di Argas nuova per l’Italia. Redia, 9, 118-119. CALANDRUCCIO S. (1889): Animali parassiti dell’uomo in Sicilia. Atti Accad. Gioenia di Sc. Nat. Catania, 2, 95-135. CALANDRUCCIO S. (1899): Gli Ixodidi ectoparassiti dell’uomo. Boll. Accad. Gioenia di Sc. Nat., fasc. 59, 12-15. CANESTRINI G. (1890): Prospetto dell’ Acarofauna italiana. Famiglie: Tetranvchini, Ixodini, Ar- gasini. Padova. Cannavo’ L. 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DILIGENS (Sturm) E DATI ECOLOGICI SU QUESTA SPECIE | (Studi sui Carabidae italiani 4°) In occasione di alcune ricerche ecologiche sulla coleotterofauna del Lago di Biandronno (Lombardia occid., Varese), ho avuto la possibilità di raccogliere tra l’altro anche un certo numero di P. minor (Gylih.) e P. diligens (Sturm). Poichè entrambe le specie presentano un dimorfismo (nel caso di P. mi- nor, polimorfismo) alare, ho creduto opportuno esaminare con più accuratezza queste popolazioni sotto tale punto di vista. E poichè finora in Italia non si sono pubblicati dati sullo pteridimorfismo dei Carabidae, ritengo non privo d’interesse rendere noto quanto ho avuto modo di osservare. Infine, dato che P. diligens è un elemento piuttosto raro e sporadico per la coleotterofauna italiana, faccio seguire qualche dettaglio ecologico atto ad illustrare il particolare biotopo di ritrovamento. PTERI-POLIMORFISMO DI P. MINOR (Gyllh.) IN POPOLAZIONI DI QUATTRO BACINI INTERMORENICI PREALPINI P. minor è specie abbastanza frequente in Val Padana, nelle formazioni palustri perialveali dei maggiori fiumi, ed in quelle dei bacini lacustri intermo- renici prealpini. Ho esaminato in complesso 243 esemplari delle seguenti lo- calità: Lago di Sartirana (apparato morenico dell’ Adda) 17 es. (28/4 - 1/5-46), 15 es. (28/3-48), 37 es. (4-53), 31 es. (16/11-53), 6 es. (12-53) totale 106 es. Lago di Biandronno (apparato morenico del Verbano) 53 es. (18 - 25/9-55), 12 es. (29/1-56) totale 65 es. Lago di Monate (apparato morenico del Verbano) 17 es. (16 - 23/8-55) totale 17 es. Stagni intermorenici ad Ovest di Dormelletto (apparato morenico del Ver- bano) 55 es. (24/6-55) totale 55 es. Per gli esemplari della Fennoscandia, LINDROTH (1945, p. 622) considera tre tipi di ali: 1° tipo: le ali sono lunghe 2/3 delle elitre, con apice largamente arrotondato. 2° tipo: le ali sono i lunghe più di 2/3 delle elitre, con regione apicale svilup- pata. 30 tipo: le ali sono più lunghe delle elitre, normalmente sviluppate, e potenzial- mente funzionali. In questo caso si può già parlare di pteri-polimorfismo, poichè oltre ai tre tipi sopra accennati, sono presenti anche esemplari con ali di lunghezza in- termedia, e che pertanto costituiscono ulteriori forme di transizione tra la forma ad ali nettamente accorciate (brachittera) e la forma da ali perfettamente svilup- pate (macrottera). Nella popolazione del Lago di Sartirana (106 es.) tutti gli es. (eccetto 1 3) sono brachitteri, e precisamente le ali raggiungono l’estremità del 5° tergite, 106 A. FOCARILE al massimo quella del 6° t., l’apice è largamente arrotondato, lo pterostigma subisce un processo di riduzione e presenta già un accentuato principio di mi- “grazione verso l'articolazione alare. do es. corrispondono pertanto al 1° tipo di LINDROTH. L'unico es. macrottero (se tale si può chiamare) ha le ali lunghe quanto le elitre, con parziale elisione della regione apicale, e conseguente inizio di arro- tondamento nel suo contorno. È una forma intermedia tra il 20 e 3° tipo di LIN- DROTH. La popolazione del Lago di Biandronno è costituita da 25 4% e 40 99. Anche in questo caso si nota una netta predominanza di es. brachitteri (55) su quelli macrotteri (10), sebbene non così accentuata come nella popolazione del L. di Sartirana. La distinzione per sesso anche qui non pone in risalto al- cuna caratteristica, e le proporzioni degli es. macrotteri rispetto ai brachitteri, sono pressocchè uniformi nei gg come nelle 99. La popolazione del Lago di Monate comprende 17 es., dei quali 7 4g e 10 29. Nonostante il modesto numero di cui è composta questa popolazione, no- tiamo 6 es. macrotteri su 17 (35,2%) contro i 10 es. macrotteri su 65 (15,3%) del Lago di Biandronno. Anche in questa popolazione gli es. brachitteri hanno le ali che raggiungono l’estremità posteriore del 5° - 6° tergite, ed appartengono al 1° tipo di LINDROTH. Infine la popolazione degli stagni intermorenici ad Ovest di Dormelletto (Arona, Piemonte) è costituita da 55 es. (19 43 e 36 99). Notiamo una forte pre- ponderanza di es. macrotteri (47) sui brachitteri (8), con proporzioni pressoc- chè uguali tra i due sessi. Le ali degli es. brachitteri raggiungono l’estremità posteriore. del. 59 .- 6° -.terpite; Il biotopo di ritrovamento è periodicamente sommerso, e probabilmente è da attribuire a questa causa l’alta percentuale di es. macrotteri che contrad- distingue la popolazione presa in esame. Riassumendo: il 1° tipo con ali ridotte è in quasi assoluta predominanza a L. di Sartirana (105 es. su 106 = 99%), in meno netta predominanza a L. di Biandronno (55 es. su 65 = 84,7%) e al Lago di Monate (11 es. su 17 = 64,8%), mentre è in netta minoranza agli stagni di Dormelletto (8 es. su 55 = 14,6%). Il 2° tipo è presente in un unico es. al L. di Sartirana, assente a Biandronno, Monate e Dormelletto. Il 3° tipo (cioè con ali perfettamente sviluppate) è assente a Sartirana, presente a Biandronno, Monate e Dormelletto. Numero degli esemplari L. Sartirana L Biandronno L. Monate stagni Dormelletto Macrotteri 1 10 6 47 Brachitteri 105 DD 11 8 totale 106 Doro 17 55 Per quanto riguarda la progressiva riduzione della membrana alare di P. minor, merita notare quanto segue: 1° non si riscontra una modificazione morfologica dell’elitra in concomi- tanza con la riduzione dell’ala e dei muscoli della sua articolazione. Esteriormente non si notano apprezzabili differenze (e ciò vale anche per P. diligens) nello svi- luppo degli omeri, differenze invece molto evidenti, tra gli es. macrotteri e quelli brachitteri, in altri Carabidae pteridimorfici, ad es. Bembidion lampros e B. pro- perans. PTEROSTICHUS MINOR ET DILIGENS 107 20 L’ala diminuisce di dimensioni in misura proporzionata sia nel senso della lunghezza come in quello della larghezza. Non si ha cioè quella regressione alare, verso il tipo stenottero, caratteristica in altri generi di Carabidae, ad es. Catathus mollis, C. melanocephalus, Laemostenus janthinus, etc. 3° Le prime ripiegature della membrana alare che tendono a scompa- rire, sono quelle interessanti la regione apicale. Più persistente è per contro la ripiegatura della regione ascellare, che tende anzi a sclerificarsi nelle forme più accentualmente brachittere. Ciò è confermato anche dalle ricerche di DARLIN- Gron-(1936,\piad54b; © Fig. I. - Pteridimorfismo in P. minor (Gyllh.) del Lago di Biandronno: 1, ala normalmente svilup- pata di es. macrottero - 2 e 3, ali ridotte di es. brachitteri 40 Si accentua innanzitutto la sclerificazione delle nervature longitudinali (costale, subcostale, radiale), che si collegano ad uno pterostigma gia ridotto di dimensioni. Lo studio dello stato delle ali (dinamica nel senso di LINDROTH) è di grande ausilio, se correttamente interpretato, per le indagini zoogeografiche, come è stato ancora recentemente documentato da LINDROTH nella sua magistrale il- lustrazione dei Carabidae della Fennoscandia. Giustamente l’ Autore Svedese (con l’ausilio di alcune cartine veramente significative) ha considerato gli esem- plari macrotteri (« parachutists ») di una specie, quelli potenzialmente in grado di allargare l’areale della specie stessa. Pur in un’area molto ristretta, quale può esserezla regione prealpina nella quale si trovano le località più sopra specificate, l’esame delle popolazioni di Pterostichus minor ci permette di constatare quanto segue: 108 A. FOCARiLE due laghi in più o meno avanzato stadio di colmamento, cioè 1 laghi di Sartirana e di Biandronno, hanno una netta predominanza di es. brachitteri, predominanza che si spiega con un insediamento di popolazioni su un substrato palustre adatto e di più antica formazione. Il Lago di Monate per contro, è un bacino profondo (prof. mass. 34,1 m.) e di limitata superficie (km2 2,51), con ristretta platea litorale, e di conseguenza con un ristretto e discontinuo cingolo a carattere palustre di recente formazio- ne (1). Risulta evidente che questo ambiente palustre di più recente età, non può essere stato popolato che da esemplari macrotteri, giunti da formazioni palustri della regione circostante. Questa caratteristica nella popolazione di P. minor del Lago di Monate è inoltre confermata dalla popolazione (sempre di Monate) di Demetrias monostigma, altra specie pteridimorfica, in generale brachittera, e che a Monate è rappresentata quasi esclusivamente da es. macrotteri (15 su 16) (2). PTERIDIMORFISMO DI P. DILIGENS (Sturm) NELLA POPOLAZIONE DEL LAGO DI BIANDRONNO Pterostichus diligens è specie piuttosto sporadica nell’Italia sett.le (cioè quasi al limite meridionale del suo areale) (3), conformemente alla limitata e discontinua estensione delle torbiere, suo ambiente peculiare anche se non esclu- sivo. E la sua sporadicità è dovuta anche al fatto che l’ambiente torbiera non è stato finora oggetto in Italia di accurate ricerche, come meriterebbe (4). Sec. Horton (1941, p. 285), P. diligens è «...ständiger Bewohner des Spha- gnums in allen Mooren (tyrphophil), aber auch sonst an feuchten und sumpfigen Orten ». Sec. LINDROTH (1945, p. 613), in Fennoscandia è specie più o meno euritopica-igrofila. Come giustamente rileva lo stesso Autore (1949, p. 565 e segg.), P. diligens appartiene a quella categoria di specie che sono più o meno chiaramente euritopiche al centro del loro areale, ma verso la periferia dello stesso diventano gradatamente stenotopiche, e potremmo aggiungere stenoecie (5). Per il bacino Padano, P. diligens (oltrechè del L. di Biandronno), mi è noto delle seguenti, località: ~ Lombardia: formazioni palustri eal veal del f. Adda ad Airuno! - Buco della Niccolina 2204 Lo.! (Zelbio), tra detriti d’inondazione fluitati all’in- terno dal circostante Piano del Tivano, a carattere torboso. (1) Come avrò modo di illustrare ampiamente in uno studio in corso di elaborazione sulla sua coleotterofauna ripicola. (2) Anche in questo caso abbiamo la conferma opposta per il Lago di Sartirana: la predo- minanza quasi assoluta di es. brachitteri di P. minor (come abbiamo visto) trova riscontro nella dominanza assoluta di es. brachitteri di Demetrias monostigma (55 es. raccolti in tutte le stagioni), come risulta dalle accurate ricerche dell’amico P. Carlo Brivio. (3) Sec. dati di LUIGIONI (1929) e di APFELBECK (1904) riportati da SCHATZMAYR (1943, p. 81) in Italia a Sud sino alla Toscana e al Lazio, nella pen. Balcanica a Sud sino in Bosnia. (4) Nell’unico lavoro finora pubblicato in Italia sulla biologia delle torbiere (ed illustrante una torbiera del Trentino), MARCUZZI (1948) cita tra l’altro anche P. diligens. (5) Nelle mie ricerche svolte fino ad oggi in torbiera, ho osservato quasi sempre P. diligens condizionato alla presenza degli Sphagna, più precisamente esso vive nei caratteristici monticoli (Bulten) intrisi d’acqua e formati da questi muschi. Al L. di Biandronno ho rinvenuto questa specie nello Sphagnetum solo nella stagione invernale. PTEROSTICHUS MINOR ET DILIGENS 109 Piemonte: stagni intermorenici ad Ovest di Dormelletto! (Lago Maggiore) - torbiera in Valle Scoccia! (M.te Mottarone) - Lago di Candia! (apparato morenico d'Ivrea) - Sant. d’Oropa! - Ceresole Reale! P.so Monceni- sio! - Val Pesio! Complessivamente sono stati raccolti al Lago di Biandronno il 18 e 25- 9-1955, 64 es. (35 33, e 29 99). L'esame dello stato delle ali ci rivela.un dato in- teressante poichè su 35 gg abbiamo solo 2 macrotteri contro 33 brachitteri, mentre su 29 99 le proporzioni si invertono: 27 macrotteri e solo 2 brachitteri. Pertanto in questo caso possiamo già parlare di pteridimorfismo (anche se non assoluto) sessuale. in >. © US Fig. II. - Pteridimorfismo in P. diligens (Sturm) del Lago di Biandronno: 4, ala normalmente sviluppata di es. macrottero - 5, ala ridotta ad un moncherino, di es. brachittero Nella popolazione esaminata, le ali degli es. macrotteri sono lunghe circa 1/6 più delle elitre, le nervature sono perfettamente sviluppate, l’apice è larga- mente arrotondato, le ali sono quindi potenzialmente funzionali. Negli es. brachitteri invece, le ali sono ridotte ad un moncherino lungo 1/6 delle elitre, e che pertanto supera di poco il 1° tergite, moncherino che è fortemente sclerificato, squamiforme più o meno accartocciato, e con nervature completamente indistinte. Non sono presenti sviluppi intermedi tra questi due estremi, e ciò collima con quanto osservato da LINDROTH (1. c. p. 613) negli es. della Fennoscandia. Dall'esame di un’unica popolazione non è certo possibile trarre nessuna considerazione, solo è opportuno rilevare che lo pteridimorfismo, nei Coleotteri Carabidae, pare essere legato al sesso più di quanto finora si potesse supporre. Allo stato attuale delle nostre conoscenze, si è rivolta l’attenzione quasi unica- mente al fenomeno in sè, senza però approfondire l’indagine sino a porre in risalto lo stato delle ali nell’ambito di ciascun sesso. Da mie ricerche tuttora inedite, risulta per esempio che Trichotichnus laevicollis (Duft.) almeno sul versante meridionale delle Alpi, ha il 3 costante- mente macrottero, e la © costantemente brachittera. Sarebbe questo il primo caso noto, nei Carabidae, di uno pteridimorfismo sessuale. E probabile quindi che un esame più accurato metta in evidenza anche altre specie con un analogo com- 110 A. FOCARILE portamento. Come ho già reso noto (FOCARILE 1952, p. 77) le specie pteridi- morfiche di Carabidae nell’Italia sett.le a me note, ammontano a 21. PL} Fig. III. - Diagramma delle popolazioni del Lago di Biandronno, rispettivamente (ı) di P. minor, (2) di P. dilisens. Sono punteggiati i rettangoli proporzionali degli esemplari macrotteri, a reticolo quelli degli esemplari brachitteri. CENNI SUL BIOTOPO DI RITROVAMENTO Il lago di Biandronno è un bacino lacustre in avanzato stadio di colmamento (Verlandung degli AA. tedeschi), e può ascriversi al tipo di lago-torbiera. Per alcune sue caratteristiche molto evidenti (presenza di una zattera galleggiante di vegetazione ancorata alla riva, di tipiche forme vegetali, colorazione del.’ac- qua, limitato specchio d’acqua libero) esso si avvicina al tipo di Braunwassersee distrofico (sensu 'THIENEMANN 1925) (6). Dalle rive vere e proprie fin verso il limitato specchio d’acqua al centro, si succedono tre fascie pressocchè concentriche di vegetazione: 1° Alnetum (domin.: Alnus glutinosa, Salix, Populus), 2° prateria torbosa più o meno inon- data in permanenza, comprendente diverse facies del Magnocaricetum (domin.; Carex spp. plur., Lysimachia vulgaris, Lythrum salicaria, Equisetum limosum, Menyanthes trifoliata, Calliergon giganteum), parzialmente sostituita a Nord da un esteso Sphagnetum galleggiante, (domin.: Molinia coerulea, Rhyncospora alba, Drosera intermedia, Sphagnum cymbifolium) 3° Typhaeto-Phragmitetum (domin.: Phragmites communis, Typha angustifolia, Dryopteris thelypteris, Acrocladium cuspidatum). In corrispondenza del Magnocaricetum (a netto carattere torbigeno), nelle parte meridionale del bacino, si notano estesi ricoprimenti di muschi che formano intorno ai monticoli di Carices vere e proprie spugne intrise d’acqua. (6) È noto come le classiche definizioni dei diversi tipi di laghi, adottate dalla scuola lim- nologica tedesca e scandinava (FoREL, T'HIENEMANN, NAUMANN, RUTTNER, etc.) non si prestino ad essere utilizzate alla lettera anche per i laghi italiani. E da rilevare che, eccettuati alcuni dei maggiori bacini lacustri italiani (tra i quali il Verbano, il Lario, il Benaco) i medi e piccoli bacini sono stati finora pochissimo investigati. Pertanto è ancora prematuro in Italia parlare di laghi oligotrofici, eutrofici e distrofici in senso assoluto. PTEROSTICHUS MINOR ET DILIGENS ELE In questa biosede trova ricetto una caratteristica faunula composta da: Oodes helopioides, Pterostichus minor, P. diligens, P. aterrimus, P. vernalis, Coelostoma orbiculare, Lathrobium rufipenne, L. gracile, Cryptobium fracticorne, Actobius cinerascens, Philonthus sp. Gabrius sp., Dryops anglicanus (7). Sono segnate in corsivo le specie dominanti, ed è da notare che la maggior parte di questa faunula è costituita da elementi microtermici (8), che rivestono quindi, per il loro carattere reliquario, un indubbio interesse per la storia zoo- geografica della regione prealpina italiana. Fig. IV. - Diagramma della temperatura a Lago di Biandronno il 25-9-1955 tra le h. 11 e le 17, rispettivamente: a) aria al suolo in ombra - b) acqua delle pozzette (Schlenken) in superficie - c) nei monticoli (Bulten) a - 10 cm. - d) idem a - 20 cm. L’acqua che, oltre ad imbibere l'intreccio della vegetazione, forma delle pozzette (Schlenken) tra i monticoli di vegetazione, è a reazione acido-subacida (pH 5,8 - 6). In prossimità delle rive meridionali si notano a 2-3 m. sopra l’an- tico livello del lago, una serie di sorgenti limnocrene, la cui acqua raggiunge il Magnocaricetum con un percorso di 20-30 m., dopo aver attraversato | A/- netum. L'acqua (che sgorga a temperatura pressocchè costante durante l’anno, tra i + 10,40C e i + 13,5°C) non ha il tempo di riscaldarsi dato il brevissimo percorso, si impaluda in corrispondenza del Magnocaricetum, e mantiene nella stagione calda il substrato ad un basso valore termico, sottoponendolo altresì ad un lento ed incessante dilavamento (9). (7) Riferirò in altra sede su questo interessante ritrovamento. La specie è nuova per I’I- talia. (8) Intendo alludere, con questo termine già usato in Fitogeografia, a quelle specie più proprie di regioni a clima freddo, e che in genere assumono in Italia (ed ai margini meridionali del loro areale) carattere di relitto. (9) Nella stagione fredda si ha il fenomeno opposto, cioè l’acqua delle sorgenti riscalda il terreno su cui scorre, e ciò facilita l’ibernazione dell’entomofauna (come ho avuto modo di osser- vare nell’inverno 1955-56), che si avvantaggia anche in superficie di una temperatura superiore di diversi °C a quella del terreno e dell’acqua non interessati dall’afflusso dell’acqua sorgiva. 112 A. FOCARILE Nel settembre 1955 questo settore del Magnocaricetum era stato sottoposto a falciatura, per cui emergeva solo la base dei monticoli sopra descritti. Pur non essendo riparato da uno strato superficiale di vegetazione, nè da un ricoprimento vegetale continuo, questo settore presentava una limitata escursione termica diur- na, in parte neutralizzata dalla natura del substrato e dal suo grado d’imbizione (Sec. GEIGER 1950 p. 141 e segg., i muschi di torbiera in special modo gli Spha- gna, sono tra i substrati a più bassa conduttività termica). Misurazione effettuate il 25/9-1955 tra le h. 11 e le h. 17, con tempo se- reno, ed aria calma, hanno dato i seguenti risultati: Da notare che, in concomitanza con la massima temperatura riscontrabile nelle 24 h. all’interno dei monticoli di Carices (cioè alla profondità di 10 e 20 cm.) tra le 15 e le 17, corrispondeva un aumento degli esemplari catturabili perchè più prossimi alla superficie. Tra le 10 e le 14 invece, e cioè con tempera- ture inferiori sempre alla medesima profondità di 10 e 20 cm., la cattura delle due spp. di Pterostichus e delle altre specie già nominate, era molto più saltuaria. È da ritenere pertanto che all’interno dei monticoli si abbia una periodica ri- salita di fauna verso la superficie, per usufruire di una temperatura più elevata. BIBLIOGRAFIA a) generale: I. GEIGER R. 1950 - «Das Klima der Bodennahen Luftschicht » (traduz. inglese a cura di M.N Stewart), Cambridge Harvard University Press, XXI + 482 pp., 181 figg. 2. RUTTNER F. 1953 - « Fundamentals of Limnology » (traduz. inglese a cura di D. G. Frey e F..B..] Pry), University of Toronto Press,; X1 + 242 ppi, «gi fies. 3. THIENEMANN A. 1925 - « Die Binnengewässer Mitteleuropas » Die Binnengewässer Bd. I, Stuttgart (E. Schweizerbart’sche Verl.) 255 pp., 88 figg. b) speciale: 4. DARLINGTON P. J. 1936 - « Variation and atrophy of flying wings of some Carabid beetles », Ann. Entom. Soc. of America, XXIX, no. 1, pp. 136-179, 2 figg., 3 tavv. 5. FOCARILE A. 1952 - « Studi sui Carabidae italiani, 1° », Boll. Soc. Entom. Ital., vol. 82, pp. 72- 79, 1 fig. 6. Horton A. 1941 - « Faunistik der deutschen Käfer. Bd. I, Adephaga Caraboidea », Düssel- dorf 463 pp. 7. La GRECA M. 1954 - « Riduzione e scomparsa delle ali negli Insetti Pterigoti », Archivio Zool. Ital., vol. 39, pp. 361-440, 25 figg. 8. LINDROTH C. H. 1946 - « Inheritance of wing dimorphism in Pterostichus anthracinus Ill. », Hereditas, vol. 32, pp. 37-40, 1. fig. i 9. LinprotH C. 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(Hemiptera, Pentatomidae) Negli anni 1946 e 1947 vi fu nella Valle Lagarina una forte infestazione di Eurydema (Rubrodorsalium) ventralis Kol., che causò sensibili danni alle coltiva- zioni di cavoli. L’abbondanza di materiale mi permise di studiare alcuni aspetti biologici e morfologici di tale specie. Nell'aprile del 1947 portai su alcuni cavoli del mio orto, coperti da una fitta rete metallica, numerose coppie di ventralis e ne seguii tutto lo sviluppo fino al novembre. Negli anni seguenti cercai di raccogliere più materiale possibile, in tutta la valle da Trento a Verona, per controllare il comportamento della spe- cie nei diversi ambienti. La posizione sistematica dell’ E. ventralis Kol. fu chiaramente definita da STICHEL (1926 e 1944), il quale considerò inoltre la specie come tipo del suo nuovo subg. Rubrodorsalium (caratterizzato da tergiti addominali rossi, pronoto pressochè piano, parameri con base breve e larga, e con le facce esterne e interne sovrapponibili). Dupuis (1951) confermò le conclusioni del precedente Autore. La sua biologia venne indagata, negli ultimi anni, da molti emitterologi: SERVADEI (1935) (1) rese noti i risultati dei suoi allevamenti ed il comportamento . della ventralis a Bologna (Italia), MicHaLK (1950) a Lipsia (Germania), SCIA- PIRO (1951) nella Russia meridionale e BONNEMAISON (1952) a Lyon e Versailles (Francia). La specie, in passato, venne divisa in cinque varietà, (Falleni GORSKI, dissimilis FreB., pectoralis FıEB., ventralis KoL. e ornatum GULDE), basate sulla colorazione del fondo e sulle macchie delle regioni inferiori. Sulla validità di tali scissioni avanzò i primi dubbi Rusanova (1926); SERVADEI (1935) dimostrò che esse non potevano essere mantenute, in quanto basate solamente su stadi di transizione cromatica degli esemplari immaturi. Al- tri AA. confermarono, in seguito, i reperti del Prof. A. SERVADEI. MicHALK (1939, 1950) riunì le diverse variazioni di colore di detti stadi in tre gruppi, che chiamò stadio pictum, ornatum e decoratum. Per rendere più chia- ro quanto verrà esposto più sotto riassumo brevemente 1 caratteri dei tre gruppi. Lo stadio pictum, comprende le forme con il colore di fondo bianco o giallo; gli urosterni senza macchie (escluse le macchie nere delle stimme) o con una piccola macchia nera nella parte mediana; le regioni sternali del torace con poche macchie nere isolate. In questo stadio le macchie nere del pronoto non sono collegate fra loro. Appartiene al pictum la var. Fallent GORSKI. Lo stadio ornatum riunisce gli esemplari con il colore di fondo arancio oscuro a rosso; gli urosterni con una grande macchia nera, che lascia il margine distale più o meno libero; le regioni sternali del torace molto oscurate, ma che racchiudono striscie o macchie subcircolari chiare (bianchicce, gialle o rosse). 1) Il Prof. A. SERVADEI chiama la sua Eurydema : E. ornatum (L.), seguendo in ciò GULDE (1934); ma è evidente che trattasi della E. ventralis KoL., sensu STICHEL e DUPUIS, e non della vera E. ornata (L.). (Seguendo Dupuis, considero Eurydema di genere femminile). 114 | L. TAMANINI Le sei macchie nere del pronoto sono.libere negli esemplari più. chiari, più o meno collegate negli esemplari oscuri. Questo stadio comprende le var. dissi- milis FIEB. e pectoralis FIEB. Lo stadio decoratum raccoglie gli individui maturi con la colorazione del fondo rossa; l'addome con una grande macchia triangolare nera, per la fusione di tutte le macchie degli urosterni (di rado tale macchia giunge fino alle stimme); le regioni sternali del torace completamente nere, eccetto il margine esterno. Le sei macchie nere del pronoto sono più o meno collegate. Questo stadio com- prende la var. ornatum GULDE (non L.) e la forma typica. Delle ferite sopportate nel periodo preimmaginale o subito dopo l’ultima muta, la presenza di parassiti od altro possono talvolta dare luogo a forme intermedie fra i tre stadi. Nell’allevamento in cattività del 1947, i numerosi esemplari che mi è stato dato di seguire nel loro completo sviluppo, raggiunta la forma adulta, sono passati regolarmente per i tre stati di colorazione. OSSERVAZIONI BIOLOGICHE | Dalle ricerche condotte fino ad ora nella Val d’Adige, risulta che l’Eu- rydema ventralis Kot., nelle stazioni a microclima caldo tra Trento ed Ala, non compare prima della metà di aprile; in maggio è comune su tutti i cavoli e rape (Brassica oleracea L., Br. campestris L., Br. napus L. e loro varietà) (1). In tale mese il maggior numero di esemplari raggiunge lo stadio decoratum; non sono però rari gli individui dello stadio ornatum (circa il 20% del materiale esaminato). Gli esemplari che si accoppiano appartengono in generale allo stadio decoratum, poche sono le coppie di decoratum (3) e ornatum (9) e rare quelle di soli ornatum. Le prime ovodeposizioni all'aperto compaiono dopo la metà di maggio. Nell’allevamento del 1947 in Rovereto, la prima ovodeposizione venne fat- ta il 20 maggio. Una femmina, in 26 giorni, giunse a 7 ovodeposizioni, un’altra a 8, tutte di 12 uova ciascuna (ciò nel periodo 28. V - 23. VI) (2). Nella maggior parte dei casi le uova vennero deposte sulla pagina inferiore delle foglie della pianta ospite; ma non di rado anche su altre parti della stessa. La durata dell’incubazione è molto varia, in quanto strettamente legata alla temperatura (le giornate fredde la rallentano). Nell’allevamento all’aperto, dal 20. V al 30. VII, si ebbero schiuse da 3 fino a 19 giorni dopo la ovodeposizione. Le neanidi del primo stadio, sia nel mio allevamento del 1947, che in altri biotopi naturali (Aldeno, Valle di Cei, Brentonico), dimostrarono sempre un accentuato istinto gregario; per tutta la durata della prima età rimasero riunite in prossimità dei loro gusci. Nei mesi di giugno-luglio del 1947 subirono la prima muta entro 2-4 giorni dalla loro nascita, senza prendere alcun cibo. Negli stadi successivi, di durata molto varia, l’istinto gregario si attenua sempre più. Nell’allevamento all’aperto, tutto il periodo preimmaginale della prima generazione, oscillò fra 1 32 ed i 42 giorni; 1 primi adulti sortirono il 10. VII da una ovodeposizione del 26 maggio. 1) Secondo STICHEL (1944) la E. ventrale Kou. venne segnalata sulle Crocifere : Brassica oleracea L., B. rapa L., Sinapis arvensis L., S. alba L., Armoracia rusticum GAERTH., Lepidium drapa L., L. sativum L., Isatis tinctoria L., inoltre Hypericum sp. e Carduus sp., che non sono _Crocifere. 2) In un allevamento sperimentale nella regione di Lione, il Dott. BONNEMAISON, ottenne da una sola femmina ben 23 ovodeposizioni (circa 270 uova), nei mesi aprile - giugno 1939. EURYDEMA VENTRALIS 115 In agosto si hanno le prime ovodeposizioni della nuova generazione, che si accoppia ancora prima di giungere allo stadio decoratum. Le uova vengono de- poste a mucchi di 12, come in primavera, sulla pagina inferiore delle foglie di Brassica e con frequenza sulle foskre:piausecentrnali della pianta:. Non mi fu mai dato di trovare in natura uova su piante di altre famiglie. Fatto questo che concorda con le osservazioni di BONNEMAISON (1952) ma non di BoseLLI (1932) e di SERVADEI (1935), che avrebbero osservate delle uova anche su altre piante erbacce. Nel mio allevamento all’aperto del 1947, due degli esemplari della prima generazione, si accoppiarono il 5. VIII, ancora nello stadio ornatum. La femmina depose il giorno seguente 12 uova e da queste, il 10. VIII, uscirono le neanidi. Di esse solo otto divennero adulte, tra il 15 ed il 24. IX, cioè in 36 - 42 giorni. In periodi di tempo uguali o più lunghi si svilupparono numerosi altri esemplari, usciti da ovodeposizioni avvenute tra il 10. VIII - 8. IX. Dall’allevamento all’aperto, fatto in Rovereto nel 1947, è risultato che la durata minima e massima in giorni delle due generazioni, dalla ovodeposizione all’adulto, varia fra 35 - 66 giorni, come risulta dallo specchio che segue: Incubaz. Durata Durata Durata uova I stadio II-V stadio Totale I Generazione 3 LO dr ge 30 — 38 Saar Il Generazione 4 — 20 Pies 34 — 41 40 — 66 Secondo l’allevamento e le osservazioni in biotopi naturali, risulta che, nella Val d’Adige, da Trento ad Ala, la ovodeposizione e la comparsa delle prime neanidi avviene alquanto più tardi che nella zona di Bologna, e lo sviluppo po- stembrionale è più lungo. Il signor A. BrasavoLA de Massa, nel 1949, mi comunicava di avere osser- vato, nella sua tenuta di Avio, la comparsa delle neanidi, dell’E. ventralis Kot. nella prima quindicina di maggio(1). Pure nella zona di Verona egli asseriva di avere osservato delle neanidi ed adulti della ventralis, verso la metà di maggio. Tali osservazioni dimostrano che nella parte meridionale della Valle Lagarina e nella regione di Verona, i limiti di sviluppo di questa entità si avvicinano molto a quelli indicati da SERVADEI (1935, p. 335) per la zona di Bologna. Nel fondo valle la ventralis ha due generazioni all'anno; ma non tutti gli adulti della prima generazione riescono a dar luogo ad una seconda generazione. Nell’allevamento all'aperto, gli esemplari che giunsero all’ultima muta in settem- bre, non si accoppiarono più e svernarono. Diversi esemplari della seconda gene- razione, che divennero adulti alla fine di ottobre, erano ancora nello stadio pi- ctum ai primi di dicembre. Lo sviluppo delle due generazioni nel fondo valle può essere approssima- tivamente così riassunto: 1) Nell’ansa che fa la Val d’Adige all’altezza di Avio vi è un microclima caldo favorevole a diverse specie, caratteristiche della regione mediterranea, e che non si rinvengono più a Nord. Il signor A. BRASAVOLA, nella zona di Avio, raccolse: Holotrichius denudatus Costa, Geocoris pal- lidipennis (Costa), Brachyplax palliata (Costa), Picromerus nigridens (F.), ed altre specie. 116 L. TAMANINI L Greive tia zaro ne Uova : dalla IT meta di maggio ai primi di luglio. I Neanide : dalla fine di maggio alla metà di luglio. Adulti : dalla prima metà di luglio in poi; in 10-15 giorni raggiungono lo stadio ornatum nel quale possono anche accoppiarsi (se giungo- no a maturazione entro la prima decade di settembre). Il Generazione Uova 2 aa primi di agosto alla prima decade di settembre. I Neanide : dalla prima decade di agosto alla II decade di settembre. Adulti : dalla metà di settembre alla fine di ottobre, che svernano e com- | paiono nella seconda metà di aprile dell’anno seguente nello stadio ornatum o decoratum. Per la zona di Avio e di Verona (non si hanno osservazioni per il tratto inter- medio delle due località), i dati sopra esposti vanno anticipati di 10-15 giorni. Nelle stazioni montane della Val d’Adige, sopra i 900 m. circa (nei campi di cavoli della Valle di Cei, di Ronzo, di Brentonico e di Ferrara di Monte Baldo) non vi è che che una sola generazione. In tali biotopi gli adulti comparvero molto più tardi e non vennero mai trovate delle neanidi prima della fine di giugno. Negli adulti ottenuti per allevamento, come pure fra quelli raccolti nei di- versi ambienti, anche nei periodi più caldi, non venne mai trovato alcun esem- plare assegnabile allo stadio pictum bianco (la forma più chiara della var. Falleni GORSKI). Secondo BONNEMAISON (1952, p. 135) è una forma caratteristica delle regioni calde meridionali. Di essa ho visto qualche esemplare solo della Calabria e di Albania. SVILUPPO DELLE MACCHIE DELLE REGIONI SUPERIORI \ Dall’esame di una ricca serie di esemplari e dall’allevamento, è risultato evidente che le macchie chiare del capo sono strettamente legate allo stadio di maturità dell’individuo. Negli cremplari che hanno svernato il capo è pressocchè nero. | Le macchie del pronoto, che nello stadio pictum sono sempre isolate e stac- cate dai margini, negli stadi successivi si estendono, raggiungono il margine di- stale e si collegano fra loro nel modo più vario (figg. 1-11). Le macchie nere dello scutello e delle emielitre, con il maturarsi dell’esem- plare, subiscono dei cambiamenti molto modesti; già nello stadio pictum possono essere variamente collegate. Si tratta quindi di variazioni individuali, che possono essere attribuite, non alla sola maturazione, ma anche all’azione di altri fattori (clima, cibo, ereditarietà, ecc.). Per fissare le caratteristiche dell’E. ventralis KoL., ritengo quindi necessario l’assegnare un nome a tutte le principali forme cromatiche dello scutello e delle emielitre; questo per rendere più agevole la comparazione, con gli aspetti che l’entità può assumere in altre regioni. Le principali forme di colore raccolte nella Val d’Adige sono le seguenti: Eurydema ventralis Kor. f. typica (fig. 1). Ha il capo nero con il margine orlato talvolta di rosso; il pronoto con 6 mac- chie nere, 2 anteriori e 4 posteriori libere o più o meno collegate fra loro; lo scu- EURYDEMA VENTRALIS 117 Eurydema ventralis Kot. : fig. 1, f. typica (MC macchia nera corrente lungo la vena cubitale, MD dilatazione distale della macchia cubitale, ME macchia nera dell’exocorio, MP dilatazione prossimale della macchia cubitale, MS macchia subcircolare del mesocorio, VC vena cubitale, VS vena subcostale + radiale); fig. 2, f. triguttata ; fig. 3, f. lineata; fig. 4, f. dilatata ; fig. 5, f.protensa ; fig. 6, f. confluens; fig. 7, f. scutellata; fig. 8, f. caudata; fig. 9, f. connexa; fig. 10, f. ocellata; fig. 11, forma raccolta nei dintorni di Pola in un solo &!. 118 L. TAMANINI tello nero con una grande macchia chiara a forma di Y; le emielitre con il clavo completamente nero; il mesocorio con una stretta banda nera lungo la vena subcestale e, nella parte distale e prossimale, allargata fino alla vena subcosta le-radiale; la porzione distale del mesocorio con una macchia subcircolare, iso- lata,nera. L’exocorio, poco prima della metà, ha una larga macchia trapezoi- dale, nera, isolata. E. ventralis £ triguttata nov. (fig. 2). Differisce dalla f. typica per avere la macchia chiara ad Y dello scutello di- visa in tre parti, per il congiungimento della macchia centrale nera con le due pic- cole macchie nere distali. E. ventralis 7 lineata nov. (fig. a Si differenzia dalla f. typica per la riduzione della macchia chiara ad Y dello scutello ad una piccola banda lineare, distale. E. ventralis f. dilatata nov. (fig. 4). i | Differisce dalla f. typica per avere la macchia dell exocorio collegata con la dilatazione distale della macchia che corre lungo la vena cubitale. Epi 0 Pa protensa nov. (fig. 5). Ha le macchie come nella f. typica, eccetto la dilatazione distale della mac- chia corrente lungo la vena cubitale, che è congiunta con la macchia distale del mesocorio. E. ventralis f. confluens nov. (fig. 6). Si distingue dalla f. typica per avere la dilatazione distale, della macchia cor- rente lungo la vena cubitale, congiunta con la macchia nera dell’exocorio € con la macchia distale del mesocorio. E. ventralis f. scutellata nov. (fig. 7). Ha la macchia chiara dello scutello divisa in tre parti e la macchia nera del- l’exocorio collegata con la dilatazione distale della macchia corrente lungo la vena cubitale. È la f. triguttata più la f. dilatata. E. ventralis f. caudata nov. (fig. 8). Ha la macchia chiara dello scutello divisa in tre parti e la dilatazione distale della macchia corrente lungo la cubitale collegata con la macchia distale del me- socorio. “È la f. triguttata più la f. protensa. E. ventralis f. connexa nov. (fig. 9). Si distingue dalla f. typica per avere la macchia chiara dello scutello divisa in tre parti, la dilatazione distale della macchia nera corrente lungo la cubitale collegata con la macchia dell’exocorio e con la macchia distale nera del meso- corio. È la f. caudata più la f. scutellata. EURYDEMA VENTRALIS 119 E. ventralis f. ocellata nov. (fig. 10). Ha la macchia chiara ad Y dello scutello divisa in tre parti, come nella f. triguttata e la macchia nera dell’exocorio collegata conle due dilatazioni, prossi- male e distale, della macchia corrente lungo la cubitale (1). Gli holotypi e gli allotypi delle forme descritte vennero raccolti in maggio, nei dintorni di Rovereto e sono nella mia collezione. I paratypi, raccolti in loca- lità diverse della Val d'Adige, da aprile ad agosto, sono nelle collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, del Museo di Storia Naturale della Venezia Tridentina di Trento e nella mia. — Nelle descrizioni delle diverse forme non ho tenuto conto della colorazione del fondo, che varia tra l’arancio ed il rosso. Non ho neppure preso in considera- zione le macchie del capo e del pronoto, in quanto la loro estensione è premi - nentemente levata alla maturità deli ¢sempiare, co me la colorazione di fondo. Le macchie dei pronoti delle figg. 1-11 non hanno va- lore specifico e sono solo un esempio delle principali forme riscontrate nel mate- riale studiato. Dei 1409 esemplari della Val d’Adige eseminati, circa il 74%, appartiene alla f. typica ed il 26%, alle forme melaniche (con le macchie dello scutello e delle emielitre collegate), come risulta dallo specchio seguente: pie Esempl. esaminati Proporzione Appi Oss: Percentuale dd 00 Totali dei sessi delle forme f. typica 522 522 1044 di nn 74,1 f. triguttata 142 106 248 BS IN QQ 37 17,6 f. lineata 8 8 16 dae 00 ee a f. dilatata MA. 30 de 209 oo 113 21 f. protensa — 11 11 400: : 0,8 f. confluens 7 Zz 14 da = 90 1,1 f. scutellata 19 1 20 | 4210000 1720 1,4 f. caudata 3 3 6 ad =: 90 0,4 f. connexa 10 6 16 da BSE 13 1 | f. ocellata 4 | — Rn Vlr de — 0,3 735 674 1409 BS 12/23; 99° 11/23 100. Nelle forme oscurate prevalgono in generale i maschi; su 365 esemplari con le macchie confluenti il 58,4% spetta ai gg ed il 41,6%, alle 99. Un po’ strano è il fatto che della f. protensa non si siano raccolte che femmine. La percentuale delle forme melaniche sul totale degli esemplari esaminati (26%) è molto inferiore 1) Nella ex collezione BRASAVOLA, presso il Museo Civico di Storia Naturale di Verona, vi è una forma non riscontrata nel materiale della Val d’Adige, raccolta nel giugno 1939 nei dintorni di Pola (Istria), dal signor T. PERINI di Trento. Essa si distingue dalla f. typica per avere la dilata- zione distale della macchia che corre lungo la vena cubitale collegata con la macchia dell’exocorio (come nella f. dilatata TAM.) e le due macchie distali dello scutello fuse fra loro (fig. 11). Trattan- dosi di un solo esemplare (3), ed anche in parte mutilato, non assegno per ora a tale forma alcun nome. 120 L. TAMANINI a quella constatata da Dupuis (1952) per qualche regione della Francia; ma un esatto confronto non è però possibile dato il diverso criterio adottato, nella sepa- razione delle forme oscurate dalla tipica. Un fatto importante da rilevare è la completa assenza di forme molto più chiare della tipica, mancanti di qualcuna delle macchie nere. Ritengo di poter attribuire questo fenomeno, e la ricchezza di forme con le macchie dilatate, in modo prevalente al clima. Dagli esperimenti di BONNEMAISON (1952) ed altri AA. risulta che le variazioni di temperatura, specie nel periodo preimmaginale, accelerano le funzioni metaboliche ed agiscono pure sullo sviluppo del pigmento nero. Nella Val d’Adige sono frequenti, specialmente in primavera, degli abbas- samenti repentini di temperatura, della durata di due o più giorni. Tra le minime notturne di 5° - 13°, nei mesi di maggio a settembre (Rovereto), e le massime diur- ne di 29° - 35°, negli stessi mesi, vi sono talvolta delle escursioni termiche giornaliere di 26°. BIBLIOGRAFIA CITATA BONNEMAISON L., 1952 - Morphologie et ola: de la Punaise ornée du chou (Eurydema ventralis KOL.). Ano Epiphyties, Paris, II, pp. 127-272, 109 figg. BoseLLI F. 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MicHaLK O., 1950 - Uber Färbungswandlungen, Generations- und Fortpflanzungsverhältnisse der mitteleuropdischen Eurydema-Arten (II Beitrag). VIII. Intern. Congress Entom., Stockholm, Pp. 240 - 254, 5 gr. figg. | Rusanova V. N., 1926 - On the biology and coloration of some Species of the genus Eurydema (in russo). Saschtschta Rasteni (La défense des Plantes), III, 4-5, pp. 378-383, Leningrad. Sciapiro I. D., 1951 - Ruolo delle piante mangereccie nella biologia della cimice delle crucifere del genere Eurydema Lap. (Hem. Pentatomidae) (in russo). Boll. Soc. Ent. URSS., Accad. Sc. URSS. Mosca, XXXI, 3-4, pp. 361-373. SERVADEI A., 1935 - Appunti biologici e morfologici sull’Eurydema ornatum L. (Hemiptera, Hete- roptera). Boll. Laboratorio Ent., Bologna, VII, pp. 303-337, 15 gr. figg., tav. XVII. STICHEL W., 1926 - Was ist Eurydema ornata L.? (Hem. Heteropt., Pentatomidae). D. Ent. Zeits., Berlin, pp. 104-108. STICHEL W., 1944 - Die Gattung Eurydema Lap. (Hemiptera-Heteroptera: Pentatomidae ). Eine vorläufige Mitteilung mit Beschreibung einer neuen Art. Arb. morphol. taxon. Ent., Berlin-Dahlem, XXI, 1 pp. 11-18. 121 CARLO CONSIGLIO Istituto di Zoologia dell’Università di Roma Direttore: Prof. Pasquale Pasquini CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DEI PLECOTTERI DI CORSICA (1) Le prime notizie che si siano avute sui Plecotteri di Corsica, per quanto è a mia conoscenza, sono quelle fornite da HAGEN (1864). Egli ricorda: Chloro- perla virescens, Isopteryx apicalis e Nemura nitida. Mentre il secondo reperto va identificato probabilmente con Chloroperla apicalis hamulata Morton, degli altri due non può tenersi conto poichè le specie menzionate non erano a quel tempo sufficientemente conosciute attraverso lo studio dei genitali. NavAs (1912) segnala di Corsica Isopteryx torrentium fondandosi su un esemplare mutilato proveniente dalla foresta di Valdoniello, in base alla larga diffusione di questa specie. Per tali motivi, e tenendo conto che dalle ricerche di AUBERT (1952) è stata messa in rilievo la scarsa esattezza delle determinazioni di Naväs, anche tale reperto non va preso in considerazione. Un quadro più preciso della fauna di Plecotteri della Corsica ci è fornito dalle ricerche di EsBEN PETERSEN (1912, 1913), KLAPALEK (1917), e specialmente Morton (1930) e MoseLy (1932). Dalle ricerche di questi Autori risulta accertata la presenza in Corsica di almeno 6 specie di Plecotteri, e cioè: Isoperla insularis, I. sp., Chloroperla hamulata, Nemoura corsicana, Leuctra budtzi, L. fraterna. Dal 12 al 25 maggio 1956 ho eseguito raccolte di Plecotteri in Corsica per- correndo in motoscooter il seguente itinerario: | | Bonifacio - Sartène - Zonza - Ajaccio - Vizzavona - Ghisoni - Col de Verde - Corte - Calacuccia - Evisa - Vico - Ajaccio - Zicavo - Sartène - Bonifacio. Questo itinerario mi ha permesso di visitare le regioni montuose più in- teressanti, e specialmente: la Foresta dell'Ospedale tra Zonza e Porto-Vecchio; la Foresta di Vizzavona e la regione del Monte d’Oro; la Foresta di Marmano a Col de Verde (Ghisoni); la Foresta di Valdo-Niello tra Calacuccia e Col de Vergio, e il Lac de Nino; la regione di Col de la Vaccia tra Zicavo e Aullène. Si tratta di regioni montuose ricoperte di fitte foreste, che ricordano molto il paesaggio alpino, ricchissime di corsi d’acqua a un'altitudine tra i 700 e i 1.700 m. Numerose raccolte sono state anche effettuate in torrentelli a media alti- tudine e in grandi torrenti a bassa e media altitudine. (1) Lavoro eseguito con un contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche. 122 C. CONSIGLIO Dalle ricerche qui esposte è risultata una specie nuova e tre specie che non erano ancora state segnalate per la Corsica, delle quali due non identificate con sicurezza. Tenendo conto delle ricerche dell'A. e dei reperti esistenti nella bibliogra- fia, risulta accertata in Corsica la presenza di almeno 10 specie di Plecotteri, e cioè: Nemoura (Protonemura) corsicana (Morton) Nemoura (Protonemura) bucolica n. sp. Tyrrhenoleuctra zavattarii (Consiglio) Leuctra ?geniculata (Stephens) Leuctra fraterna Morton Leuctra budtzi Esben Petersen Brachyptera: sp. St Isoperla insularis (Morton) Isoperla sp. | Chloroperla apicalıs hamulata (Morton) E inoltre da ricordare che un grande Plecottero, presumibilmente del genere Perla, fu visto da Morton a Zonza (Morton, 1930). Le seguenti specie di Plecotteri devono essere escluse dall’elenco dei Ple- cotteri dı Corsica: Nemura nitida, HAGEN, 1864. Specie alpina, la cui presenza in Corsica è inverosimile. Nel 1864 non si era ancora imparato a riconoscere bene le specie del genere Nemoura mediante l’esame dei genitali esterni. Nemura fumosa, Essen PETERSEN, 1913 = Nemoura (Protonemura) corsicana (Morton) (secondo Morton, 1930). Chloroperla virescens, HAGEN, 1864. Sinonimo di /soperla grammatica (Poda). Questo reperto non può essere preso in considerazione, non essendo basato sulla morfologia dell’armatura del phallus il cui valore diagnostico non era ancora noto a quell'epoca. Chloroperla grammatica, ESBEN PETERSEN, 1913. Valgono le considerazioni fatte per il reperto precedente. Chloroperla grammatica, Morton, 1930 = Jsoperla sp. (secondo MoseLy, 1932): | Isopteryx burmeisteri, ESBEN PETERSEN, 1913. Determinazione errata, pro- babilmente per Chloroperla apicalis hamulata (Morton) (secondo Morton, 1930). Isopteryx torrentium, NAVAS, 1912. Come si è detto, questo reperto non può essere preso in considerazione, poichè la determinazione fu fatta su un esemplare mutilato fondandosi sulla larga diffusione della nominata specie. PLECOTTERI DI CORSICA 123 Per comodità raggrupperò 1 corsi d’acqua visitati nelle seguenti categorie: 1) Torrenti. Larghezza oltre 4 m., letto e rive formati prevalentemente da pietra, ciottoli e ghiaia, corrente media o rapida. ‘Tutti i grandi corsi d’acqua vi- sitati appartengono a questa categoria. a) sotto 1 500 m.: S.te-Lucie-de-Tallano 1 (Rızzanese), Ajaccio (Prunelli), Vico 2 (Lia- mone), Tavaco (Gravone), Vivario 1 (Vecchio). Solo nel Rizzanèse ho catturato: Chloroperla apicalis hamulata e Leuctra ?geniculata. b) sopra ı 500 m.: | ‘Zonza ‘1 (Zonza), Cozzano 2 (Taravo), Ghisoni 3 (Affl. sin. Fium’Orbo), Bocognano (Gravone), Albertacce 5 (Golo), Corte (Restonica). | A Ghisoni 3 ho catturato Chloroperla apicalıs hamulata. A Zonza 1 ho catturato Nemoura (Protonemura) corsicana. A Bocognano e Albertacce 5 ho raccolto larve di Nemoura (Protonemura) sp. 2) Torrentelli e ruscelli a corrente media o rapida. Larghezza sotto 4 m., letto e rive formate prevalentemente da pietra e ciottoli, corrente media o rapida. a) in luoghi scoperti a media altitudine (tra 250 e 850 m.): Porto, Vico 1, S.te-Lucie-de-Tallano 2, S.to-Pietro-di-Venaco, Cozzano 1. Gozzano 3. In 3 corsi d’acqua su 6 ho raccolto Plecotteri: Nemoura corsicana, Isoperla insularis, Chloroperla apicalis hamulata. b) in foreste sopra i 700 m., letto anche con foglie morte e legno marcio: Zonza 2, Zonza 4, Zonza 5, Vizzavona 1, Vizzavona 2, Vizzavona 3, Vizzavona 4, Vivario 2, Ghisoni 1, Ghisoni 2, Ghisoni 4, Albertacce 1, Albertacce 2, Albertacce 6, Albertacce 7, Albertacce 8, Evisa, Zicavo 1. Su 18 corsi d’acqua visitati, 15 hanno fornito Plecotteri, e in modo parti- colare Nemoura corsicana, Nemoura bucohca e Isoperla insularis; sono presenti sporadicamente Leuctra fraterna e Leuctra sp. (gruppo fusca). 3) Fiumicelli e ruscelli a corrente tranquilla. Larghezza sotto 4 m., corrente tranquilla. | a) in foresta, letto di ciottoli, ghiaia e foglie morte: Zonza 6 (m. 940), Ghisoni 5 (m. 1280). A Zonza 6 ho catturato Tyrrhenoleuctra zavattarit e Brachyptera sp. A Ghisoni 5 ho catturato Nemoura corsicana, Leuctra fraterna e Isoperla insularis. b) in pascoli di montagna, letto fangoso, rive erbose: Albertacce 3 (m. 1710), Albertacce 4 (m. 1710), Zicavo 3 (m. 1000). Solo ad Albertacce 4 ho catturato Nemoura corsicana. 124 eG. CONSIGLIO 4) Sorgenti reocreniche : Zonza 3 (m. 940), Zicavo 2 (m. 1100), Zicavo 4 (m. 1200). Nella prima ho catturato Tyrrhenoleuctra zavattarii, nella seconda Leuctra fraterna, nella prima e nella terza /soperla insularis, in tutte Nemoura corsicana. Le due specie più comuni dappertutto sono Nemoura corsicana e Isoperla insularis. Leuctra budtzi è molto comune in autunno secondo Mosery (1932); il mancato rinvenimento di adulti di questa specie nella campagna da me ef- fettuata è dovuto al fatto che le mie ricerche sono state condotte in primavera. Tyrrhenoleuctra zavattarii, Leuctra fraterna e Brachyptera sp. vivono in montagna e sembrano preferire le acque tranquille, in accordo con quanto rife- risce MoseLy (1932) per Leuctra fraterna: «... was captured in fair numbers more particularly at a spot where a small stream had been diverted for irrigation purpose and had spread over a grassy field ». Da notarsi che mentre L. fraterna è stata catturata nella Corsica centrale (Ghisoni 4, Ghisoni 5, Zicavo 4) le altre due specie sono state catturate solo a Zonza, nella Corsica meridionale. È possibile che queste due specie siano localizzate in Corsica alla parte meridionale dell’i- sola e ciò potrebbe spiegare perchè esse sono sfuggite ai precedenti ricercatori, che hanno raccolto i Plecotteri prevalentemente a Corte e a Vizzavona, nella Cor- sica centrale. Anche Nemoura bucolica vive in montagna, ma preferisce i torrentelli di foresta a corrente media. Leuctra ?geniculata è stata Bibel solo in un torrente a 50 m., e ciò TT con quanto è noto dell’ecologia di questa specie (se della stessa specie si tratta) sul continente. Insieme alla precedente specie è stata raccolta anche Chloroperla apicalis hamulata, che però si spinge più in alto essendo stata raccolta fino a 850 m., a differenza di quanto avviene per C. apicalis nel continente. Dal punto di vista zoogeografico, e secondo le nostre attuali conoscenze, i Plecotteri di Corsica si possono dividere come segue: Specie endemiche: Nemoura corsicana, N. bucolica, Leuctra fraterna, E budtzi. Specie sardo-corse: Tyrrhenoleuctra zavattarii, Isoperla insularis. Specie europee: Leuctra geniculata (?), Chloroperla apicalis. È da notare che, tra le specie endemiche, le due specie di Nemoura mostrano un’affinità con N. ichnusae di Sardegna, mentre le due specie di Leuctra mostrano affinità con specie europee (L. fraterna con L. hippopus; L. budtzi con L. hexa- cantha e L. costai). La fauna plecotterologica di Corsica mostra dunque pari af- finità con quella di Sardegna e quella del continente. Per quanto riguarda le possibili ipotesi sull’origine della fauna di Plecotteri della Corsica si può presumere, come ho già sostenuto nel mio lavoro sui Ple- cotteri di Sardegna, che le due specie europee siano pervenute in Corsica nel Qua- ternario attraverso il ponte corso-toscano (HoLpHaus, 1924; JoLeauD, 1926). PLECOTTERI DI CORSICA 125 Questa ipotesi potrebbe essere messa in dubbio dalla presenza di L. geniculata in Africa del Nord (AUBERT, 1956). Leuctra fraterna, L. budtzi e Isoperla insu- laris debbono essersi differenziate in situ, o nel sistema sardo-corso, in seguito a diffusioni avvenute nella stessa epoca o in epoca anteriore. Nemoura corsicana e N. bucolica si sono probabilmente differenziate in situ da una specie preesistente che, con Tyrrhenoleuctra zavattarit, si è probabilmente evoluta nel sistema sardo- corso dopo la rottura della connessione territoriale con l'Africa settentrionale e la penisola iberica, verificatasi nel Terziario (HoLpHaus, 1924; JoLEAUD, 1926; SAINTE-CLAIRE DEVILLE, 1926; BRAUN-BLANQUET, 1926; JEANNEL, 1942; Omo- DEO, 1954). SAINTE-CLAIRE DEVILLE (1926) in base alla distribuzione dei Coleot- teri e BRAUN-BLANQUET (1926) in base alla distribuzione delle Fanerogame riten- gono che tale connessione sia esistita nel Miocene o nel Pliocene sotto forma di di alte catene di montagne a clima subalpino; il fatto che i Plecotteri corsi ad affinità africane e iberiche siano specie che amano i corsi d’acqua di montagna si inquadra perfettamente con tale ipotesi. | ELENCO DELLE STAZIONI DI RACCOLTA Per ogni stazione indico di seguito: Denominazione convenzionale, nome del corso d’acqua, località, altitudine, tipo di corso d’acqua, velocità della cor- rente, temperatura dell’acqua al momento della raccolta. La denominazione con- venzionale utilizza il nome del paese più vicino; quando ho esplorato più stazioni presso lo stesso paese le ho contraddistinte mediante un numero progressivo. I nomi sono stati desunti dalla carta Michelin n° 90 all’1:200.000. Le altitudini sono state lette sull’altimetro. I nomi dei corsi d’acqua sono in corsivo. S.te-Lucie-de-Tallano 1 - Rizzanése, Pont d’Acoravo, m. 50, torrente, corr. media, T.. 13°. | S.te-Lucie-de-Tallano 2 - Affl. destra Fiumicicoli, a NW di Mela, m. 680, ruscello di media altitudine, corr. forte, T. 11°. Zonza 1 - Zonza, presso il ponte della strada RF4 tra S. Gavino-di-Car- bini e Zonza, m: 680, torrente, corr. fotte, T, 12°. | Zonza 2 - Affl. Zonza, presso strada RF 11 tra Zonza e Col d’Ilarata, m. 780, ruscello di foresta, corr. media, T. 12°. | Zonza 3 - Affl. Fiumicicoli, Fontaine d’Ilarata (cartello indicatore) presso strada RF 11 tra Zonza e Col d’Ilarata, m. 940, sorgente reocrenica, corr. media, 35-419, Zonza 4 - Affl. Fiumicicoli, presso il precedente, m. 940, torrentello di foresta; corr, media, FE; 110 Zonza 5 - Oso o affl., presso Cascade de Pischa dı Gallo (cartello indica- tore) a S di Col d’Ilarata, m. 860-880, torrentello di foresta, corr. media, ‘I’. 12°. 126 C. CONSIGLIO Zonza 6 - Oso o affl., presso strada RF11 tra Col d’Ilarata e o m. 940, fiumicello di foresta, corr. lenta, I. 9°. Bocognano - Gravone o affl., presso strada N 193 tra Bocognano e Col de Vizzavona, m. 850, torrente, corr. forte, T. 6°. Vizzavona 1 - Affl. Vecchio, Vizzavona, m. 1070, torrentello di foresta, corr. media,..Ji. 3°. Vizzavona 2 - Affl. Vecchio, M.t d'Oro, m. 1310, torrentello di foresta, cor, media, T.; 70. Vivario 2 - Affl. destra Vecchio, presso strada N 194 tra Vivario e Col de Sorba, m. 1030, ruscello di foresta, corr. media. Ghisoni 1 - Affl. sinistra Fium’Orbo, presso strada N 194 tra Col de Sorba e Col de Scozzolatojo, m, 1210, ruscello di foresta, corr. media, T. 9°. Ghisoni 2 - Affl. sinistra Fium’Orbo, presso strada N 194 tra Ghisoni e Col de Verde, m. 720, ruscello di foresta, T. 10°. Ghisoni 3 - R.au de Casso (?) (Carta Etat Majeur) o altro affl. sinistra Fium’Orbo, presso strada N 194 tra Ghisoni e Col de Verde, m. 760, tor- rente, corr. forte, T. 9°. Ghisoni 4 - Taravo, Col de Verde, m. 1280, torrentello di foresta, corr. raedia,. 1.90, Ghisoni 5 - Affl. sinistra Taravo, Col de Verde, m. 1280, ruscello di foresta, corr. lenta, T. 100. Albertacce 2 - Affl. destra Golo, presso Bergerie tra M.on F.re de Popaja e Lac de Nino, m. 1380, torrentello di foresta, corr. media, T. 80. Albertacce 4 - Affl. sinistra Tavignano, presso Lac de Nino, m. 1710, ruscello di pascolo, corr. lenta, T. 6°. Albertacce 5 - Golo, presso strada RF9 tra Albertacce e M.on F.re de Popaja, m. 870, torrente, corr. media. Albertacce 6 - Affl. destra Golo, presso strada RF9 tra Albertacce e M.on F.re de Popaja, m. 1040, torrentello di foresta, corr. media, T. 11°. Albertacce 7 - Affl. destra Golo, presso strada RF9 tra M.on F.re de Po- paja e Col de Vergio, m. 1130, ruscello di foresta, corr. media, T. 10°. Albertacce 8 - Affl. destra Golo, presso strada RF9 tra M.on F.re de Po- paja e Col de Vergio, m. 1320, ruscello di foresta, corr. media, T. 11°. Evisa - Affl. Aitone, presso strada RF9 tra Col de Vergio e Evisa, m. 1140, torrentello di foresta, corr. media, T. 12°. Cozzano 1 - Affl. sinistra Taravo, Pont de Brando, m. 740, torrentello di media altitudine, corr. media, T. 12°. PLECOTTERI DI CORSICA 127 Cozzano 3 - Affl. sinistra Taravo, presso strada N194 tra Cozzano e Col de Verde, m. 850, torrentello di media altitudine, corr. media, T. 14°. Zicavo 1 - Affl. sinistra Taravo, presso strada N194 tra Zicavo e Col de la Vaccia, m. 1050, torrentello di foresta, corr. media, T. 11°. Zicavo 2 - Affl. sinistra Taravo, presso strada N194 tra Zicavo e Col de la Vaccia, m. 1080-1100, sorgente reocrenica, corr. media, T. 80-110, Zicavo 4 - Affl. sinistra Taravo, presso Col de la Vaccia, m. 1180-1200, sorgente reocrenica, T. 149. Nella parte che segue, per la terminologia impiegata ho seguito BRINCK (1956) finchè mi è stato possibile tradurre in italiano i termini inglesi proposti da detto Autore. Con « vescicola ventrale » ho significato la vescicola dello sternite IX. Con «dente sopra-anale » ho indicato il « supra-anal hook » di BRINCK. Per le varie parti dei paraprocti del 3 nel sottogenere Protonemura ho usato i seguenti termini, traducendo fin dove possibile quelli proposti da AUBERT (comunicazione verbale al 1° Simposio Europeo sui Plecotteri, Losanna, 1956): Placca sub-anale. Prolungamento della placca sub-anale (tigelle chitinisée, AUBERT, 1954a; tigellus, BRINCK, 1956). Vescicola sub-anale (appendice moyen, Despax, 1951; vésicule latérale, AUBERT, 1954a). Appendice esterna (lamelle de soutien, DesPAx, 1951; appendice intermé- diaire, AUBERT, 1954a). Con «lobi vaginali » ho indicato i « vaginal valves » di BRINCK (1956). Nemoura (Protonemura) corsicana (Morton) Nemura fumosa, ESBEN PETERSEN, 1913 (sec. Morton, 1930): Corsica. Nemura corsicana Morton, 1930: Corte, Vizzavona (Corsica). Nemoura corsicana, MoseLy, 1932: Corsica. S.te-Lucie-de-Tallano 2, m. 680, 13-V-1956, 1 4. Zonza 1, m. 680, 13-V-1956, 1 3. Zonza 3, m. 940, 14-V-1956, 5 99. Zonza 4, m. 940, 14-V-1956, 1 g. Vizzavona 1, m. 1070, 16-V-1956, 2 g3. Ghisoni 4, m. 1280, 18-V-1956, 3 43, 1 L. 3 ultimo stadio. Ghisoni 5, m. 1280, 18-V-1956, 1 3. Albertacce 2, m. 1380, 20-V-1956, 1 L. 3 eine stadio. Albertacce 4, m. 1710, 20-V-1956, 1 L. $ ultimo stadio. Albertacce 8, m. 1320, 21-V-1956, 1 L. 3 ultimo stadio. Zicavo 1, m. 1050, 23-V-1956, 2 99. Zicavo 2, m. 1080-1100, 23-V-1956, 1 ©. Zicavo 4, m. 1180-1200, 24-V-1956, 2 L. $ ultimo stadio. 128 | | C. CONSIGLIO Nemoura (Protonemura) bucolica n. sp. Holotypus: 14, paratypi: 63g, 592: Corsica, Albertacce 2 (tra Maison Forestière de Popaja e Lac de Nino), m. 1380, 20-V-1956, C. Consiglio leg. Con- servati in alcool a 80° nella mia collezione. Descrizione: Lunghezza; mm. 5-654. 9. nm; 705-945 Ala anteriore: 4, mm. 614-716; ©, mm. 10-11. Capo dorsalmente bruno assai scuro sulla regione occipitale e da ciascun lato tra l’ocello posteriore e l’occhio; la restante parte della regione dorsale del capo nera. Antenne brune scure. Pronoto bruno, con callosità nerastre. T'racheo- branchie sottili, per lo più leggermente assottigliate all’apice, tracheobranchie me- diali così lunghe o poco più lunghe del massimo diametro dell’occhio visto late- ralmente. Femori fulvi, lineati longitudinalmente di bruno anteriormente e po- steriormente per tutta la loro lunghezza, dorsalmente sulla sola metà basale; gi- nocchi bruni. Ali a venature fulve, membrana grigiastra. 3 (Figg. 1, 2). Tergiti addominali notevolmente pigmentati. Tergite SER al Du appena più pigmentato che ai lati, con margine posteriore rettilineo por- tante verso il centro da 0 a 12 piccole spine. Tergite VIII al centro con macchia pigmentata, margine posteriore del tergite VIII rettilineo portante un gruppo di circa 9-18 piccole spine. Tergite IX al centro con larga macchia pigmentata; il margine posteriore del tergite IX forma al centro una leggera incavatura delimi- tante uno spazio circa due volte più largo che lungo; da ciascun lato di detta in- cavatura vi è un gruppo di circa 15-25 piccole spine. Placca sub-genitale con un lungo lobo mediano. Vescicola ventrale grande, subtriangolare od ovale. Lobo sopra-anale (fig. 4) appiattito, inferiormente con una doppia serie di piccole spi- ne, terminante con una breve asticella chitinosa simile a quella di N. ichnusae Cons. Paraprocti (figg. 5, 6): Placche sub-anali allungate, a forma di pentago- no irregolare, prolungamenti delle placche sub-anali brevi e larghi, appiattiti in un piano formante un angolo di 45° con il piano frontale e con quello sagittale, piano diretto dall’alto e dall’interno verso il basso e l'esterno. I prolungamenti delle placche sub-anali terminano con una piccola punta diretta verso l’alto e l’in- terno; lo spigolo rivolto verso il basso e l’esterno è piegato ad arco presso l’estre- mità. Vescicole sub-anali brevi; appendici esterne chitinizzate, arcuate, non sor- passanti le vescicole sub-anali, per lo più con 1-3 piccole spine terminali o laterali subterminali. Cerci brevi, circa una volta e mezza più lunghi che larghi. © (Fig. 3). Sternite VII a margine posteriore ampiamente convesso. Ster- nite VIII formante una placca sub-genitale scarsamente pigmentata, rigonfia, a margine posteriore formante due brevi lobi arrotondati, tra i quali vi è una breve e larga incavatura arrotondata. Lobi vaginali allungati, diretti verso l’esterno, assai scarsamente pigmentati e poco visibili. Paraprocti a estremità un po’ ricurva, diretta verso l’indietro e l’esterno. Affinità: N. bucolica n. sp. presenta una evidente affinità con N. corsicana (Morton) di Corsica e con N. ichnusae Consiglio di Sardegna. N. corsi- PLECOTTERI DI CORSICA 129 cana (Morton) ne differisce per il capo bruno, il tergite VIII del 3 a margine po- steriore incavato, il tergite IX del 3 a margine posteriore assai più profondamente incavato, l’asticella chitinosa apicale del lobo sopra-anale del 3 assai più lunga, 10 2 9 0 01 02 03 04 Smm.| 0 02 04 06 08 10m O 0 02 03mm: inse RE les ER È AA | lle seine ni AR. RER: ARE ‘ s FIGG 1,2 | FIG.3. FGG 4,5,6.9.10.11. 0 05 10 15 20mm. O 02 04 06 08 10mm ALII EE IERI ER PER li il cig. 7 FIGG. 8.12 Nemoura (Protonemura) bucolica n. sp. - 1: 4 holotypus, Albertacce, estremità dell’addome, visione dorsale; 2: & holotypus; Albertacce, estremità dell'addome, visione ventrale; 3:9 paratypus, Al- bertacce, estremità dell'addome, visione ventrale; 4: d holotypus, Albertacce, lobo sopra-lanale; 5: 4 holotypus, Albertacce, paraprocto, visione laterale; 6: 4 holotypus, Albertacce, paraprocto, visione ventro-laterale; 9: larva 3 ultimo stadio, Albertacce 4, paraprocto, visione ventro-laterale. Nemoura (Protonemura) corsicana (Morton) - 7: larva 3 ultimo stadio, Albertacce 4, pronoto e fe- more anteriore; 8: larva $ ultimo stadio, Albertacce 4, estremità dell'addome, visione ventrale; 10: larva & ultimo stadio, Albertacce 2, paraprocto, visione ventro-laterale. Nemoura (Protonemura) corsicana o bucolica - 11: larva © ultimo stadio, Ghisoni 4, paraprocto, visione ventro-laterale. Brachyptera sp. - 12: larva © ultimo stadio, Zonza 6, estremità dell'addome, visione ventrale. 130 C. CONSIGLIO la placca sub-genitale della 9 a margine posteriore con incavatura angolosa, i paraprocti del 5 e della © di forma differente. N. ichnusae Consiglio differisce da N. bucolica n. sp. per il capo bruno, il tergite VIII del 3 a margine posteriore sinuoso, la placca sub-genitale della © meno rigonfia, a margine posteriore meno profondamente incavato, i paraprocti del 3° e della 9 di forma differente. N. bucolica, N. corsicana e N. ichnusae formano insieme una superspecie (MAYR) caratterizzata: nel S dal lobo sopra-anale fornito di un’asticella chitinosa apicale, e dai prolungamenti delle placche subanali appiattiti in un-piano circa perpendi- colare alle.placche sub-anali stesse; nella © dalla placca sub-genitale poco chiti- nizzata, e dai lobi vaginali poco distinti. È evidente che tale superspecie deriva dalla evoluzione di un’unica specie primitiva nell’ambito del sistema sardo-corso. Vizzavona 1, m. 1070, 16-V-1956, 1 & Ghisoni 4, m. 1280, 18-V-1956, 1 &. Albertacce 2, m. 1380, 20-V-1956, 7 gg, 5 99, 1 L. 4 ultimo stadio. Larve di Protonemura Sono state catturate numerose larve di Protonemura a tutti gli stadi. Fra esse si trovano 7 larve 4 all’ultimo stadio, che hanno potuto essere determinate mediante dissezione ed esame dei genitali dell'adulto (lobo sopra-anale e para- procti). 6 fra esse sono risultate appartenere a Nemoura (Protonemura) corsicana, la N. (P.) bucolica. N. corsicana: Lunghezza mm. 74,8%, Colore generale del corpo bruno chiaro. Tegumenti brillanti. Pronoto (fig. 7) ornato di una frangia di setole lunghe circa 1/10 della lun- ghezza del pronoto (misurata all’interno della frangia di setole); le setole si ri- ducono fortemente nella parte mediale del margine anteriore e posteriore del pronoto. Tracheobranchie corte, cilindriche, spesso lievissimamente strozzate poco avanti l'estremità; tracheobranchie mediali non raggiungenti ordinariamente le coxae anteriori, di lunghezza uguale al diametro massimo dell’occhio visto la- teralmente (in 2 es. di lunghezza inferiore a tale diametro). Astucci alari di tinta uniforme. Femori anteriori con faccia anteriore priva di setole nei 2/3 - 3/4 basali. Tibie con poche setole natatorie isolate. Tergiti e sterniti addominali separati nettamente mediante una zona mem- branosa completa o un solco sui segmenti addominali I-IV (in 1 es. sui segmenti I-V). Tergiti addominali portanti al margine posteriore ciascuno 4-10 setole più lunghe, misuranti da 1/2 a 1/4 della lunghezza della regione pigmentata del ri- spettivo tergite. Margine posteriore dello sternite IX (fig. 8) nella regione mediana formante una sporgenza, i cui lati divengono meno convergenti in prossimità dell’apice. Paraprocti (fig. 10) troncati, circa così lunghi come larghi. Cerci con articolo 8° o 9° o 10° o 11° così lungo come largo. PLECOTTERI DI CORSICA 131 N. bucolica: Lunghezza mm. 614. Colore generale del corpo bruno chia- ro. Tegumenti brillanti. Tracheobranchie corte, cilindriche, lievissimamente strozzate poco avanti l'estremità; tracheobranchie mediali di lunghezza inferiore al diametro massimo dell’occhio visto lateralmente. Pronoto ornato di una frangia di setole lunghe circa 1/10 della lunghezza del pronoto (misurata all’interno della frangia di setole); le setole si riducono for- temente fino quasi a scomparire nella parte mediale del margine anteriore e po- steriore del pronoto. Astucci alari di tinta uniforme. Femori anteriori con faccia anteriore priva di setole nei 2/3 basali. Tibie con poche setole natatorie isolate. Tergiti e sterniti addominali separati nettamente sui segmenti addominali I-IV. Tergiti addominali portanti al margine posteriore ciascuno 4-6 setole più lunghe, misuranti circa 1/3-1/4 della lunghezza della regione pigmentata del ri- spettivo tergite. Margine posteriore dello sternite IX nella regione mediana for- mante una sporgenza, i cui lati divengono meno convergenti in prossimità del- l’apice. Paraprocti (fig. 9) troncati, circa così lunghi come larghi. Cerci mancanti nell'unico esemplare in esame. Come si vede, le larve delle due specie somigliano strettamente, e l’unica differenza che, se confermata in altri esemplari, potrebbe servire alla discrimi- nazione delle larve mature delle due specie, è la diversa dimensione: infatti la larva esaminata di N. bucolica è più piccola di quelle di N. corsicana. È tuttavia probabile che la differenza non sia costante. Elenco delle larve indeterminate di Nemoura (Protonemura) corsicana o bucolica : S.te+Lucie-de-Tallano 2, m. 680, 13-V-1956, 1 L. Zonza 1, m. 680, 13-V-1956, 3 L. | Zonza 2, m. 780, 14-V-1956, 3 L. Zonza 3, m. 940, 14-V-1956, 11 L. Zonza 4, m. 940, 14-V-1956, 2 L. Bocognano, m. 850, 15-V-1956, 1 L. Vizzavona 1, m. 1070, 16-V-1956, 1 L., 1 ex. Vizzavona 2, m. 1310, 16-V-1956, 2 L. Vivario 2, m. 1030, 17-V-1956, 1 L. Ghisoni 1, m. 1210, 17-V-1956, 9 L. Ghisoni 2, m. 720, 18-V-1956, 4 L. Ghisoni 4, m. 1280, 18-V-1956, 17 L. Ghisoni 5, m. 1280, 18-V-1956, 3 L. Albertacce 2, m. 1380, 20-V-1956, 6 L., 5 ex. 132 C. CONSIGLIO Albertacce 4, m. 1710, 20-V-1956, 3 L. Albertacce 5, m. 870, 21-V-1956, 1 L. Albertacce 6, m. 1040, 21-V-1956, 1.L. Albertacce 7, m. 1130, 21-V-1956, 2 L. Albertacce 8, m. 1320, 21-V-1956, 4 L. Evisa, m. 1140, 21-V-1956, 4 L. Zicavo 1, m. 1050, 23-V-1956, 1 L. Zicavo 2, m. 1080-1100, 23-V-1956, 5 L. Zicavo 4, m. 1180-1200, 24-V-1956, 3 L., 3 ex. Tyrrhenoleuctra zavattarii (Consiglio ) Strobliella zavattarii CONSIGLIO, 1956. Zonza 3, m. 940, 14-V-1956, 2 SG. Zonza 6, m. 940, 14-V-1956, 15 &&, 3 99, 10 ex. Leuctra :geniculata (Stephens) Leuctra geniculata, Hynes, 1941, p. 501, figg. 12A, 13K. In mancanza di adulti riferisco con dubbio a L. geniculata una larva non ma- tura, che presenta la tipica forma del capo e delle antenne propria di questa specie. S.te-Lucie-de-Tallano 1, m. 50, 13-V-1956, 1 L. Leuctra fraterna Morton Leuctra fraterna Morton, 1930: Vizzavona (Corsica). Leuctra fraterna, MoseLy, 1932: Corsica. Ghisoni 4, m. 1280, 18-V-1956, 3 33,19. | Ghisoni 5, m. 1280, 18-V-1956, 21 33, 21 99, 2 ex. Zicavo 2, m. 1080-1100, 23-V-1956, 6 33, 3 92. Leuctra budtzi Esben Petersen Leuctra budtzi Essen PETERSEN, 1912: Vizzavona (Corsica). Leuctra budtzi, ESBEN PETERSEN, 1913: Corsica. | Leuctra budtzi, KLAPALEK, 1917: Umgebung von Vizzavona (Corsica). Leuctra budtzi, MoseLy, 1932: Corsica. Potrebbero forse appartenere a questa specie due giovani larve di Leuctra appartenenti al gruppo fusca L. (AUBERT, 1954b, = gruppo di L. major, AUBERT, 1951). | (?) Ghisoni 1, m. 1210, 17-V-1956, 2 L. Brachyptera sp. 1 larva © all’ultimo stadio e 3 exuviae £9, molto somiglianti alla larva di B. rist Morton. Esse potrebbero appartenere a B. rist oppure a B. auberti Consi- PLECOTTERI DI CORSICA 133 glio, specie molto affine a B. risi e nota di Sardegna, di cui la larva non è ancora stata descritta. Nella fig. 12 è PORTES ua dell’addome della larva raccolta. Zonza 6, m. 940, 14-V-1956, Es RER Isoperla insularis (Morton) Chioronerta insularis MORTON, 1930: Corte, Vizzavona (Corsica). Chloroperla insularıs, MoseLy, 1932: Corsica. Isoperla insularis, ConsigLIO, 1957, p. 41, figg. 18, 19, 20, 21. _ Zonza 3, m. 940, 14-V-1956, 1 L. Zonza 5, m. 860-880, 14-V-1956, 1 L. Ghisoni 4, m. 1280, 18-V-1956, 2 L. Ghisoni 5, m. 1280, 18-V-1956, 1 L. Albertacce 6, m. 1040, 21-V-1956, 1 L. Cozzano 1, m. 740, 23-V-1956, 8 L. Cozzano 3, m. 850, 23-V-1956, 3 L. Zicavo 4, m. 1180-1200, 24-V-1956, 40 33, 4 99, 5 L.; 10 ex. Isoperla sp. Chloroperla grammatica, Morton, 1930 (sec. MoseLy, 1932): Corte, Vizzavona (Corsica). Chloroperla sp., MoseLy, 1932: Corsica. Morton (1930) e MoseLy (1932) hanno osservato 9£ che Morton rife- risce a Chloroperla grammatica (=Isoperla grammatica), mentre MosELY ritiene che non appartengano a questa specie. Ambedue gli AA. asseriscono che esse sono distinte da Chloroperla insularis (= Isoperla insularis). Nelle mie ricerche non ho incontrato alcun esemplare, sia adulto che larva, che non presentasse i caratteri specifici di /soperla insularis, per cui non mi è possibile pronunziarmi per ora su queste 99 enigmatiche. Chloroperla apicalis hamulata (Morton) n. comb. (hic?) Zsopteryx apicalis, HAGEN, 1864: Corsica. (hic?) Isopteryx burmeisteri, ESBEN PETERSEN, 1913 (secondo Morton, 1930): Corsica. Isopteryx hamulata Morton, 1930: Corte, Vizzavona (Corsica). Isopteryx hamulata, MoseLy, 1932: Corsica. Despax (1941) ha affacciato l’ipotesi che la forma descritta di Corsica da Mor TON non sia che una «forma insulare» di Chloroperla apicalis Newman, oppure semplicemente un sinonimo di questa specie. Per chiarire tale questione ho esa- minato attentamente gli esemplari che ho raccolto in Corsica a S.te-Lucie-de-Tal- lano e ho potuto rilevare quanto segue: 134 C. CONSIGLIO 1) Nei gg di Corsica il phallus non presenta differenze notevoli rispetto a quello dei Sg di Chloroperla apicalis Newm. da me raccolti in Calabria (Sta- zione Spezzano Albanese) e rispetto a quello raffigurato da BrincK (1956) per Chloroperla apicalis bengtssom Claassen. 2) Il dente sopra-anale dei 34 di Corsica in alcuni esemplari è privo del- l'incisione apicale e somiglia quindi alla fig. 31 di Despax (1941), in altri esemplari invece presenta un'incisione apicale come in Chloroperla apicalis Newman. A 3) La placca sub-genitale è indistinta in tutte le 92 di Corsica esaminate. 4) Tutti gli esemplari di Corsica presentano la branca mediana del disegno «in ancora» del mesonoto e del metanoto largamente lanceolata, come nella fie, 33:di Despax (1941): 5) Le larve raccolte corrispondono ‘bene alla descrizione - che AUBERT (1953) dà della larva di Chloroperla apicalis. | Da quanto sopra risulta che il principale carattere in base al quale veniva finora distinta Chloroperla hamulata da C. apicalis, e cioè la forma del dente so- pra-anale, non è costante negli esemplari di Corsica. Inoltre la placca sub-genitale è indistinta anche in una parte delle 99 di Chloroperla apicalis da me raccolte in Calabria (Spezzano Albanese). Pertanto l’unico carattere relativamente costante che sembra distinguere C. hamulata da C. apicalis è il disegno «in ancora » del mesonoto e del metanoto, carattere che non giustifica tuttavia l’esistenza di due specie distinte, per cui preferisco considerare hamulata come sottospecie di C. apicalis Newman. S.te-Lucie-de-Tallano 1, m. 50, 13-V-1956, 8 gg, 6 99, 2 L. Ghisoni 3, m. 760, 18-V-1956, 1 L. Cozzano 3, m. 850, 23-V-1956, I L. BIBLIOGRAFIA AUBERT, J., 1951 - Plécoptères helvétiques ; description de larves nouvelles. - Mitt. Schweiz. Ent. Ges., 24, 279-298. AUBERT, J., 1952 - Plécoptères décrits par le R. P. L. Navas S. %. - 3. Les espèces de la péninsule ibérique. - Mitt. Schweiz. Ent. Ges., 25, 242-250. AUBERT, J., 1953 - Contribution a l’etude des Plécoptères et des Ephemeropteres de la Calabre (Italie Meridionale). - Annuario Ist. Mus. Zool. Univ. Napoli, 5:2,:35 pp., 1 tav. AUBERT, J., 19542 - Quelques Nemuridae espagnols nouveaux. - Mitt. Schweiz. Ent. Ges., 27, 115-123. 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The species of Plecoptera, which were previously known with certainty from Corsica, are 6; the remaining Corsican records of Plecoptera are to be cleared out from the list of Corsican Plecoptera. According to the investigations made by the A., the Corsican: species of Plecoptera are brought to 10, of which 1 is new (Nemoura bucolica). | Nemoura corsicana and Isoperla insularis are found in nearly every kind of streams. Tyrrhe- noleuctra zavattarii, Leuctra fraterna and Brachyptera sp. are found in rather quiet mountain streams; the second species is present in Central Corsica, while the first and the third species were found in the southern part of the island. Nemoura bucolica was found in wood mountain streams. Leuctra ?geniculata and Chloroperla apicalis hamulata were found in a large stream at a low height above sea level, the latter species beeing found, however, also at a considerable height. From a zoogeographical point of view, the Corsican fauna of Plecoptera shows an equal re- lation to the European and the Sardinian ones. Nemoura corsicana, N. bucolica and Tyrrhenoleuctra zavattarii show relations to the fauna of North Africa, which could be explained with a past land connection with the last territory. The remaining Corsican fauna of Plecoptera takes probably its origin from immigrations from the European mainland at a more or less ancient time. The description of Nemoura bucolica n. sp. is given. It was not possible to find taxonomic characters to distinguish the larva of the latter species from that of N. corsicana. The reasons are discussed for which /sopteryx hamulata Morton, 1930, is to be considered only as a subspecies. of Chloroperla apicalis Newman. 137 EDOARDO ZAVATTARI SAVERIO PATRIZI Tragico evento (un investimento automobilistico sulla Via Aurelia) stron- cava il 21 febbraio 1957 la vita del Marchese SAVERIO PATRIZI; gentiluomo di razza, naturalista nato, che alle conoscenze e agli studi zoologici aveva recato contributi di eccezionale valore. | Due erano le grandi passioni di PATRIZI: l’Africa e la Speleologia. Nel 1919, ad appena 17 anni (era nato a Roma l’11 gennaio 1902), si era recato per incarico della Società Romana di Colonizzazione, in Somalia, ed ivi era rimasto fino al 1924. E laggiù l Africa lo aveva conquistato. Abile cacciatore, profondo osserva- tore, si era formato una larga conoscenza della fauna locale; si era modellato alla vita della boscaglia, della foresta, della libertà sconfinata del tropico, quella li- bertà fatta di luce, di sole, di spazio, che solo il tropico sa donare, si era formato quella mentalità e quella preparazione non solo naturalistica, ma soprattutto mentale, che dovevano in seguito dargli quella esperienza e quella conoscenza dei problemi biologici tropicali che, affinatesi successivamente nei suoi viaggi ul- teriori, avrebbe di poi in pieno esplicato, allorchè nel 1938 assunse la direzione della Sovraintendenza alla Caccia del Governo dell’Africa orientale italiana. Se in Somalia aveva vissuto la vita della boscaglia arida e spoglia, nel 1926- 27 PATRIZI con il suo viaggio nel bacino del Congo viveva per la prima volta la vita della foresta tropicale, della meravigliosa foresta pluviale, nella quale la po- tenza, l'esuberanza, la magnificanza della natura raggiungono la loro massima compiutezza, conseguono quella grandiosità mostruosa e, direi, quasi paurosa, che l’intrico della vegetazione, la rete inestricabile dei fiumi, dei torrenti, delle acque che ne incidono il terreno, la folla degli animali che ne animano ogni re- cesso, suscitano nell’animo, come se ci sentisse rinchiusi fra insuperabili barriere, come se si fosse rinserrati in una strettoia, da cui non potersi districare. PATRIZI percorse quel tratto del territorio del Medio Congo, nel quale l’Itimbiri, il Tale, ?Aruwimi, l’Uellé versano le loro acque nel grande fiume, e durante quel viaggio riunì preziose raccolte zoologiche, che vennero di poi il- lustrate da specialisti in alcune memorie. Frattanto il Barone RAIMONDO FRANCHETTI organizzava la sua difficile e pericolosa spedizione in Dancalia. Rientrato in Italia dal Congo, PATRIZI fu invitato da FRANCHETTI a partecipare, come naturalista, alla Spedizione, invito che Egli accolse con entusiasmo, perchè gli permetteva di ritornare ancora una volta in Africa. Grandi difficoltà incontrò la Spedizione FRANCHETTI; difficoltà del terreno, ostilità delle popolazioni e di cui FRANCHETTI narrò le vicende nel bel volume « Nella Dancalia etiopica », per cui essa si protrasse più di quanto fosse in program- ma; conseguentemente PATRIZI, costretto a rientrare in Italia, non potè parteci- pare che alla prima parte della Spedizione, svoltasi lungo la costa fra Assab e Beilul e l'immediato entroterra. Regione arida e inospitale, scarsa di vegetazione e priva pressochè del tutto di acque, la zona percorsa non poteva offrire la possi- bilità di grandi raccolte zoologiche e botaniche; nulla di meno PATRIZI ne riportò buone collezioni, sufficenti a permettere di tracciare un quadro, anche se oltre- modo sommario e incompleto, della fauna e della flora di una regione pressochè 138 E. ZAVATTARI sconosciuta; quadro che Patrizi sintetizzò in una ampiamente documentata me- moria, pubblicata alcuni anni dopo (1). Il decennio che corre fra il 1920 e il 1930 abbraccia il periodo glorioso della riconquista da parte delle truppe italiane dell’entroterra della Libia; abbraccia un periodo durante il quale le ricerche scientifiche nelle nuove terre conquistate, ebbero largo favore e grande impulso. La R. Accademia d’Italia, la R. Società Geografica Italiana, il Museo civico di Storia naturale di Genova organizzarono spedizioni, che avevano il compito di far conoscere e di illustrare territori, che di fatto erano pressochè del tutto ignoti. E nel 1921, appena pochi mesi dopo l’avvenuta occupazione italiana, la Città e il Museo civico di Storia naturale di Genova in accordo con la R. Società Geografica Italiana, organizzavano la Missione scientifica all’Oasi. di Cufra, affidandone la direzione a PATRIZI, affiancato dal ue CARLO CONFALONIERI, preparatore del predetto Museo. . Brevissima fu la permanenza di PATRIZI a Cufra, costretto, appena giuntovi, a rientrare a Roma per urgenti motivi familiari, mentre più lunga era stata, durante il viaggio di andata, la permanenza nel gruppo di Gialo; tuttavia e soprattutto per opera di CONFALONIERI, che si trattenne per circa un mese'a Cufra, furono riu- nite importanti collezioni zoologiche, così che il loro studio permise di avere una visione abbastanza completa della facies faunistica dell’Arcipelago di Cufra, sul quale dopo le scarse notizie derivate dal fortunoso viaggio di GHERARDO ROHLF del 1878-79, non si avevano più avuti elementi. Di come si svolse la Missione, PATRIZI pubblicò in seguito una sommaria relazione, in cui a grandi linee sono illustrati i risultati conseguiti (2). Se per un complesso di ragioni PATRIZI aveva dovuto lasciare le Spedizioni della Dancalia e di Cufra prima che avessero avuto il loro pieno compimento, è nella successiva Spedizione nel Basso Giuba e nell’Otregiuba ch’Egli dispiegò tutte le sue grandi doti di zoologo e di esploratore. Basso Giuba, da Gelib fino alla foce, rive e foresta del Bubasci nell’Oltregiuba furono il campo nel quale per oltre. due mesi, nell’estate del 1934, PATRIZI svolse la sua attività di raccoglitore e di os- servatore, e la messe riportata fu così abbondante da fornire i materiali per la pub- blicazione di molte memorie redatte da vari specialisti, e che occupano un intero volume degli Annali del Museo civico di Storia naturale di Genova. (3). Alle quali Memorie PATRIZI fece precedere la narrazione di come si svolse la Spedizione, narrazione nella quale è una tale ricchezza di notizie sulla fauna e sulla flora, di osservazioni sul comportamento di molti animali, di rilievi sulle caratteristiche biogeografiche del Bubasci e della sua foresta, così da costituire un tutto organico e completo, per cui ne balza vivo il quadro biologico di una regione: il Bubasci, che era pressochè del tutto sconosciuta. | E della larga esperienza in tal modo conquistata e della profonda conoscenza della grossa fauna dell’ Africa orientale che Egli possedeva, PATRIZI diede la piena dimostrazione durante la Conferenza internazionale per la Protezione della Fauna e della Flora in Africa, che ebbe luogo a Londra nell’autunno del 1934. Facevo parte anch'io, insieme a PATRIZI, ad ALESSANDRO GHIGI e ad IsAIA BALDRATI, della delegazione italiana presieduta da un alto Funzionario del Ministero delle Colonie, e ricordo quanto tempestive e documentate fossero le osservazioni e le critiche che PATRIZI affacciava, allorchè riteneva che qualche proposta avanzata da delegati di altre Potenze coloniali non dovesse essere accolta 0 dovesse essere modificata. SAVERIO PATRIZI 139 Inviato nel 1936 in Egitto in qualità di Addetto coloniale della Legazione d’Italia al Cairo, veniva nel 1938, a conquista dell’Etiopia conchiusa, chiamato - ad Addis Abeba a dirigervi l'Ufficio della Sovraintendenza alla Caccia del Governo dell’Africa orientale Italiana. E a quell’Ufficio PATRIZI diede tutta la sua competenza, la sua fatica, la sua passione. Ci vedemmo ad Addis Abeba nella primavera del 1939, quando, capo della Missione biologica Sagan-Omo, mi soffermai qualche giorno nella capitale per essere ricevuto dal Vicerè, S.A.R. 11 Duca D’AoSTA, con il quale avevo avuto l’onore di incontrarmi altre volte, allorchè stavamo organizzando le missioni scien- tifiche per l'esplorazione del Fezzan. _ Ci vedemmo nella sua casa di fortuna, sutÉita nella vegetazione, un. po’ fuori della città. PATRIZI era felice ed entusiasta; felice perchè aveva con sè la Famiglia che adorava; entusiasta perchè poteva, pur tra il disbrigo delle inevita- bili ma pesanti pratiche burocratiche, occuparsi delle sue ricerche preferite, poteva percorrere l’impero, poteva conoscere regioni a lui sconosciute, poteva raccogliere i materiali per illustrare la fauna di quel vasto e non ben noto paese. E in una dipendenza annessa alla sua casa aveva attrezzato un modesto laboratorio; vi aveva riunito una bella collezione di uccelli, una ricca serie di trofei di caccia, ‘dei primi dei quali redasse poi e pubblicò il catalogo; dei secondi dei quali pubblicò una sommaria illustrazione destinata a facilitare il riconoscimento delle princi- pali Antilopi della regione (4 - 8). Era il vero «right man in the right place »; l'uomo che ha conquistata la gioia di vivere, perchè vivere nel tropico, vivere la vita della natura era la sua gioia, la sua passione, era l’aspirazione a cui aveva teso, perchè I’ Africa lo aveva avvinto, ne aveva fatto un suo prigioniero. Poi vennero i giorni tristi, i giorni della guerra e della catastrofe. Richiamato in servizio militare quale Ufficiale del Gruppo Squadroni dei Cavalieri di Neghelli, alla caduta di Addis Abeba venne fatto prigioniero dagli Inglesi e portato nel Chenia. Rinchiuso dapprima, dal settembre del 1942 al dicembre 1943, nel campo p.d.g. di Londiani, di poi per tutto il 1944 nel campo p.d.g. di Edoret, nel 1945 fu trasferito a Nairobi, dove, pur con le gravi restri- zioni di movimento imposte a un prigioniero, potè frequentare e lavorare alle dipendenze del « Coryndon Museum ». Ma anche durante la prigionia la sua passione per le ricerche zoologiche non venne mai meno; e non potendo evidentemente occuparsi di fauna grossa, rivolse la sua attenzione agli Insetti, soprattutto alle Formiche e ai Mirmecofili, scoprendo parecchi generi e specie nuovi, che illustrò in seguito, alsuo ritorno in Italia. Questi studi sulle Formiche e sui Mirmecofili sono come il preludio di quello che sarà l’indirizzo delle sue ricerche future, saranno queste raccolte nel terriccio, sotto le pietre, nei cunicoli a portare PATRIZI a volgersi alle ricerche di Speleologia. Annientata la potenza coloniale italiana, l’Africa cessava di essere per noi Italiani quella meravigliosa palestra nella quale si erano affınati tanti esploratori e tanti studiosi, che ad essa avevano dato sangue e fatiche; e nella quale quegli stessi studiosi avrebbero potuto recare ancora superbi contributi, come per oltre mezzo secolo avevano dato. 140 E. ZAVATTARI | E PATRIZI fu anch'esso travolto; anch’esso dovette rinunciare ai suoi ideali e ripiegò su un campo di ricerche che stava rifiorendo in Italia; ripiegò sulla Spe- leologia. | Una breve parentesi Egli ebbe nel 1955, quando fu inviato a rappresentare il Governo Italiano alla Conferenza sulla Fauna e Flora Africana a Bukavo nel Congo belga. Furono giorni per lui di inesauribile godimento; ne tornò entusiasta e quando raccontava dei pochi giorni trascorsi nel Parco nazionale Alberto, nei suoi occhi brillava il riflesso della luce che lo aveva abbacinato, delle meraviglie che aveva veduto, del paese che lo aveva conquistato. Era tornato soddisfatto di aver potuto ancora una volta tuffarsi nella grande foresta, nell'aver potuto ancora sentire il canto degli uccelli dai mille colori, l’urlo delle fiere e lo squittio delle scimmie; ma nell’animo era rimasto l'amaro, perchè quella sua fugace perma- nenza in Africa aveva riacutizzato in lui il dolore cocente della nostra Africa per- duta, il dolore, che chi, come Lui, l’ha esplorata e vissuta, sempre ha vivo e pun- gente nel cuore. AI ritorno dalla prigionia nel 1946, PATRIZI si trovò costretto ad occuparsi dei suoi affari privati, a dover riassettare la sua grande tenuta di Sasso-Furbara, da cui per tanti anni era stato lontano; ma ciò non ostante non abbandonò i suoi studi prediletti; dapprima pubblicò alcune note sulle Formiche e sui Mirme- mecofili raccolti nel Chenia (9-15); di poi iniziò quelle campagne speleologiche sia nel Lazio che in altre contrade, che fruttarono la scoperta di parecchie nuove specie e che lo portarono, in parte con la collaborazione di altri speleologi, ad illu- strare la fauna di alcune caverne italiane (16 - 28, 30, 32 - 34). Lo stesso fervore con il quale aveva studiato la fauna africana, lo animava nello studio della fauna ipogea italiana; la campagna speleologica del 1954 in Sardegna fu particolarmente feconda, come feconde furono le ricerche del 1953- 54 nella Grotta Patrizi di Sasso-Furbara, che svelarono, altresì, rinvenimenti an- tropologici di grande interesse, come, fra P altro, un cranio trapanato, che concor- rono a ricostruire la vita umana del neolitico italiano (39). Ultima campagna fu quella dello scorso 1956, che svolse come componente della Spedizione nel Mediterraneo orientale organizzata dal Lamont Geological Observatory dell’ Università di Columbia e dall’Istituto Italiano di Paleontologia umana. Dovevano, durante quella Fiedizione: ALBERTO CARLO BLANC, SAVERIO PATRIZI, FRANCESCO BASCHIERI SALVADORI esplorare alcune grotte ancora ine- . splorate della costa dell'Anatolia e illustrarne le caratteristiche e i ritrovamenti. Pur troppo a PATRIZI non fu dato di poter collaborare alla pubblicazione dei ri- sultati conseguiti. Socio di parecchie Società scientifiche e Consigliere dal 1954 della Società Entomologica Italiana, PATRIZI era stato nel 1953 nominato Commissario gover- nativo dell’ Istituto nazionale di Entomologia; carica che Egli aveva assunto con riluttanza, perchè non si nascondeva le grosse questioni che attendevano la loro risoluzione; carica che tenne fino alla morte con quella Signorilità, di cui era sem- pre stato il grande Signore. PATRIZI era, come dissi all’inizio, naturalista nato. Naturalista nella sua più pura accezione, perchè della natura era un innamorato, perchè della natura sen- tiva tutto il fascino, tutta la bellezza, tutta la purezza; era un innamorato di quella natura la cui contemplazione ci innalza al di sopra delle piccole e delle grandi miserie, che ci porta a sentirne tutta la sublime armonia, monda e pura di tutte le SAVERIO PATRIZI 141 finzioni e di tutte le brutture, perfetta nella sua compiutezza e nelle sue differen- ziazioni, canto che si leva e che avvince solo chi sa comprenderla e sa amarla. PATRIZI era uno dei fortunati che la sapevano comprendere e, appunto per questo, la Sua dipartita è un vuoto che non potrà essere facilmente colmato, perchè è di pochi essere, come era Lui, veri innamorati della natura, essere veri studiosi della natura. 20 2I 22 23 24 PUBBLICAZIONI DI SAVERIO PATRIZI Note ed osservazioni sulla Fauna e la Flora della Dancalia Italiana meridionale. Atti Pont. Acc. Scienze Nuovi Lincei, LXXXVI, 1933, p. 254-275, tavv. 1-7. La Missione Scientifica Genovese all’Oasi di Cufra (marzo-luglio 1931.) Riv. Municipale Genova, 1932, p. 1-6. Spedizione zoologica del Marchese Saverio Patrizi nel Basso Giuba e nell’Oltregiuba. Parte narrativa. Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVIII, 1935-39, p. 1-28, tavv. I-VIII. Le principali antilopi dell’Africa Orientale Italiana. Ministero Africa Ital., Tip. Ed. Sal- lustiana, Roma, 1937, p. 1-11, tavv. I-IV. La Raccolta Zoologica della Sovraintendenza alla Caccia in Addis Abeba. Boll. Idrob. Caccia Pesca dell’Africa orientale, Addis Abeba, I, 1940, p. 94-106. Alimentazione del Cudu maggiore (Strepsiceros strepsiceros chora) nel Nord dell’Eritrea. Ibid., p. 12-13. Nella Riserva del Didessa. Ibid., p. 56-69. Commento sugli Animali protetti in modo assoluto (Ordinamento della Caccia nell’ Africa Orientale Italiana). Contribuzioni alla conoscenza delle Formiche e dei Mirmecofili dell’Africa Orientale. I. Descrizione di un nuovo genere e di una nuova specie di Formiche del Kenya. Boll. Ist. Entom. Bologna, XV, 1943-46, p. 292-296. id. II. Microdaceton leakeyi n. sp. (Hymenoptera : Formicidae). Ibid, XVI, 1947, p. 219-221. id. III. Nuovi Generi e Nuove Specie di Coleotteri Stafilinidi. Ibid, XVI, p. 222-233. id. IV. Descrizione di un nuovo genere e di una nuova specie di Stafilinide dorilofilo dello Scioa e relative note etologiche (Coleoptera : Staphylinidae). Ibid., XVII, 1948-49, p. 158-167, id. V. Note etologiche su Myrmechusa Wasmann (Coleoptera: Staphylinidae). Ibid.., XVII, 1948-49, p. 168-173. id. VI. Crateropsis elmenteitae, nuovo sottogenere aberrante di Solenopsis Westw. Ibid., XVII, 1948-49, p. 174-176. id. VII. Feannellusa Giaquintoi n. sp. e note circa il genere Dorylocratus Wasm. (Coleoptera : Staphylinidae) ibid. XVIII, 1950-51, p. 259-267. Grotta dei Pipistrelli. Notiz. Circolo Speleologico Romano, n° 4, 1950, p. 1-3. Contributo del Circolo Speleologico Romano allo studio della fauna cavernicola laziale e delle regioni limitrofe (Rel. inviata al Congresso mondiale di Speleologia, Monterrey (Mes- sico) 1950). /bid., n° 4 1950, p. 15-21 (in collaborazione con M. CERRUTI). Sulla fauna della grotta del Busento. /bid., n° 5, 1951, p. 1-4 (in collab. con M. CERRUTI). La seconda campagna speleologica al Busento. Cenno Biologico. Jbid., n° 7, 1954 p. 2-4 (in collab. con M. CERRUTI). Notizie preliminari sulla biologia di alcune grotte della Provincia di Sassari. Ibid., n° 6, 1952, Pp. 13-20. Materiali per un primo elenco della fauna cavernicola del Lazio e delle regioni limitrofe (To- scana esclusa). Ibid., n° 7, 1954, p. 22-34. Ricerche biologiche in alcune grotte della Sardegna meridionale. /bid., n° 6, 1954, p. 20-21. Osservazioni biologiche relative alla Grotta del Cavallone o della Figlia di Jorio sulla Ma- jella. Ibid., n° 5, 1951, p. 6-8 (in collab. con M. CERRUTI). Esplorazione della Grotta di S. Oliva, dell’Arnale Cieco e dell’Ovuso (Cori). Ibid., n° 5, 1951, p. 23-24 (in collab. con A. SEGRE). SA 33,7 delle E. ZAVATTARI Nuovo genere e nuova specie di Pterostichide troglobio della Sardegna orientale. Fragmenta Entomologica, Roma. II, n° 4, 1955, p. 29-39. Sardulus spelaeus n. gen. n. sp. (Coleoptera: Histeridae). Ibid., n° 6, p. 47-53. Biospeleologia laziale. Att. VI° Congress. naz. Speleologia, Trieste, 1954, p. 301-302. Introduzione e acclimatazione del Coleottero Catopide Bathysciola Derosasi Dod. in una grotta laziale. Ibid., p. 303. Ricerche nel Congo Belga. Ibid., p. 304. Nota preliminare su alcuni risultati di ricerche biologiche in Grotte della Sardegna. Atti VII° Congress. naz. Speleologia, Como, 1956, pp. 202-208. Carlo Franchetti (Necrologia). Rass. Speleologia Ital., VIII, 1956, p. 34-35. Notes sur la faune cavernicole du Lazio et de la Sardaigne. Prem. Congr. Intern. de Spéléo- logie, Paris, 1953, Ill, p. 185-101. Fauna ipogea e Paleogeografia mediterranea (Cave Life and Mediterranean Paleogeography). Quaternaria I, 1954 p. 43-45; 46-48 (in collab. con M. CERRUTI). Notizie sulla Grotta del Cavallone nella Majella, Boll. Soc. Geogr. Ital., S. VIII/II, 1949° p. 201-206 (in collab. con A. SEGRE e M. CERRUTI). Sepoltura ed inumazione con cranio trapanato nella Grotta Patrizi Sasso-Furbara. Riv, Antrop., XLI, 1954, p. 33-38, 37-51; 52-68 (in colab. con A. M. RapmIiLLI eG. MANGILI). Ringrazio l’amico Cerruti che ha avuto la cortesia di comunicarmi i dati biografici e l’elenco pubblicazioni di Patrizi. 143 TIZIANO DE MONTE PRIMA NOTA SULL’APPARATO PLASMATORE DEGLI ESCREMENTI, CARATTERISTICA MODIFICAZIONE DELL'INTESTINO ‘RET TO a IN ALCUNE TRIBU’ DELLA SOTTOFAMIGLIA CLYTRINAE (COL., CHRYSOMELIDAE), Ebbi già occasione di accennare all’esistenza di questo apparato in un mio lavoro sul Cryptocephalus sericeus L.: con la presente nota inizio una breve serie di pubblicazioni intese ad integrare l'argomento. Espongo per ora i risultati d’una ricerca tendente ad individuare i gruppi di Chrysomelidae in possesso del suddetto apparato ed a descrivere la conforma- zione dell’intima rettale nei diversi generi. Il presente lavoro è stato eseguito al Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, diretto dal Prof. Edoardo Gridelli, al quale desidero esprimere i miei rin- graziamenti per il materiale messo a mia disposizione. Nella redazione della presenta nota mi fu preziosissima la cortese revisione del Prof. Guido Grandi, al quale vanno i sensi della mia viva riconoscenza. TECNICA Per l’allestimento dei preparati microscopici, indispensabili per un accurato esame del comportamento, al riguardo, dell’intima dell’intestino retto, mi sono servito soltanto di insetti secchi procedendo nel seguente modo: previa bollitura in acqua distillata, ho asportato l'addome, che successivamente venne fatto bollire in una soluzione di potassa caustica per cinque minuti; immersolo quindi in acqua distillata, "ho tagliato con un finissimo bisturi lungo un solo lato. Normalmente gli uriti introflessi rimangono uniti al VII urotergo. Dopo aver isolato il IX urite, ho resecato il retto in estrema prossimità dell’apertura anale ed in esso ho introdotto un finissimo ago per mantenerlo disteso, quindi ho tagliato longitu- dinalmente l’intima da un solo lato, riducendo il retto da tubulare a laminare. L’inclusione in Balsamo venne effettuata con la nota tecnica dell’EDWARDS. PREMESSA La prima notizia sugli involucri protettivi per le uova dei Clytrini si trova in un lavoro dello SCHALLER assieme alle relative illustrazioni (1). Altri Autori in seguito ne parlarono per esteso, rilevando la delicata scultura della superficie degli involucri, variabile da specie a specie. Il LECAILLON (non LEWILLON, come erroneamente riportato dal BERLESE a pag. 210) attribuì al GENE’ il merito d’aver. riconosciuto e pubblicato per primo (Biblioteca Italiana, Milano, vol. 55, pi 194, “1929, 6: Ann. Sel ONE Zonale te pi 1550990) Ta natura non terrosa ma escrementizia di tali involucri e di conseguenza il LECAILLON stesso propose per questi involucri il nome di « scatoconche » per far risaltare la differente natura in contrapposizione alle peloconche di altri insetti. In un successivo lavoro (1898) il LECAILLON descrisse per la prima volta un « Rek- (1) Non ho potuto consultare il lavoro originale dello ScHALLER (Acta Halens., I, 1783, p. 328), però il ROSENHAUER (p. 52) dice, parlando delle scatoconche - che egli nomina « Säcke » -: « Hinsichtlich der Grösse stimmt dieser aufs Haar mit der Schallerschen Abbildung... ». 144 T. DE MONTE talapparat » nella © di Clytra quadripunctata L. In un tempo di molto posteriore (1932) KONTKANEN accennò pure all’esistenza di un apparato probabilmente omo- logo nei Cryptocephalus sericeus L., aureolus Suffr. e hypochoeridis L. Il FABRE, per parlare d’un noto osservatore dei costumi degli insetti, disegnò minutamente varie scatoconche e diede interessanti ragguagli sulle modalità di costruzione. Una descrizione dettagliata e recente sul modo di costruzione della scato- conca è stata fatta dal MEIXNER nel trattare l’Ord. Coleoptera nel « Handbuch der Zoologie ». Ritengo opportuno citare le sue stesse parole (pag.:1211-1213) « Manche Chrysomeliden, so die Clytrim, Cryptocephalini und Chlamydim, haben es zu einer erstaunlichen Kunstfertigkeit in Baue von Ei-Gehäusen gebracht: das aus der Geschlechtöffnung austretende Ei wird zunächst an dem einen Pole in einer Grube (Rinne) des letzten (5 ten) freiliegenden Abdominalsternites, den « Ei-Mörser », mit den Hintertarsen festgehalten und unter Drehen un seine Längsachse mit kleinen, geglätteten Kotschüppchen ringsum beklebt, angeblich unter Mithilfe eines zugleich entleerten Sekrets; es entstehen so Gehäuse von mannigfaltigster, artspezifischer Gestalt, die Skatokonch en. Die nahe verwandten Lamprosomini verwenden in der Hauptsache mit den Kiefern losge- rissene Holz- oder Rinden-Splitter, die mit Kot und Harz zusammengekittet werden, oder eine papiermachè-artige, mit den Mundteilen aus oralem Sekret und Holzfasern beritete Masse, die an das Nestmaterial von Vespen erinnert. Tropische Cassidinen hinwieder überdecken jedes Ei mit einer Schuppe aus ana- lem Sekret, seltener hauptsächlich aus Kot, und ergibt sich bei Arten, die ihre Bier in Gelegen absetzen, ein Schuppendach oder eine typische Ootek änlich der von Mantiden ». Da questa descrizione appare come gli escrementi vengano applicati a sca- gliette alla superficie dell’uovo, scagliette che devono uscire preformate dall’a- pertura anale. Dato che normalmente lo strato muscolare del proctodeo, quantun- que relativamente notevole, è di certo insufficiente a produrre l’appiattimento delle feci con l'espulsione forzata attraverso un’apertura piatta, era conseguente ricer- care un eventuale apparato capace di plasmare i blocchetti fecali in squamette levigate. Infatti tutte le specie che costruiscono la scatoconca, e che di solito possie- dono la fossetta ovigera sul VII urosternite, hanno il retto provvisto d’un apparato adatto a plasmare nel modo voluto i blocchetti fecali, rendendoli atti a rivestire l’uovo. Fra i Lamprosomatini, che, come s’è visto, eseguono delle complicate costru- zioni servendosi anche degli escrementi come materiale cementizio, ho trovato l’unico esempio (Lamprosoma concolor Strm.) della presenza di modificazioni nel- l’intima rettale non accompagnata dalla coesistenza della fossetta sul VII uroster- nite. Non è questa una regola in tutti i Lamprosomatini, in quanto ho osservato, ad esempio, tre esemplari del Brasile, appartenenti ad altrettante specie diverse, che sono provvisti sia di modificazioni nell’intima rettale che di una fossetta più o meno evidente sul VII urosternite. Purtroppo non ho potuto esaminare alcun esemplare di Cassidini tropicali usi a ricoprire ogni uovo con una squametta di sterco: questi potrebbero anche a- vere delle armature rettali. Non hanno certamente alcuna modificazione dell’in- tima rettale 1 Cassidini africani del Gen. A di cui ho esaminato la specie chlorotica Ol. del Kamerun. INTESTINO RETTO DI CLYTRINAE 145 COSTITUZIONE DELL’ APPARATO Nelle femmine di alcune sottofamiglie di Coleotteri Crisomelidi, che rac- chiudono le loro uova in ooteche costituite in massima parte di escrementi (sca- toconche), l’intima di un tratto del proctodeo, e precisamente della porzione me- diale del retto, che, risultando in genere appiattita dorso-ventralmente, lascia in- dividuare con facilità una faccia dorsale ed una ventrale (considerato, natural- mente, l’insetto in posizione fisiologica), presenta notevoli caratteristiche e cioè la differenziazione di un complesso di apodemi, di inspessimenti e di processi. Gli apodemi appaiono come placche pigmentate di varia estensione e di varia forma; gli inspessimenti sono più o meno sensibili; i processi, infine, diver- samente sviluppati e conformati (ne esistono di granulari, di tricoidei, di chetoidei, di lanceolati, di squamiformi, ecc.), sorgono in territori più o meno bene defi- niti. Oltre a tali differenziazioni l’intima della sopraddetta porzione del proctodeo può, inoltre, mostrare delle pieghe, tanto longitudinali quanto trasversali, le quali si osservano, di solito, in corrispondenza di apodemi. Questa armatura varia secondo le tribù, i generi, le specie e può essere uti- lizzata, accanto ai caratteri sinora noti, per discriminare facilmente gli esemplari femmine di entità sistematiche o per effettuare revisioni critiche in generi arbitra- riamente suddivisi in gruppi di specie non sempre naturali (ad SAAS il Gen. Cryptocephalus). In conclusione, l’apparato plasmatore degli escrementi rappresenta, per i sistematico, un nuovo carattere, degno di considerazione assieme ai caratteri esoscheletrici e genitali già conosciuti. L’APPARATO PLASMATORE DEGLI ESCREMENTI NEI Clytrini, Cryptocephalini, Chlamydini E Lamprosomatini Devo premettere che nel condurre le ricerche per chiarire quali raggruppa- menti sistematici della Fam. Chrysomelidae possedessero modificazioni dell’in- tima rettale, ho seguito il sistema proposto dal MEIXNER (p. 1333). Secondo questo Autore, la Fam. Chrysomelidae è scomponibile in cinque sottofamiglie: Criocerinae (Eupodae), Galerucinae, Chrysomelinae (Cichca), Cly- trinae (Camptosomata) e Cassidinae. La sottofamiglia Clytrinae, a sua volta, è costituita da cinque tribù: £Lamprosomatim, Cryptocephalini, Megalopodini, Clytrini e Chlamydını. Dopo aver esaminato diversi generi appartenenti a tutte le tribù sunnomi- nate, ho accertato la presenza dell’apparato plasmatore in quattro di esse. Della tribù Megalopodini ho esaminato soltanto il genere Poecilomorpha, che è sprovvisto dell’apparato plasmatore: pertanto, in attesa di poter esaminare altri generi di questa tribù, devo per ora escluderla dal presente lavoro. Delle altre quatto tribù ho esaminato i seguenti generi: Trib..Clvtrini Gen.: Labidostomis Redt., Miopistis ey Antipa De Geer., Lachnaea Redt., Clytra Laich., Cyaniris Redt., Chilotomia Redt., Coptocephala Lac., Stereoma Lac., Ischiopachys Lac. | Trib. Cryptocephalini. Gen. Stylosomus Suffr., Pachybrachys Suffr., Cryptocephalus Geoftr. 146 T. DE MONTE Trib. Chlamydini. Gen.: Fulcidax Voet., Chlamys Knoch. Trib. Lamprosomatini. Gen. Lamprosoma Kirby. In ognuna delle tribù succitate, l'apparato plasmatore degli escrementi mostra una costituzione diversa. La particolare disposizione degli apodemi e degli inspessimenti pigmentati nell’apparato plasmatore, consente di usare una formula per indicare sintetica- mente il loro numero e la loro posizione, in modo tale da poter riconoscere, in base alla sola formula, a quale tribù della sottofamiglia Clytrinae appartenga la femmina in esame. | Incominciando a considerare gli apodemi e gli inspessimenti pigmentati della faccia dorsale e successivamente della ventrale, basta prendere via via nota del numero degli stessi per avere la formula rettale (f. r.). Detta formula trova la sua ragione d’essere, in quanto è diversa per ogni tri- bt e nello stesso tempo è invariabile nei diversi generi e specie componenti una data tribù. | Così, ad esempio, in tutti i generi e specie della tribù Clytrini si possono osservare: sulla faccia dorsale dell’intima rettale due apodemi ed un inspessi- mento, pigmentati e nettamente distinti dalle altre tenui modificazioni dell’in- tima; sulla faccia ventrale due robusti apodemi pigmentati. La f.r. della tribù Clytrini sarà dunque 3-2. Dò ora una descrizione generale dell’intima rettale in ognuna delle quattro tribù della sottofamiglia Clytrinae in cui ho riscontrato la presenza dell’apparato plasmatore degli escrementi. Le dizioni «faccia dorsale » e «faccia ventrale » si riferiscono al retto in sito nell’insetto in posizione fisiologica. Trib. CLYTRINI (f.r.: 3-2) (fig. I, 1) Faccia dorsale. Area compresa fra la valvola rettale ed 1 retrostanti apodemi, inerme. Apodemi pigmentati in numero di due, subellittici e simmetrici, posti lateral- mente ad un robusto inspessimento pigmentato mediano, rettangoloide e tra- sversale. In corrispondenza alle predette placche pigmentate, la faccia libera del- l’intima presenta un’ampia area ellittica armata di processi generalmente chetoidei. Faccia ventrale, Apodemi pigmentati in numero di due, pari e simmetrici, disposti trasver- salmente, di forma complessiva caratteristica che, come pure l’assieme delle plac- che pigmentate dorsali, richiama alla mente la forma del cravattino a farfalla; detti apodemi presentano una porzione distale (apodema vero) diretta lateralmen- te, unita ad una porzione prossimale (per lo più robusto inspessimento) diretta medialmente. La faccia libera dell’intima, all’altezza dei suddetti apodemi, pre- senta una zona quasi eguale, e per forma e per aspetto, a quella della faccia dorsale corrispondente. INTESTINO RETTO DI CLYTRINAE 147 Trib. CRYPTOCEPHALINI (f.r.: 4-4(3)) (fig. I, 2) Faccia dorsale. Area compresa fra la valvola rettale e le retrostanti placche pigmentate iner- me o provvista di minuti processi debolmente appuntiti e diafani. Mancano quasi sempre apodemi distinti (individuabili a malapena nel Gen. Stylosomus), che sono sostituiti da due inspessimenti pigmentati trasversali e da due inspessimenti lon- gitudinali, ugualmente pari e simmetrici, posti latero-cranialmente ai predetti e che si risolvono in direzione della valvola rettale in minuti inspessimenti pigmen- tati granulari. La faccia libera dell’intima, in corrispondenza agli inspessimenti pigmentati mediani, forma due pieghe trasversali, pari e simmetriche, munite di processi per lo più lanceolati e divise medialmente da una stretta zona longitudi- nale inerme. Faccia ventrale. Inspessimenti pigmentati mediani impari, trasversali, variabili per numero (1 o 2) e per forma nei diversi generi. Inspessimenti pigmentati laterali in numero di due, pari e simmetrici, quasi identici per forma e posizione ai dorsali. Faccia libera dell’intima con una zona impari mediana subquadrangolare fornita di mi- nuti processi lanceolati e squamiformi. Trib. CHLAMYDINI (f.r.: 0-2) (fig. I, 3) Faccia dorsale. Area compresa fra la valvola rettale ed 1 retrostanti territori di processi se- toliformi armata di diverse zone longitudinali di processi spiniformi abbastanza robusti. Processi setoliformi del territorio sunnominato, lanceolati, lunghi e di- stalmente accuminati. Questo territorio presenta medialmente un tratto mediano stretto e longitudinale inerme. Faccia ventrale. Inspessimenti pigmentati in numero di due, subtriangolari e simmetrici. Formazione a placca rilevata sulla faccia libera dell’intima, prolungata caudalmente fino in prossimità dell’apertura anale e rivestita in un’area subcircolare e craniale di processi lanceolati piuttosto corti ed accuminati. Trib. LAMPROSOMATINI (f.r.: 0-0). (fig. I, 4) Faccia dorsale. Inspessimento della valvola rettale munito talvolta di processi spiniformi, i quali sono comunque sempre presenti in una zona più o meno protratta in direzione anale. Mancano apodemi ed inspessimenti pigmentati. Nella zona me- diana si osservano spesso due pieghe trasversali, pari e simmetriche, più o meno complicate, talvolta sostituite da una zona impari mediana, munita di processi tricoidei, lanceolati e squamiformi. Faccia ventrale. Si osservano talvolta deboli inspessimenti depigmentati in corrisponden- za d’una zona impari mediana di forma variabile armata di processi squamiformi e chetoidei. 148 T. DE- MONTE! Per dare un'idea di quale grado siano le variazioni dell’apparato plasmatore degli escrementi in seno ad ogni tribù, descriverò ora l’aspetto dell’intima rettale di una specie per ogni genere. Desidero illustrare in un secondo tempo ed in separata sede le variazioni specifiche che detto apparato può presentare. n°? N vil \ \ \ Tee ee — Kae Hi | PAM di LE sun) ii i Schemi dell’apparato plasmatore degli escrementi nelle seguenti tribù: 1. Clytrini (f.r.: 3-2); 2. Cryptocephalini (f.r.: 4-4(3)); 3. Chlamydini (f.r.: 0-2); 4. Lamprosomatini (f.r.: 0-0). Il retto è stato tagliato lateralmente in senso longitudinale ed aperto; le due faccie, dorsale (D) e ventrale (V), sono viste dalla faccia libera dell’intima. Trib. CLYTRINI (f.r.: 3-2) Gen. Labidostomis Redt. lusitanica Germ. (Portogallo, Evora). Faccia dorsale. Gli apodemi pari di colore bruno, più piccoli dei corrispondenti ventrali, con margine distale diretto lateralmente e crenulato, mostrano apparenti e gros- solane strie radiali più scure. Il limite mediale, convesso, è in rapporto di conti- guità con il margine laterale dell’inspessimento pigmentato impari mediano, che INTESTINO RETTO DI CLYTRINAE 149 è di colore bruno più chiaro e di forma rettangoloide, trasversale, con i lati maggiori leggermente concavi. | 3 | La faccia libera dell’intima, in un’area ad estensione maggiore ma corrispon- dente per forma e per posizione all’inspessimento impari mediano, è armata di fitti processi chetoidei. | Faccia ventrale: Apodemi di colore bruno, distinguibili in una porzione distale, orientata lateralmente, squamiforme, con margine crenulato e con apparenti grossolane striature radiali più scure, unita, tramite un breve tratto strozzato, con una por- zione mediale; i margini mediali di queste ultime porzioni sono fra loro ben di- stanziati e divergenti in direzione caudale. | La faccia libera dell’intima, per un’area tondeggiante situata in rapporto alle porzioni mediali degli apodemi, è munita di processi identici a quelli già descritti. per. la.faccıa dorsale. Gen. Miopristis Lac. Subgen. Macrolenes Lac. ruficollis F. (Istria, Pola). Fæccia “dot stalle. Gli apodemi pari, di debole colore giallo-bruno, hanno debolissima pigmen- tazione ed apparenza diafana; il loro margine distale è è irregolarmente curvato, non crenulato, e mostrano, specialmente in posizione prossimale, finissime ap- parenti strie radiali. Con i limiti mediali sono in rapporto di contiguità con l’inspes- simento impari mediano, di forma rettangoloide, trasversale, debolmente pigmen- tato, con limite craniale lievemente concavo e con limite caudale leggermente con- vesso. | La faccia libera dell’intima è armata come nel Gen. Labidostomis. Raccira went rele. Apodemi di colore giallo-bruno, la cui porzione distale, a forma di padiglione auricolare, apparentemente fornita d’una finissima striatura radiale apprezza- bile medialmente, è unita tramite un tratto strozzato ad una porzione prossimale (mediale) di forma subtriangolare a base mediale ed apice unito al tratto strozzato, il cui limite mediale è quasi rettilineo e lievemente obliquo in senso medio-la- terale procedendo in direzione anale. La faccia libera dell’intima è armata come nel Gen. Labidostomis. Gen. Antipa De Geer. Subgen. Tituboea Lac. macropus Illig. (Goriziano, Selva di Tarnova). Faccia corsarte. Apodemi pari giallo-bruni, valviformi, senza apparente striatura radiale, con margini distali debolmente crenulati; col loro limite mediale sono in rapporto di contiguità con l’inspessimento impari mediano, trasversale, di forma rettan- goloide ad angoli ampiamente arrotondati e con limite craniale profondamente inciso, apparentemente bidentato. 150 | T. DE MONTE La faccia libera dell’intima presenta un’area trapezoidale in corrispondenza delle predette placche pigmentate, munita di lunghi processi chetoidei, che ter- mina alquanto caudalmente all’inspessimento mediano. laccia ventrale. Apodemi giallo-bruni, con la porzione distale ovoide, a margine irregolar- mente crenulato, senza apparente striatura radiale, unita tramite un tratto leg- germente più stretto e relativamente lungo alla porzione mediale, più pigmentata e di forma simile alla testa d’un pestello. La faccia libera dell’intima presenta un’area subcircolare armata come la corrispondente zona della faccia dorsale, limitata caudalmente da una sottile pie- ga trasversale, leggermente convessa in direzione caudale e tesa fra i limiti cau- dali delle porzioni prossimali degli apodemi. Gen. Lachnaea Redt. italica Weise (Appennino di Genova, N.S. della Vittoria). Faccradersale:s Gli apodemi pari, di colore giallo-bruno, con parvenza di grossolani ad- . densamenti radiali, sono valviformi, triangoloidi ad angoli fortemente arroton- dati, con margine distale a curvatura leggermente irregolare; con i loro limiti me- diali sono in rapporto di contiguità con l’inspessimento impari mediano, giallo bruno, a forma di trapezio isoscele a base maggiore craniale. La faccia libera dell’intima presenta un’area trapezoidale che inizia alquanto cranialmente in rapporto all’inspessimento mediano e termina poco caudalmente a questo, munita di processi chetoidei alquanto lunghi. Faccia ventrale. Apodemi giallo-bruni, con la porzione distale più chiara, a forma di padi- glione auricolare e con grossolani addensamenti radiali, unita ad una porzione prossimale, trasversale, di colore bruno-scuro, a forma di triangolo rettangolo scaleno con base mediale ed angolo retto craniale; l’ipotenusa di detto triangolo (lato caudale) è ben sinuata in prossimità dell’ angolo caudale che viene così a profilarsi a mo’ di becco. La faccia libera dell’intima presenta un’area uguale a quella descritta per il Gen. Antipa, armata di processi chetoidei. Gen. Clytra Laich. laeviuscula Ratrb. (Trieste, Zaule). Faccia dorsale. Apodemi laterali giallo-bruni, di forma irregolare, con l’asse maggiore lon- gitudinale (circa due volte più lungo dell’asse minore, trasversale), Tievemente obliquo in senso medio-laterale; margine distale irregolarmente crenulato ed il limite mediale è in rapporto di contiguità con l’inspessimento impari mediano, a forma di trapezio a base maggiore caudale, con tutti e quattro i lati incisi e con gli angoli caudali molto va, cosicchè richiama alla mente una figura di ali di farfalla. | La faccia libera dell’intima presenta una piega triangolare impari mediana, a base craniale ed apice posto in corrispondenza dell’incisura craniale dell’inspes- INTESTINO RETTO DI CLYTRINAE i 151 simento mediano: caudalmente e lateralmente a questa vi è un’ampia area qua- drangolare munita, come la zona triangolare limitata dalla piega, di processi che- toidei. Faccia.ventrale. Apodemi pari e simmetrici, di colore giallo-bruno, presentanti due porzioni: una laterale, più chiara, a forma di padiglione auricolare, con margine distale crenulato, unita con una porzione prossimale (mediale) tramite un tratto strozzato; quest ‘ultima porzione, ben più pigmentata, ha la forma che ricorda una zappa vista di profilo. La faccia libera dell’intima presenta un’ampia zona subquadrata munita di processi chetoidei. Gen. Cyaniris Redt. salicina Scop. (Zara). Faccia dorsale. Apodemi pari giallo-bruni, con margine distale irregolare, di forma vaga- mente deltoide, in rapporto di contiguita mediante il limite mediale con l’inspessimento mediano, rettangoloide, con limiti irregolari e con una lieve incisura al centro del lato caudale. La faccia libera dell’intima, all’altezza del limite craniale dell’inspessimento mediano, presenta una piega trasversale caratteristica, festonata, con due festoni laterali più grandi ed uno centrale più piccolo, armato di processi chetoidei di media grandezza; caudalmente e lateralmente a detta piega festonata vi è una zona rettangoloide grossomodo in rapporto con l’inspessimento mediano, armata di processi chetoidei un po’ più grandi. Faccia ventrale. Apodemi giallo-bruni, con la porzione distale più chiara, spatoliforme, a margini irregolari, e con la porzione prossimale trasversale, di colore più scuro, a forma di triangolo scaleno rettangolo, con base mediale obliqua in senso medio- laterale procedendo in direzione cranio-caudale e leggermente convessa, con an- golo retto caudale; l’ipotenusa di detto triangolo (lato craniale) è sinuata sia in prossimità della porzione distale, sia in vicinanza dell'angolo craniale che è forte- mente smussato e grossolano. I margini mediali degli apodemi sono uniti fra loro da un debolissimo inspessimento non pigmentato. La faccia libera dell’intima presenta, circa all'altezza della parte mediana degli apodemi, un’area subquadrangolare armata di processi chetoidei. Gen. Chilotoma Redt. musciformis Goeze (Trieste, Carso). F.accia dorsale. Apodemi pari, di colore giallo sporco e di forma grossolanamente triangolare a base laterale; sono distanziati per uno spazio pari alla loro lunghezza dall’inspes- simento centrale, di color giallo-bruno e di forma irregolare, grande poco più degli apodemi stessi. La faccia libera dell’intima presenta un’area ovalare, posta in corrispon- denza dello spazio fra gli apodemi, armata di finissimi processi tricoidei: solo due 152 T. DE MONTE zone di quest'area e precisamente in posizione laterale ed un po’ caudale rispetto all’inspessimento centrale, sono armate di processi chetoidei a base larga. Pae cia ventrale. Gli apodemi, di colore giallo-bruno, presentano una piccola porzione di- stale spatoliforme e più chiara ed una porzione prossimale più pigmentata ed a forma d’un triangolo equilatero a base mediale convessa e con l’angolo craniale fortemente smussato; le due porzioni prossimali sono unite da un leggerissimo inspessimento ovale depigmentato. La faccia libera dell’intima presenta un’area ovale armata di finissimi pro- cessi tricoidei. Gen. Coptocethala Lac. chalybaea Germ. (Nabresina). Faccia dorsale: _. Gli apodemi pari, di colore giallastro, sono di forma triangoloide a base laterale e medialmente ad essi, ben distanziato da entrambi, c'è un inspessimento pigmentato giallo-bruniccio, di forma irregolarmente trapezoidale a base maggiore caudale. La faccia libera dell’intima presenta: cranialmente all’inspessimento cen- trale, tre piccole zone, disposte su una stessa linea trasversale, munite di processi tricoidei e separate fra loro da piccoli tratti inermi; lateralmente e caudalmente a dette zone vi è un’area armata di processi tricoidei, che, come nel genere prece- dente, divengono chetoidei in posizione latero-caudale rispetto all’inspessimento centrale. Farera ventrale. Gli apodemi, di color bruno intenso nella parte prossimale, presentano cia- scuno una piccola porzione distale molto chiara, a forma d’ovoide irregolare, continuantesi medialmente con la parte prossimale, gradualmente ben pigmen- tata, di forma triangoloide a base irregolare craniale e con i lati mediali ad ampia convessità e con una piccola concavità nei pressi dell'angolo caudale. La faccia libera dell’intima presenta una zona triangoloide a base craniale, sovrapposta alla parte prossimale degli apodemi ed allo spazio fra di essi, armata di fini processi tricoidei. Gen. Stereoma Lac. ? angularis Lac. (Brasile, Bahia). Faccaa dorsale. Apodemi laterali di forma triangoloide, con lato maggiore latero-craniale ‘molto debolmente pigmentato: la tinta bruna s’intensifica progressivamente sino a divenir nerastra nell’angolo opposto al predetto lato; si notano uno o due deboli addensamenti radiali. Inspessimento mediano ben pigmentato, di forma quasi semilunare a convessità caudale, di larghezza quasi uniforme in tutto il suo de- corso. La faccia libera dell’intima, su un tratto trapezoidale corrispondente al sottostante inspessimento centrale, è armata di processi trico-chetoidei di altezza INTESTINO RETTO DI CLYTRINAE 153 decrescente verso il limite caudale; caudalmente ancora ed in posizione laterale si trovano da ambo i lati una ventina di piccoli processi spiniformi. Faccia ventrale. Apodemi discretamente pigmentati in cui si distingue una parte distale allargata brevemente a ventaglio verso il margine distale, una parte intermedia subquadrata ed una parte prossimale, più decisamente pigmentata, a forma d’una testa di coniglio con il muso puntato in direzione caudale e le orecchie ritte in direzione craniale. La faccia libera dell’intima, per un ampio spazio ricoprente le parti prossi- mali degli apodemi e lo spazio fra esse compreso, è armata di fitti processi tri- coidei e termina caudalmente con una leggera piega a convessità caudale tesa fra i punti più sporgenti delle parti prossimali degli apodemi. Gen. Ischiopachys ‚Lac... bicolor Ol. (Brasile, Bahia). Faccia dorsale. Apodemi laterali, di grandezza quasi eguale alla parte distale degli apodemi ventrali ed a forma di padiglioni auricolari, presentano una colorazione tricolore: una stretta striscia lungo il margine distale è di color giallo chiaro, segue in senso prossimale una larga zona bruna alla quale succede la zona bruno scura (quasi nera) prossimale; sono presenti alcuni deboli inspessimenti radiali leggermente più scuri. Inspessimento mediano di forma rettangoloide, di color bruno pressochè uniforme, con il lato craniale profondamente sinuato al centro. La faccia libera dell’intima è armata di processi chetoidei che, iniziatisi alquanto cranialmente all’inspessimento mediano, si continuano caudalmente in grossi e fitti processi lanceolati o squamiformi i quali, diminuiti di grandezza, terminano poco caudal- mente all’inspessimento mediano: sono seguiti immediatamente da una breve zona, della stessa larghezza, armata di rade e piccole estroflessioni spiniformi. Faccia ventrale. Gli apodemi presentano una parte distale, simile agli apodemi laterali, dor- sali tranne che per una minor distinzione della colorazione tricolore, unita da un largo tratto d’unione ben pigmentato alla parte prossimale che ha la forma di uno stivaletto con tacco craniale e punta arrotondata caudale. La faccia libera dell’intima presenta un’ampia zona ovalare, debolmente pigmentata al centro, limitata sia cranialmente che caudalmente da un’esile piega e armata di piccole ma robuste estroflessioni lanceolate. Trib, CRYPTOCEPHALINI (f.r.: 4 - 4 (3)). Gen. Stylosomus Sutfr. tlicicola Suffr. (Portogallo, Evora). Faccia dorsate. Gli inspessimenti longitudinali dorsali, debolmente. pigmentati, sono in rapporto col loro termine caudale con la parte laterale degli apodemi trasversali: questi, di color bruno, pari e simmetrici come i precedenti, hanno forma trian- 154 T. DE MONTE goloide a base laterale e coll’apice diretto medialmente: i rispettivi apici sono al- quanto distanti fra loro. La base è libera, convessa ed irregolarmente crenulata; il lato craniale ha due deboli sinuature, una in prossimità della base e l’altra poco prima dell’apice; il lato caudale è moderatamente sinuato in prossimità dell’apice. La faccia libera dell’intima presenta, all'altezza dell’angolo mediale degli inspessimenti trasversali, due piccole zone, pari e simmetriche, armate di processi chetoidei e separate medialmente fra loro da uno spazio d’intima inerme che solo nella metà caudale è armato da una breve striscia di processi chetoidei. Faccia ventrale. Gli inspessimenti longitudinali er sono corrispondenti per tutti i caratteri ai dorsali. Gli apodemi trasversali sono ben pigmentati ed hanno l’estre- mità distale un po’ appiattita e piegata in direzione craniale unita da un tratto d’unione relativamente lungo e diritto all’estremità prossimale. Le estremità prossimali sono molto ravvicinate fra loro ed il breve spazio fra di esse è provvisto di fitti inspessimenti granulari pigmentati che preludono ad un’unione fra i due apodemi e che costituiscono l’unica armatura della faccia libera dell’intima ven- trale. Gen. Pachybrachys Suffr. hyeroglyphicus Laich. (Prov. di Arezzo, Lippiano). tessellatus Ol. (Trieste, Scala Santa). Pacciay dersare: Gli inspessimenti longitudinali craniali si originano in prossimità dei pic- coli inspessimenti triangoloidi laterali e si disperdono presto in piccoli inspessi- menti granulari in direzione craniale; gli inspessimenti longitudinali caudali sono posti un po’ caudalmente ai deboli inspessimenti trasversali e sono formati esclu- sivamente da una serie di granuli debolmente pigmentati. Gli apodemi triangoloidi laterali, piccoli triangoli molto allungati in dire- zione craniale, sono relativamente ben pigmentati: non altrettanto invece due debolissimi inspessimenti trasversali, pure triangoloidi a limiti poco definiti, che si dirigono medialmente senza riunirsi. La faccia libera dell’intima presenta, poco caudalmente alla valvola rettale e nella parte mediana, una zona triangolare, a base craniale e dai lati formati da due leggere pieghe convergenti, armata di piccoli processi sensilliformi granu- lari; in prossimità degli inspessimenti trasversali detti processi sono presenti anche nelle zone laterali; esiste inoltre una zona trasversale, tesa fra gli apodemi laterali ed interrotta brevemente nel mezzo, armata di processi chetoidei che diminui- scono di altezza, divenendo squamiformi, in rapporto ai deboli inspessimenti trasversali, per trasformarsi ben presto in processi granulari; detta zona termina caudalmente con una piega trasversale al margine caudale dei deboli inspessi- menti trasversali, interrotta ed inerme al centro; però nella parte caudale dell’in- cisura vi è una zona sporgente linguiforme armata di sottili processi tricoidei mentre ai lati di questa esistono rari processi sensilliformi. Faccia ventrale. Apodemi formati da un unico inspessimento trasversale diviso in tre di- stinte zone fuse assieme: due pari e simmetriche laterali, nastriformi, ben pigmen- tate, con limiti laterali irregolari, sporgenti, debolmente dilatati ed irregolarmente INTESTINO RETTO DI CLYTRINAE 155 arrotondati e con limiti mediali ben marcati; la terza zona è impari mediana, meno pigmentata, un po’ più larga delle altre due e sembra leggermente convessa se vista dalla faccia libera dell’intima: è fusa d’ambo 1 lati con le zone laterali. Faccia libera dell’intima con una zona a forma di trapezio isoscele a base maggiore caudale al limite dell’inspessimento trasversale; detta zona è armata di processi chetoidei e squamiformi. Gen. Cryptocephalus Geoffr. sericeus L. (Stiria, Wildon) (DE MONTE, 1948, tav. XXVIII, fig. 6). Faccia. dorsale: Gli inspessimenti longitudinali laterali craniali sono pari e simmetrici, formati ciascuno da un inspessimento a base maggiore caudale in rapporto con l’inspessimento trasversale principale e doppiamente curvati a S, si dirigono cra- nialmente ove si disperdono in inspessimenti granulari. Gli inspessimenti trasversali, pure pari e simmetrici, constano di due parti che nell’insieme richiamano alla mente la figura dei due ultimi articoli dei palpi mascellari di certi Carabidi: la parte principale, rettangoloide, di color nero-bru- no, è n rapporto lateralmente con l’inspessimento longitudinale e medialmente con un più debole inspessimento nastriforme, lungo circa quanto il principale e maggiormente obliquo in senso cranio- -caudale. La faccia libera dell’intima, nello spazio compreso fra la valvola rettale e gli inspessimenti trasversali, è armata di piccoli e radi processi conici spiniformi: all'altezza dell’inspessimento trasversale principale, da ciascun lato, si solleva una piega che ricopre sia l’inspessimento principale che quello mediale ed è armata, in rapporto all’inspessimento principale, di processi spiniformi robusti, ed in rapporto all’inspessimento mediano di più lunghi processi chetoidei. Caudalmente agli inspessimenti trasversali, la faccia libera dell’intima pre- senta due zone, pari e simmetriche, divise da una stretta zona inerme, armate di processi chetoidei che terminano indistintamente attenuandosi in direzione cau- dale. Fiaccia ventrale. Gli inspessimenti longitudinali sono simili ai dorsali, solo meno ricurvi, e con la loro estremità caudale si mettono in rapporto con l’inspessimento tra- sversale maggiore: questo è un inspessimento trasversale, lungo quanto la faccia ventrale, fortemente pigmentato (nerastro), con le estremità distali ricurve ad uncino e sporgenti, con la concavità diretta cranialmente; presenta due margini di cui il craniale è irregolare, con un incavo mediano, ed il caudale è quasi retti- lineo ed è in rapporto, per mezzo di un breve tratto non pigmentato nè inspessito, con l’inspessimento trasversale minore, posto caudalmente al maggiore, più corto, di forma semilunare a convessità caudale e con il margine craniale diritto ed agli angoli laterali porta un inspessimento granulare. La faccia libera dell’intima presenta un debole inspessimento a placca che inizia cranialmente all’inspessimento trasversale maggiore, si estende trasversal- mente sino al limite mediale delle estremità laterali di detto inspessimento e ter- mina immediatamente dopo il margine caudale dell’inspessimento trasversale mi- nore seguendone la convessità: questa placca è armata di robusti processi squami- formi accuminati. 156 T. DE MONTE Tb. -CaLaMyDINE ire 052). Gen. Fulcidax Voet. bacca Kirby (Brasile, Rio de Janeiro). Faccia dorsale. La faccia libera dell’intima è longitudinalmente divisibile in tre zone sus- seguenti: la prima va dalla valvola rettale sino ad un’altezza corrispondente agli inspessimenti ventrali, la seconda si estende fino in corrispondenza del margine caudale della zona armata ventrale e la terza dalla precedente all’ano; fra la prima e la seconda zona vi è un solco trasversale inerme. La prima zona è a sua volta costituita da tre ampie pieghe longitudinali che determinano tre sporgenze triangoloidi a base craniale e ad apice terminante ar- rotondato al solco trasversale: dette pieghe sono armate nel tratto craniale da robusti processi spiniformi che si attenuano,e permangono solo ai lati delle pieghe procedendo in senso caudale e si rinforzano nuovamente al limite del solco tra- sversale. | | | La seconda zona, divisa in due parti simmetriche da uno stretto spazio lon- gitudinale mediano inerme, è armata da fitti processi tricoidei. | La terza zona è perfettamente inerme. Facctra ventra ke; Inspessimenti pigmentati triangolari bruno-rossicci, con la base quasi di- ritta craniale e con tre angoli, di cui il mediale è prolungato in senso medio-la- terale e craniale ad un uncino, il laterale è leggermente ottuso ed il caudale è sporgente; il lato latero-caudale è frastagliato, mentre il mediale è leggermente convesso. La faccia libera dell’intima presenta un leggerissimo inspessimento o- voide, lungo circa quanto la larghezza del retto, armato di fitti processi tricoidei; caudalmente a questo esiste una lunga zona trapezoidale formata da un leggeris- simo inspessimento molto debolmente pigmentato. Gen. Chlamys Knoch. species ? (Brasile, Rio de Janeiro). Faccta dorsale, La faccia libera dell’intima può venir divisa anche in questo genere in tre zone (V. Gen. Fulcidax). La prima zona è costituita da tre ampie pieghe, disposte come nel genere precedente, armate di processi spiniformi siti prevalentemente ai lati delle pie- ghe stesse e che si attenuano e scompaiono in prossimità della zona seguente. La seconda zona, divisa in due parti simmetriche da una stretta zonula lon- gitudinale inerme, è armata di fitti processi tricoidei. La terza zona è inerme. Taecıa ventrale, Gli inspessimenti sono bruno-rossicci, triangolari, a base irregolarmente ondulata craniale, con tre angoli di cui il mediale è arrotondato, il caudale è accuminato ed il laterale è leggermente espanso in direzione craniale. I lati sono irregolarmente e minutamente frastagliati in prossimità dell’angolo caudale. INTESTINO RETTO DI CLYTRINAE i 157 La faccia libera dell’intima presenta una zona ovoide a diametro maggiore trasversale posto all’altezza degli inspessimenti, armata di fitti processi tricoidei; caudalmente a detta zona vi è un debolissimo inspessimento trapezoidale a base maggiore craniale e con base minore incavata nel mezzo in prossimità dell'apertura anale: questo debole inspessimento è armato di minutissimi e molto fitti processi granulari. + Trib. LAMPROSOMATINI (f.r.: 0 - 0) Gen. Lamprosoma Kirby concolor Strm. (Europa media). F'a.cc1a:do:r's ale La faccia libera dell’ intima presenta la valvola rettale ed una breve zona im- mediatamente susseguente armate di robusti processi spiniformi. A meta distanza fra la valvola rettale e l’apertura anale si trovano due pieghette pari e simmetiche, divise medialmente da uno spazio inerme, armate di processi tricoidei. Faccia ventrale, La faccia libera dell’intima presenta, all’altezza di due debolissimi inspes- simenti longitudinali laterali, una zona ellittica, a diametro maggiore trasversale, armata in prevalenza di processi chetoidei ed al centro di processi squamiformi. Alquanto più caudalmente vi è una piccola zona triangolare, impari mediana, a base caudale, armata di fini processi tricoidei. species ? (Brasile, Rio-Silvestre) (1). Faccia dorsale. La faccia libera dell’intima presenta tre ampie pieghe longitudinali, armate, subito sotto la valvola rettale, di diafani e radi processi sensilliformi e quindi di diafani processi lanceolati che gradatamente si attenuano verso la metà del retto dove si trova una zona impari mediana, semilunare con base diritta craniale e convessità caudale, armata di processi lanceolati e tricoidei. Faccia ventrale. La faccia libera dell’intima presenta subito sotto la valvola rettale diafani e radi processi sensilliformi, quindi, a metà strada fra la valvola rettale e l'apertura anale, un’ampia zona quadrangolare, impari mediana, armata di processi tricoidei e chetoidei: al termine caudale di detta zona ricompaiono radi processi sensilli- formi. species ? (Brasile, Bahia). Faccia. dorsale. La faccia libera dell’intima presenta tre ampie pieghe longitudinali, armate di radi e diafani processi sensilliformi; tali pieghe terminano in una zona trape- zoidale a base maggiore craniale, armata di fitti processi chetoidei. Lateralmente ed un po’ caudalmente a questa zona esistono due piccole zone triangolari, pari e simmetriche, armate di processi tricoidei come la zona precedente. (1) Unisco alla descrizione dell’intima rettale della Lamprosoma concolor anche quella di tre specie indeterminate di Lamprosoma del Brasile per far rilevare la variabilità dell’armatura del- l’intima. : 158 T. DE MONTE Faccia ventrale. La zona immediatamente seguente la valvola rettale è armata di radi pro- cessi diafani; a metà strada fra la valvola rettale e l'apertura anale si trova una zona quadrangolare, impari mediana, armata di processi tricoidei e chetoidei molto fitti: al termine caudale di questa zona l’intima è armata di radi processi sensilliformi che si riducono e scompaiono verso l’apertura anale. species ? (Brasile, Rio de Janeiro). Faccia dorsale. La faccia libera dell’intima presenta tre ampie pieghe longitudinali origi- nantisi da ondulazioni corrispondenti della valvola rettale, divise tra loro da stretti solchi inermi, armate all’inizio di fitti processi chetoidei che ben presto si trasfor- mano in altrettanto fitti processi tricoidei a cui sono frammisti radi processi sen- silliformi. Verso la metà del tratto fra valvola rettale ed apertura anale 1 processi si trasformano in chetoidei e, limitati da due doppie pieghe longitudinali e con- vergenti ricurve ad S, fra loro separate da uno strettissimo spazio inerme ed ar- mate di robusti processi chetoidei e squamiformi, si prolungano sino a poco cau- dalmente la strettoia compresa fra le convessità mediali delle pieghe laterali e quindi scompaiono; nel centro del tratto compreso fra le predette convessità mediali delle pieghe laterali vi sono quattro piccole pieghette, longitudinali e quasi parallele, divise da strettissimi solchi inermi, armate di piccoli processi spiniformi che, nelle pieghette interne, cessano nella metà craniale; le pieghe la- terali ricurve terminano alquanto più caudalmente. Faccia ventrale. Il tratto compreso fra la valvola rettale e la zona centrale tondeggiante ‘armata di processi tricoidei e chetoidei, è praticamente inerme: rari sono 1 pro- cessi sensilliformi. Gli stessi processi ricompaiono brevemente al limite caudale della zona centrale. RIASSUNTO Viene data notizia dell’esistenza d’un apparato rettale (apparato plasmatore degli escrementi) nelle femmine appartenenti a diverse tribù della Subfam. Clytrinae. Nel presente lavoro si sottolinea la possibilità di utilizzare la conformazione di questo ap- parato a fini sistematici ed a tale scopo ne viene data una minuta descrizione per una specie di ogni genere esaminato. | Questo apparato, riscontrato sinora solo in quattro tribù della Fam. Chrysomelidae (Trib. Clytrini, Cryptocephalini, Chlamydini e Lamprosomatini), è in relazione con la costruzione delle scatoconche per la protezione dell’uovo. ZUSAMMENFASSUNG. Diese Arbeit behandelt die Existenz eines besonderen Rektalapparates bei den Weibchen aller Angehôrigen der Subfam. Clytrinae. Mittels dieses Apparates werden die Excremente ge- formt. Die besondere Gestaltung dieses Apparates ist für die Systematik sehr wertvoll; deshalb wird in dieser Arbeit der feinere Struktur des Rektalapparates der verschiedenen Genera beschrie- ben. In der Fam. Chrysomelidae ist der Rektalapparat bisher nur in vier ‘Tribus angefunden wor- den (Trib. Clytrini, Cryptocephalini, Chlamydini und Lamprosomatini), und dient zur Gestaltung der sogenannten « Skatokonchen », welche das Ei umhüllen und schützen. INTESTINO RETTO DI CLYTRINAE 159 BIBLIOGRAFIA BERLESE A. - « Gli insetti». Vol. II, 1929, Milano. CLAVAREAU H. - « Chrysomelidae » in Col. Catalogus, XXIX, pars 53, 1913, Berlin. DE Monte T. - « Caratieri specifici e razziali nel Cryptocephalus sericeus L. ». Eos, T. XXIV, 4, 1948, Madrid. EIDMANN H. - « Lehrbuch der Entomologie ». 1941, Berlin. FABRE J. H. - « Souvenirs entomologiques ». Ser. 7, neuvième edition, 1919, Paris. FIEBRIG H. - « Cassiden und Cryptocephaliden Paraguays ». Zool. Jahrb. Suppl., Bd. 12, 1910, Berlin. 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Nel Congresso di Leyda (1895) fu istituita la Commissione interna- zionale di Nomenclatura zoologica, che divenne Commissione permanente a seguito del Congresso di Cambridge (1898). AI Congresso di Berlino (1901) tale Commissione propose all’approvazione dell’assemblea il primo testo di regole co- dificate di nomenclatura zoologica. Tali regole furono successivamente, nei vari Congressi internazionali di Zoologia, rivedute ed aumentate. L'ultima stesura, a seguito delle decisioni del XIII Congresso internazio- nale di Zoologia di Parigi (1948) e del XIV Congresso di Copenhagen (1953), non è stata ancora ufficialmente pubblicata. Le decisioni di Parigi sono state pub- blicate nel Bull. Zool. Nomencl., IV, 1950, e quelle di Copenhagen da HEMMING (1953) (1). Un’interpretazione non ufficiale delle Regole con tutti gli emendamenti proposti al XIII ed al XIV Congresso, fu edita da FOLLET,a cura della California Academy of Sciences di San Francisco e della Society of Systematic Zoology (1955). In traduzione italiana le Regole internazionali della Nomenclatura zoologica apparvero per la prima volta nel Monitore Zoologico Italiano (vol. XXIV, 1913) a cura di F. S. MONTICELLI, a seguito della deliberazione del Congresso di Graz (1910) in cui fu adottata anche la lingua italiana fra quelle ufficiali dei Congressi internazionali di Zoologia. A mia conoscenza è poi solo una seconda edizione, edita dalla « Rivista di Malariologia », a cura di M. C. Matty e F. JERACE. Tale edizione è senza data (!), ma posteriore al 1926 (2). Sarebbe pertanto oltremodo auspicabile, date le forti variazioni che le Regole internazionali della Nomenclatura Zoologica hanno subito in questi ultimi anni, che ne venisse curata e pubblicata una nuova traduzione italiana. Tali Regole sono elaborate da un’apposita Commissione internazionale per- manente, il cui membro italiano è attualmente il prof. Enrico Tortonese. Il perio- dico ufficiale è il Bulletin of Zoological Nomenclature. (1) Il volume contenente le decisioni del Congresso di Copenhagen è in vendita presso l’In- ternational Trust for Zoological Nomenclature, 41 Queen’s Gate, London S.W. 7, al prezzo di 5 scellini. (2) Questo fascicolo è in vendita presso la Rivista di Malariologia, Istituto Marchifava, Policlinico, Roma, al prezzo di L. 600. METODO E TERMINOLOGIA DEI TIPI 161 * * * Le Regole internazionali della Nomenclatura zoologica comprendono pure una parte della cosidetta « terminologia (o nomenclatura) dei tipi», argomento di notevole importanza, sia museologica, sia per lo zoologo ed in particolare l’ento- mologo, che spesso s’imbattono in tali termini, consultando lavori e collezioni o devono usarli nei loro studi. | Su tale campo, a quanto mi consta, in Italia fu finora pubblicata solo una breve nota di HARTIG (1948); la letteratura estera è invece vasta e difficilmente rintrac- ciabile, soprattutto per chi non abbia facilità di consultare le grandi biblioteche. Ritengo pertanto di una certa utilità riportare nel presente articolo qualche considerazione generale ed i termini attualmente più in uso, con le loro defini- zioni. Distinguiamo anzitutto i tipi delle specie ed entità subspecifiche, da quelli riferentisi ai generi (e sottogeneri), nonchè ai gruppi superiori al genere, trattan- dosi di argomenti ben distinti. TIPI DELLE SPECIE, SOTTOSPECIE; FORME, - CCC, Si chiamavano « tipi » (riferendosi a specie, sottospecie, forme, ecc.) quegli esemplari, di particolare valore scientifico o museologico, su cui erano basate le descrizioni originali degli Autori. Il termine poi è stato esteso, come vedremo, anche a designazioni secondarie. Con altre parole, 1 « tipi » sono quegli esemplari che convenzionalmente rappresentano il contenuto di un nome di grado specifico o sottospecifico. Spesso le descrizioni originali sono per qualche motivo manchevoli, oppure, nell’affinarsi dello studio tassonomico, si scoprono nuovi caratteri differenziali che non potevano essere presi in considerazione al tempo della descrizione ori- ginale. Moltissime specie risultano irriconoscibili in base unicamente alla loro diagnosi primitiva. È logico che si sia pensato, per ovviare a questi incovenienti, di associare la diagnosi ai « modelli », cioè agli esemplari che hanno realmente servito agli Au- tori per le loro descrizioni. In tal modo il riconoscimento, o la ridescrizione, di una data entità sistematica è reso possibile (anche nel caso di diagnosi insufficienti) riferendoci a questi esemplari tipici. I tipi sarebbero, in altre parole, dei « campioni » a cui è utile e talora neces- sario ricorrere per la definitiva risoluzione di controversi problemi tassonomici. È sorto così, in base a queste considerazioni, il cosidetto « metodo dei tipi » (Type metod) e si è universalmente diffuso il concetto dell’importanza insostitui- bile di tali esemplari tipici. Soprattutto nei paesi anglosassoni esiste una specie di culto del «tipo », portato talora all’esagerazione. La nomenclatura relativa è diventata notevolmente abbondante. Molti termini appaiono privi di un reale valore scientifico e ne è pertanto sconsigliabile l’uso; ciò non toglie che la conoscenza della terminologia principale su questo argomento sia attualmente indispensabile per chi intraprende uno studio sistematico. La moderna tassonomia non ammette che un esemplare possa essere ritenuto « tipico » nel senso letterale della parola. Specie e sottospecie dovrebbero essere definite sulla base dello studio di popolazioni. Però a fini pratici mantiene il me- todo dei tipi, considerandoli più propriamente come dei « portatori di nome » 162 C. CONCI (name bearer). Simpson (1940) propose anzi di cambiare il termine «tipo » con quello di « onomatoforo » (dal greco = portatore di nome), ma non fu ac- cettato mutare un termine da tempo saldamente fissato nell’uso sistematico. Come diremo in seguito, attualmente predomina il criterio di descrivere una data entità tassonomica sui caratteri presentati da un esemplare (l’Olotipo), e di estendere successivamente la diagnosi considerando la variabilità in base ai rimanenti esemplari disponibili (i Paratipi). Dati: storici L’idea di fissare esemplari particolari col rango di « tipi », fu esposta per la prima volta da THomas (1893). In questo lavoro l’Autore, oltre all’esemplare se- . lezionato come «Type», propone i termini Co-type, Para-type, Topo-type, Meta-type. Ulteriori categorie di tipi vennero aggiunte da BATHER (1894): Syntypus ; WALSINGHAM & Durrant (1896): Homotypus; Cossman (1896): Neotypus ; ScHUCHERT (1897): Holotypus; ScHucHERT & Buckman (1905): Lectotypus, Heautotypus, Idiotypus, Homeotypus, Chirotypus; Murrkowskı (1910): Allo- typus; ecc. | Altri lavori relativi a questi argomenti sono riportati nella Bibliografia. Tra essi ricordo quello di FERNALD (1939), contenente le definizioni di ben 108 categorie di tipi; REMINGTON (1948) estrasse dal precedente le categorie più im- portanti. Il concetto di tipo si è evoluto lentamente. L'originale stesura delle Regole internazionali della Nomenclatura zoologica (1901) non conteneva alcuna diret- tiva riguardante i tipi. Disposizioni per i tipi dei generi vennero adottate dal Con- gresso di Boston (1907). Nei riguardi dei tipi delle specie, furono dapprincipio fornite proposte, come raccomandazione, nell’Appendice A, al Congresso di Monaco (1913). Regole formali riguardanti gli esemplari tipici furono adottate al Congresso di Parigi (1948) ed altre al Congresso di Copenhagen (1953). Que- sti due ultimi Congressi hanno riconosciuto ufficialmente alcune categorie di tipi (Holotypus, Syntypus, Lectotypus e Neotypus). Catecorie det tips Si possono dividere i tipi, seguendo May, LiNSLEY & USINGER (1953) in tre gruppi: tipi primari, comprendenti gli esemplari originali delle spe- cie nuove descritte o figurate (Holotypus, Allotypus, Paratypus, Lectotypus, Protographus e Prototypus); tipi supplementari, comprendenti gli esemplari descritti o figurati da un altro Autore per la conoscenza complementare di una specie già descritta (Neotypi, Hyfotypi, Heautotypi, Plesiotypi, ecc.); infine esemplari tipici, cioè esemplari che non sono stati usati per de- scrizioni o figure pubblicate, ma che hanno comunque un certo valore per altri motivi (Topotypi, Metatypi, Homeotypi, ecc.). Nell’elenco che segue non terrò separate la seconda e la terza categoria. Typus (Tipo) (dal greco, typos = tipo, modello, esempio). Il termine Tipo (Typus), proposto da THomas (1893), attualmente ha significato generale, come termine collettivo comprendente tutte le varie categorie di tipi. Pertanto, mancando di un preciso significato specifico, non si dovrebbe più usare con senso ristretto. Certi Autori però lo adoprano tutt'ora come sinonimo di Olotipo. METODO E TERMINOLOGIA DEI TIPI 163 1) Tipi primari Holotypus (Olotipo) (dal greco, ölos = intero, cioè i totale). Termine proposto da SCHUCHERT (1897). Quando si descrive una nuova specie (sottospecie, forma) la descrizione deve basarsi su un esemplare unico, scelto dall’ Autore, esemplare che viene denominato Olotipo. L’Olotipo è stato ufficialmente accettato al XIII Congresso Internazionale di Zoologia (Parigi, 1948). Con altre parole, usando la dizione delle Regole internazionali della No- menclatura Zoologica (Bull. Zool. Nomencl., IV, 1950, p. 186), l’Olotipo è « l’e- semplare singolo designato o indicato come «il tipo » dall’Autore originale al tempo della pubblicazione originale ». Le Regole raccomandano che, nella descrizione originale di una specie, sottospecie o forma, |’Autore designi un singolo esemplare come Olotipo, preci- sando, quando possibile, il suo sesso, stadio di sviluppo, forma, ospite, località esatta, quota, dati ecologici, raccoglitore e collezione dove è conservato. (1) Allotypus (Allotipo) (dal greco, allos = l’altro, cioè altro tipo). Termine proposto da MuTTKowsKI (1910, p. 10). Sinonimo: Allotypoid Se, nello stesso tempo o più tardi, viene descritto anche l’altro sesso della medesima specie, dallo stesso o da un altro Autore, la descrizione è bene si basi su un esemplare unico, che si chiama Allotipo. Nella maggioranza dei casi, l’Olotipo sarà il maschio e l’Allotipo la femmina, ma nulla vieta che possa verificarsi il contrario. Con altre parole, l’Allotipo è un Paratipo di sesso opposto all’Olotipo, espressamente designato o indicato dall’Autore originale. Paratypus (Paratipo) (dal greco, pard = presso, cioè tipo vicino). Termine proposto da THomas (1893). Sinonimo: Paratypoid. I rimanenti esemplari, esaminati e citati dall’Autore nello stendere la sua descrizione, dopo la scelta dell’Olotipo e dell’Allotipo, a qualunque sesso appar- tengano ed in qualsivoglia numero (uno o più), sono denominati Paratipi. Questi gli possono servire per esporre, dopo la descrizione, entro quali limiti varia la specie, secondo gli esemplari che possiede. Il valore del o dei Paratipi, secondo certi Autori, sarebbe equivalente a quello dell’Olotipo, però si tenga ben presente che devono aver fatto parte del materiale su cui si è effettuata la descrizione originale. Attualmente esiste una tendenza che limita la designazione fondamentale all’Olotipo, eliminando l’Allotipo, il quale verrebbe pertanto incluso, senza speci- ficazione, nella serie dei Paratipi. Syntypus (Sintipo) (dal greco, syn = con, insieme, cioè tipo che si trova accanto). Termine proposto da BATHER (1894, p. 57). Sinonimo: Cotypus (Cotipo) (dal latino, cum = con, insieme, cioè stesso significato del precedente). La descrizione di una nuova specie può talora anche essere fatta su tutta una (1) In certi gruppi, ad esempio nei Lepidotteri, assume particolare importanza anche la data di cattura, che è collegata alla generazione. 164 C. CONCI serie di esemplari, che prendono in questo caso il nome di Sintipi. I singoli Sin- tipi sono fra loro dello stesso valore. Questa designazione era frequente una volta, prima dell’introduzione del concetto di Olotipo. Il Sintipo è ufficialmente riconosciuto nelle Regole internazionali della No- menclatura zoologica, dove risulta così definito (Bull. Zool. Nomencl., IV, 1950, p. 186): «uno fra gli esemplari di uguale valore nomenclatoriale che formavano tutto o parte del materiale originario dell’ Autore originale, in quei casi in cui l’Au- tore non designò od indicò l’Olotipo ». Il Congresso Internazionale di Zoologia di Parigi (1948), approvando le osservazioni di FRIZZEL (1933), ha dato la preferenza al termine Syntypus, in contrapposto a Cotypus, che non deve più essere usato. Cotypus infatti, per quanto proposto da THomas ancora nel 1893, è stato da molti Autori, specialmente in- glesi, adoperato come sinonimo di Paratypus e pertanto si presterebbe a confu- sioni. | Lectotypus (Lectotipo) (dal greco, lectôs — scelto, cioè tipo prescelto). Termine proposto da SCHUCHERT & BUCKMAN (1905, p. 103). Se originariamente non fu stabilito un Olotipo, ma una serie equivalente di Sintipi (etichettati come Sintipi, o Cotipi, o Tipi, o non etichettati), in un secondo tempo, lo stesso od un altro Autore può scegliere un Olotipo (ed un Allotipo): questo verrà denominato Lectotipo (Lectoholotypus, Lectoallotypus). Tutti gli altri Sintipi diventeranno allora dei Lectoparaty pi. Questa scelta ha valore solo se viene pubblicata. Il Lectotipo è stato ufficialmente accettato al XIII Congresso Internazio- nale di Zoologia (Parigi, 1948). Con altre parole, usando la dizione ufficiale delle Regole internazionali della Nomenclatura zoologica (Bull. Zool. Nomencl., IV, 1950, p. 186) il Lectotipo è «un singolo esemplare selezionato, dopo la pubblicazione originaria, da una serie di sintipi per essere il « tipo »; tale selezione, per avere valore effettivo, deve venire pubblicata ». Un qualsiasi Autore può scegliere uno dei Sintipi a fungere da Lectotipo o può scegliere una figura od una descrizione tra i Sintipi per rappresentare il Lectotipo. La prima selezione pubblicata stabilisce il Lectotipo, che non può più essere cambiato se non dalla Commissione internazionale della Nomenclatura Zoologica. Per la scelta del Lectotipo valgono le medesime raccomandazioni già espo- ste per l’Olotipo, cioè di essere il più possibile circostanziati ed esatti nell’esporre tutto ciò che si riferisce a tale esemplare. Protographus (Protografo) (dal greco, protos = primo e grafé = disegno). La descrizione di una nuova specie (sottospecie, ecc.) di solito consiste in una elencazione di caratteri, spesso comparati a quelli di una specie vicina. Ma può acquistare valore di descrizione anche la riproduzione od il disegno della forma in questione. Questa riproduzione originale e primaria si chiama Protografo. Il Pro- tografo assume particolare importanza quando è la riproduzione di un esemplare da una serie di Sintipi, ed allora può determinare l’Olotipo. Prototypus (Prototipo) (dal greco, pròtos = primo, cioè tipo primitivo o anteriore). Si usa questo termine riferendosi ad esemplari che hanno servito alla pri- ma descrizione di certe specie, da parte di antichi Autori, che non adopravano e non conoscevano la terminologia dei tipi. METODO E TERMINOLOGIA DEI TIPI 165 2) Tipi supplementari ed esemplari tipici In aggiunta ai sopracitati esistono numerose altre categorie di tipi, rag- gruppabili come « Tipi secondari » ed « Esemplari tipici ». Ci limitiamo a ricor- dare 1 seguenti. Neotypus (Neotipo) (dal greco, néos = nuovo, cioè tipo nuovo). Termine proposto da Cossman (1896 p. 2). Se il tipo originale di una specie (sottospecie, ecc.) risulta mancante, o viene ad essere distrutto o perduto, si può procedere alla designazione di un nuovo tipo, detto Neotipo (Neoholotypus, Neoallotypus, Neoparatypi). Il Neotipo ha valore quando la sua designazione è stata pubblicata. Il Neotipo è stato ufficialmente accettato al XIV Congresso Internazionale di Zoologia (Copenhagen, 1953), che ha approvato al riguardo una serie di norme e raccomandazioni. Con altre parole, usando la dizione delle Regole Internazionali della No- menclatura Zoologica, « Neotipo è un singolo esemplare, identificato con una spe- cie già descritta e designato con la procedura stabilita, come unico tipo per rim- piazzare un Olotipo o Lectotipo che si crede sia andato perso o distrutto ». Occorre grande cautela nella designazione di questi tipi di sostituzione, per evitare abusi o gravi inconvenienti. Infatti singoli specialisti, istituti o com- mercianti, per vanità, ambizione, lucro od altro, potrebbero far pericolosamente slittare la loro fissazione. La designazione dei Neotipi va fatta dagli specialisti, allo scopo di risolvere problemi zoologici confusi, preferibilmente in revisioni. Il Neotipo, quando possibile, va scelto della medesima località e, se paras- sita, dal medesimo ospitatore dell’Olotipo o Lectotipo originario. Anche per 1 Neotipi vanno pubblicate indicazioni molto circostanziate e gli esemplari vanno etichettati in modo ben riconoscibile. Il Congresso di Copehnagen ha stabilito inoltre norme precise per l’accet- tazione dei Neotipi e per eventuali ricorsi contro la loro scelta, procedure che ritengo non sia di particolare utilità riportare in questo articolo generico. Hypotypus (Ipotipo) (dal greco, ypò = sotto, cioè tipo che sta sotto). Sinonimo: Hypotyboid. | Esemplare od esemplari che sono serviti per una ridescrizione (anche parziale) di una specie o forma già descritta. In particolare gli Ipotipi comprendono a loro volta gli Eautotipi ed i Plesio- tipi. Heautotypus (Fautotipo) (dal greco, é autos = lui medesimo). Sinonimo: Heautotypoid. Se la sopracitata ridescrizione è stata fatta dallo stesso Autore che ha de- scritto la specie. Plesiotypus (Plesiotipo) (dal greco, plestos = vicino, vioè tipo vicino). Sinonimo: Plesiotypoid. Se la ridescrizione è stata fatta da un altro Autore. In altre parole i Plesio- tipi sono esemplari che sono serviti all’illustrazione, od alla descrizione supple- mentare, da parte di un altro Autore dopo la pubblicazione originale. Come nei precedenti si può avere Plesioholotypus, Plesioallotypus, Plesioparatypr. Icotypus (Icotipo) (dal greco, ıkös = somigliante). Sotto questo termine generico si comprendono Topotipi, Metatipi, Omo- tipi ed Ideotipi, sotto definiti. 166 C. CONCI Topotypus (Topotipo) (dal greco, topos = località, luogo, cioè tipo del medesimo luogo). Termine proposto da THOMAS (1893). Esemplari provenienti dalla località tipica, cioè dalla località originale dove è stato catturato l’Olotipo (o dall’ospitatore tipico, nel caso di entità parassite), possono essere denominate Topotipi. Ma perchè abbiano interesse reale occorre generalmente che la cattura sia fatta nelle medesime condizioni e nel medesimo ambiente. Attualmente, nello studio di revisione di moltissimi gruppi o nello smem- bramento di specie in razze geografiche, dato che l'esame dei tipi originali è spesso oltremodo difficoltoso, assume importanza sempre maggiore la possibilità di esaminare almeno Topotipi, provenienti dalla località tipica sufficientemente ristretta. Su questo argomento vedi inoltre le considerazioni svolte nel cipitolo « località tipica ». Metatypus (Metatipo) (dal greco, metà = dopo, cioè tipo che viene dopo). Termine proposto da THomas (1893) e definito ulteriormente da Wat- SINGHAM & DURRANT (1896, p. 13). | Esemplari della località tipica (cioè già T'opotipi), designati dal medesimo Autore dopo la pubblicazione della nuova entità, previo confronto con l’Olotipo o l’Allotipo. Homeotypus (Omotipo) (dal greco, ömoios = somigliante, cioè tipo somi- gliante). Termine proposto da WaLsINGHAM & DURRANT (1896, p. 13). Esemplari della località tipica, designati da un altro Autore, dopo il confron- to con l’Olotipo o l’Allotipo. Ideotypus (Ideotipo) (dal greco, dos = aspetto, modello). Esemplari che non provengono dalla località tipica, designati dall’Autore dopo la pubblicazione, previo confronto con l’Olotipo o l’Allotipo. | Aedeotypus (Edeotipo) (dal greco, aedoea = genitali). Esemplare che ha servito a far conoscere per la prima volta i genitalia di una specie. Si parnano designare na Aedeoallotypus e Aedeopara- typi. Autotypus Autoripo) (dal greco, autòs = stesso). _ Esemplare riprodotto (illustrato) dall’Autore dopo l'avvenuta pubblica- zione. | Chirotypus (Chirotito) (dal greco, chir = scrittura). Esemplare sul quale è basato un nome in manoscritto (M.S.). Il Chiro- tipo diventerà Olotipo alla descrizione della specie. Tale definizione è stata molto discussa e si sconsiglia di usare questo termine. Adelfotypus (Adelfotipo) (dal greco, adelfos = simile). Un Topotipo trovato dal raccoglitore originale della specie, ma non ap- partenente alla serie originale. Morphotypus (Morfotipo) (dal greco, morfè = forma, cioè tipo di una forma). Termine proposto da Murrkowskr (1910). METODO E TERMINOLOGIA DEI TIPI 167 Esemplare della seconda o di altra forma di una specie dimorfica o poli- morfica, designato al momento della descrizione originale della specie o della forma, nel caso che questa non sia stata simultanea a quella. Ergatotypus (Ergatotipo) (dal greco, ergdtes = operaio). Termine proposto da CARPENTER (1930). Questo ed il seguente tipo sono usati dagli studiosi di Isotteri ed Imenotteri sociali, che presentano caste differenti, oltre ai due sessi normali. Ergatotipo rap- presenta il tipo per la operaia. Stratotypus (Stratotipo) (dal greco, stratiötes = soldato). Termine proposto da Core (1936). E il tipo del soldato nei sopradetti Insetti polimorfici. * * * Uno studioso tedesco, il RICHTER, nella sua accurata « Introduzione alla Nomenclatura zoologica » (1948), usa una terminologia dei tipi un po’ diversa. Riportiamo anche tali termini, secondo la tabella del medesimo RICHTER, in quanto adottati da diversi specialisti, soprattutto tedeschi. a. Pubblicato come tipo normale (als Richtmass): T'ypus (Spezietypus). a 1. Pubblicato originalmente come tipo unico: Holotypus (Holospezietypus). a 2. Pubblicati originalmente alcuni tipi equivalenti (Cotypi); solo in una successiva pubblicazione scelto come tipo unico: Lectotypus (Lecto- spezietypus). a 3. Determinato in una pubblicazione successiva per sostituire il tipo an- dato perduto: Neotypus. | b. Pubblicato solo come esempio (Beispiel): Typoid. (1) b 1 Pubblicato originalmente, sia nel caso che sia stato fissato un Olotipo, sia nel caso di una designazione successiva di Lectotipo: Paratypord. b 2. Pubblicato in un secondo tempo: Hypotypoid. _ c. Non pubblicato: Hyle. (2) © 1. Proveniente dal Locus typicus: Topohyle. c 2. Determinato dal descrittore della specie: Autoyle. RICHTER distingue pertanto fondamentalmente tre categorie principali: Tipi, Tipoidi ed Hyle. I veri tipi sarebbero solo i primi, limitati all’Olotipo, Lectotipo e Neotipo. Tutti gli altri esemplari tipici, se pubblicati, andrebbero chiamati Tipoidi, nel mentre se non sono stati pubblicati sarebbero Hyle. Pissaztone. der tip Il riferimento relativo agli esemplari tipici è, secondo quanto esposto, l’informazione più importante fornita con la descrizione. Pertanto è entrato nel- l’uso di riportare tale dato o subito dopo il nome nuovo (cioè al posto in cui di solito si introduce la sinonimia nel caso di una ridescrizione), oppure subito dopo la descrizione. | La fissazione dei tipi deve essere fatta con grande cura e cautela. In parti- colare nei riguardi dei Lectotipi si tenga presente che devono servire per chiarire (1) Dal greco, deda (dida), perfetto, o id, radice di idomai = rassomigliare. (2) Dal greco, Yle = materia. 168 C. SCONCE problemi sistematici; pertanto la loro scelta sia a questo scopo, non per aggiun- gere un tipo alla collezione! Ancor più delicata la scelta dei Neotipi per i quali ho già esposte alcune considerazioni. Altre raccomandazioni pratiche da seguirsi nella fissazione dei tipi sono le seguenti, secondo Mayr, LINSLEY & UsINGER (1953): 1) La designazione e la fissazione dei tipi deve essere completata prima della pubblicazione. 2) La designazione dei tipi deve essere chiara ed evidente: occorre sempre ricordare numero dei tipi e collezioni depositarie. 3) È bene non vengano distribuiti prima della pubblicazione tipi di specie non ancora descritte. 4) Le etichette originali sottoposte ai tipi non vanno nè modificate, né sostituite. 5) I tipi vanno conservati con ogni cura. 6) La fissazione di tipi di specie descritte da Autori antichi va fatta solo da specialisti. Si ricorda ancora che è buona norma depositare i tipi in qualche Museo che dia garanzia di sicura conservazione e che ne permetta l’esame agli studiosi, I tipi delle collezioni private purtroppo molte volte sono andati a male! In pratica, per comodità di rinvenimento, nelle collezioni 1 tipi si usano con- trassegnare con cartellini di colore rosso vivo (oppure di vari colori secondo la categoria del tipo), indicanti chiaramente le sue caratteristiche (Olo-, Allo-, Para-, Sintipo, ecc.). I grandi Musei ed Istituti similari, che conservano, come preziosissimi « pezzi» numerosi tipi, è consigliabile ne curino la pubblicazione in appositi elenchi. Queste pubblicazioni, vivamente raccomandate, facilitano molto gli stu- diosi nelle loro laboriose ricerche. Sarebbe bene anche che i tipi venissero conservati separati dal rimanente delle collezioni, in apposite scatole (tifoteche), facilmente ispezionabili e salva- bili in ogni evenienza. | Località tipica La località tipica (chiamata pure locus typicus, località classica, terra clas- sica, terra tipica, patria tipica) è la località dove vive la popolazione da cui proviene POlotipo (popolazione tipica). _ Abbiamo già ricordato che esemplari raccolti nella località tipica si possono chiamare Topotipi. Secondo 1 criteri della sistematica moderna, generalmente le specie posso- no essere identificate su un singolo esemplare, mentre le sottospecie talora richie- dono l'esame di una serie, rappresentante la popolazione. Al livello specifico la località tipica è assai meno importante che al livello sottospecifico, dove assume invece un interesse eccezionale, maggiore spesso dello stesso esemplare tipico. Dato che la popolazione, in certi casi, è già diversa in zone anche molto vicine, appare evidente la necessità di fissare con estrema precisione la località tipica, quando si procede alla descrizione di una nuova entità. Questo è uno dei motivi che consigliano la massima accuratezza nell’etichettatura degli esemplari (vedi ad es.: INVREA, Raccomandazione agli entomologi raccoglitori e prepara- tori, Boll. Soc. Ent. It, LAXZVI, 1956, p. 93). Nel caso di descrizione di nuove sottospecie, quando si abbia in esame ma- teriale di svariate provenienze, la fissazione della località tipica va lungamente METODO E TERMINOLOGIA DEI TIPI 169 ponderata. Ricordo ad esempio che è consigliabile scegliere una località tipica da cui vi sia possibilità di ottenere buone serie di T'opotipi; inoltre la popolazione di tale località sia il più possibile omogenea e sufficientemente distinta da quella di sottospecie affini, nel senso che si eviti di fissare per luogo tipico le zone di intergradazione o ibridazione tra razze diverse. Con grande frequenza antichi Autori, non riconoscendo l’importanza del concetto relativo alla località tipica, spesso indicavano la provenienza degli esem- plari descritti in modo del tutto generico, ad esempio, Europa, Africa, ecc. I moderni criteri della sistematica subspecifica rendono spesso necessario 11 determinare con precisione la località di provenienza dei tipi, per poter procedere a descrizioni di nuove specie o razze con distribuzione più limitata. Quando la località tipica è insufficientemente precisa e vi sono indicazioni inadeguate sul cartellino del tipo, il « primo revisore », cioè lo studioso che per primo descrive la variabilità di una specie o procede alla sua frammentazione in sottospecie geogra- fiche, può « restringere », a suo buon criterio, il dato generico originario, natural- mente tenendo nel debito conto, quando possibile, le caratteristiche morfologiche dei tipi e tutte le indicazioni fornitegli dalla letteratura. La località così stabilita è chiamata « località ristretta ». Revisori successivi possono anche restringerla ulteriormente. TIPI DEI GENERI E SOTTOGENERI Ogni genere (e sottogenere) deve avere un singolo tipo, che è una specie e non un esemplare. Attualmente un genere (o sottogenere) non può essere stabi- lito, sotto pena di nullità, se non viene espressamente nominata la specie conside- rata come tipo. L'articolo 25 c (3) delle Regole internazionali della Nomenclatura zoologica si esprime così « nessun nome generico pubblicato dopo il 31 dicembre 1930 potrà essere ammesso (e quindi valido) a meno che e fino a che esso non sia pubblicato con la designazione esatta ed inequivocabile della specie tipo ». Se il genere viene diviso in più sottogeneri, quel sottogenere che con- tiene la specie tipo è il Subgenus typicum (Sottogenere tipico) e deve portare il nome che aveva il genere. Nei casi di fusione di più generi devè rimanere valido il più vecchio (regola di priorità) con la sua Specie Tipo, e non la specie più vecchia di di tutti 1 generi fusi. Species Typus (Specie Tipo - Type species). Sinonimi: Genotypus, Generotypus, Generitypus. La specie tipo di un genere fu chiamata Genotypus (Genotipo), termine proposto ancor nel 1897 da SCHUCHERT. Si discusse molto sull'opportunità di usare, in luogo di Genotipo, il termine Generotypus (per altri Autori Generitypus), dato che il primo vocabolo è impiegato universalmente in Genetica, con tutt'altro significato. Si obiettò che non può esistere possibilità di confusione tra un ter- mine sistematico nomenclatoriale ed uno biologico; quest’ultimo del resto fu introdotto parecchio tempo più tardi, cioè da JOHANNSEN nel 1909. Per superare la questione, al Congresso di Parigi (1948) fu stabilito di so- stituire Genotipo con « Specie Tipo » e pertanto attualmente va usato tale ultimo termine (Bull. Zool. Nomencl., IV, 1950, p. 300). 170 C: CONG! Le Regole internazionali della Nomenclatura zoologica si dilungano su molti particolari relativi alla selezione di Specie Tipo relativamente ai generi pubblicati prima del 1931, senza designazione od indicazione del tipo. Ci limitiamo qui a ricordare alcune categorie di Specie Tipo. Ortotypus (Ortotipo) (dal greco, orthos = retto, cioè tipo diretto). Termine proposto da Cook (1914). Sinonimi: Autogenotypus (LINDHOLM, 1925), Autotypus (BAKER, 1928) e Tautotypus (BAKER, 1928). E il tipo per designazione sai cioè designato contemporaneamente alla descrizione generica. Ortotypus è riconosciuto nelle Regole internazionali della Nomenclatura. zoologica (art. 25 c). Haplotypus (Aplotipo) (dal greco, aploos = singolo). Termine proposto da Cook (1914). | Sinonimi: Monotypus (WHITLEY, 1932), Monogenotypus (LINDHOLM, 1928) e Jautogenotypus (LINDHOLM, 1928). Tipo per unico riferimento, cioè unica specie attribuita al genere al momento della sua pubblicazione originale, cosicchè tale specie è accettata come tipo per monotipia. Logotypus (Logotipo) (dal greco, logos = discorso, deliberazione). Termine proposto da Cook (1914). Sinonimi: Genolectotypus (ScHUCHERT, 1905) e Lectogenotypus. | Genotipo per designazione posteriore, cioè Specie Tipo selezionata in un tempo posteriore, tra le specie incluse nel genere alla sua descrizione originale. Pseudotypus (Pseudotipo) (dal greco, pséudos = menzogna). Termine proposto da Cook (1914). Genotipo erroneo. Specie erroneamente designata come tipo di un genere, di solito per il fatto che al tempo della descrizione originale del genere non era compresa tra le specie citate a far parte di tale genere. Genosyntypi (Genosintipi). Sinonimo: Genocotypt. Se il genere è basato su diverse specie, nessuna delle quali fu designata come tipo, tutte queste sono Genosintipi, finchè una di esse verrà fissata da qualche Autore come Logotipo. TIPI DELLE FAMIGLIE E SOTTOFAMIGLIE Genus Typus (Genere Tipo - Type genus). Queste categorie hanno come tipo un genere, da cui traggono il nome. Il nome della famiglia deve essere cambiato se il nome del genere tipo è mutato a causa di sinonimia od omonimia. Da notare che, contrariamente a quanto alcuni ritengono, non esiste alcuna ‘regola in base a cui debbano esseri presi come tipo per i nomi di Famiglie e Sot- tofamiglie 1 nomi generici più antichi. METODO E TERMINOLOGIA DEI TIPI 171 RIASSUNTO DEI TERMINI PRINCIPALI Riassumiamo qui brevemente le definizioni delle principali categorie di tipi: Holotypus (Olotipo) - L’esemplare unico designato come «il tipo » dall’ Autore originale nella pubblicazione originale. Allotypus (Allotipo) - L’esemplare unico, di sesso opposto all’Olotipo, pure espressamente designato dall’ Autore nella descrizione originale. Paratypus (Paratipo) - I rimanenti esemplari designati dall’ Autore, dopo la scelta dell’Olotipo (ed eventualmente dell’Allotipo), al tempo della descrizione originale. Syntypi (Sintipi) o Cotypi (Cotipi) - Esemplari su cui un Autore basa la descri- zione originale, nel caso non designi un singolo esemplare come Olotipo. Lectotypus (Lectotipo) - Esemplare selezionato e pubblicato come Olotipo, tra una serie di Sintipi, dopo la descrizione originale. Neotypus (Neotipo) - Esemplare di sostituzione, selezionato e pubblicato come tipo, dopo la pubblicazione originale, nel caso di distruzione di un Olotipo o Lectotipo. Plesiotypus (Plesiotipo) - Esemplare su cui è basata una descrizione o figurazione successiva. Topotypus (Topotipo) - Esemplare proveniente dalla località tipica. Species Typus (Specie Tipo) - La specie tipo di un genere o sottogenere. Genus T'ypus (Genere Tipo) - Il genere tipo di una famiglia o sottofamiglia. INDICE ALFABETICO DEI TERMINI CITATI Adelfotypus p. 166 Holotypus 163,167 Ortotypus 1770 Aedeotypus 166 Homeotypus 166 Paratypcid 163,167 Allotypoid 163 Hyle 167 Paratypus 163 Allotypus 163 Hypotypoid 165,167 Plesiotypoid 165 Aplotipo 1770 Hypotypus 165 Plesiotypus 165 Autogenotypus 170 Icotypus 165 Popolazione tipica 168 Autohyle 167 Ideotypus 166 Protographus 164 Autotypus 166,170 Ipotipo 165 Prototypus 164 Chirotvpus 166 Lectogenotypus 170 Pseudotypus 170 Cotypus 163 Lectotypus 164,167 Species Typus 166 Eautotipo 165 Localita ristretta 169 Stratotypus 167 Edeotipo 166 Localita tipica 168 Subgenus typicum 169 Ergatotypus 167 Locus typicus 168 Syntypus 163 Genocotipi 170 Logotypus 170 Tautogenotypus 170 Generitypus 169 Metatypus 166 Taautotypus 170 Generotypus 169 Monogenotypus 170 Tipi primari 163 Genolectotypus 170 om eins Saini sie Monotypus 170 ae supplementari 165 Coen Da Morphotypus 166 Tipoteca 168 Gene Traun res Metatypus 166 Topohyle 167 Haplotypus 170 Neotypus 165,167 Topotypus 166 Heautotypoid 165 Olotipo 163 Typoid 167 Heautotypus 165 Omotipo 166 Typus 162,167 172 C. 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La stesura del lavoro era avvenuta difatti nel criticissimo momento post-bellico, in quel pe- riodo cioè in cui gli scambi delle pubblicazioni, non solo con l’estero, ma anche con l’interno, o erano ancora interrotti o appena si riprendevano. Aggiungo che, in seguito alle ripetute incursioni belliche, gran parte della biblioteca del Museo Civico di Storia Naturale di Genova andò distrutta. Alle inevitabili lacune di allora ho cercato oggi di rimediare dando alle stampe l’elenco che segue che, unitamente a quello pubblicato in precedenza (l.c., pp. 69-83), può fornire agli studiosi 1 mezzi per una conoscenza abbastanza vasta, sia sulla sistematica che sulla biologia, dell’interessantissima famiglia Vespidae, almeno per quanto riguarda le specie del nostro Paese. Mi è stato possibile riunire questo insieme di dati bibliografici in seguito alla consultazione delle principali biblioteche specializzate, come quella del«Muséum National d’Histoire Naturelle» (Parigi), del « British Museum (Natural History) » (Londra) e soprattutto grazie alla squisita cortesia del Prof. J. Bequaert. Durante la mia permanenza al «(Museum of Comparative Zoology at Harvard College» (Camb- ridge, Massach., U.S.A.) questo insigne specialista ha voluto mettere a mia com- pleta disposizione il suo ricchissimo materiale bibliografico e fornirmi generosa- mente ogni mezzo per agevolare le mie ricerche. Per tutto questo desidero ancora una volta esprimergli la mia più viva e profonda gratitudine. AcoLaT L. - 1953 - Les matériaux des Nids des Guépes. - Ann. Scient. de l Univ. de Besancon, VIII, p. 39. AGOSTINI A. - 1864 - Altro caso di grave puntura di calabrone; cura alcoolica, guarigione. - Gazz. Med. Ital. Prov. Veneto, Padova, VII, 0.393. 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Infatti la M. vulnericeps Costa si presenta proporzionalmente più lunga, più appiattita, più snella della Zittoralis, inoltre nella specie di Costa il torace è più allungato, gli angoli del protorace più arrotondati, il mesotorace più arcuato, ed il meta- noto non è troncato verticalmente in addietro, ma il passaggio tra la sua parte orizzontale e quella verticale avviene più dolcemente e lo spigolo formato dalle due facce non è acuto ma bensì arrotondato. Per di più (come si vede dalla fig. 3 tav. 4 dei Nuovi Studi sull’Entomologia della Calabria Ulteriore e dalla fig. 4 tav. 15 della Fauna del Regno di Napoli nonchè dalla descrizione e dalle osser- vazioni del Costa) il primo segmento dell'addome non è ornato della striscia di pubescenza sericea interrotta nel mezzo, ma è appena leggermente marginato di brevissima e poco appariscente pubescenza sericea visibile soltanto sotto alcune incidenze di luce ». (1) - Gli Studi sulla Calabria Ulteriore sono stati redatti prima della Fauna di Napoli e citati in questa come già pubblicati, mentre in realtà la pubblicazione è avvenuta posteriormente. (2) - ZAVATTARI E. Catal. delle Mutille dal Mus. Zool. di Napoli. Ann. Mus. Zool. Univ. Napoli, Nuova Ser., Vol. III, 1910 p. 7. 190 F. INVREA Secondo lo Zavattari (1. c.) nella collezione del Museo di Napoli vi è un secondo esemplare © senza indicazione di località il quale certamente presenta le stesse caratteristiche del ‘Tipo: in caso contrario lo Zavattari, sempre così dili- gente, lo avrebbe fatto notare. Per gentile concessione dell’egregio Prof. Mario Salfi, Direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Napoli, ho potuto avere in comunicazione il Tipo della vulnericeps ed esaminarlo a tutto mio agio. Non soltanto sottoscrivo tutto quanto ha esposto in proposito lo Zavat- tari, come ho più sopra riferito, ma nego decisamente che possa trattarsi di una forma della Zttoralis Pet. perchè le caratteristiche morfologiche lo escludono senz altro; l’esame che ho fatto durante le mie visite alla collezione del Museo di Parigi, comprendente anche la collezione André, ha confermata la mia convin- zione. Sotto il nome di Mutilla littoralis Pet. var. vulnericeps Costa ci sono in quella raccolta cinque esemplari 9, dei quali tre di Siria, uno di Turchmenia ed uno di Missolungi: sono delle vere e proprie hittoralis piuttosto grandi, colla parte superiore del capo rossa o rossastra, nell’es. di Grecia quasi nera. Uno degli es. di Siria ha anzi il capo completamente rosso come la f. cruenticeps André che è pure della stessa provenienza. Nessuno di tali esemplari può essere ravvi- cinato alla vulnericeps del Costa quale è rappresentata dal Tipo originale (tra- jascio prudenzialmente l’altro esemplare della collez. di Napoli che non conosco). La vulnericeps è piuttosto sottile e allungata: ha il capo su per giù della forma di quello della Attorahs ma alquanto più corto e col margine posteriore un poco più convesso. La scoltura del capo è più attenuata e meno scabra e quindi l’aspetto è meno opaco. Il colore è nero bruno con una grande macchia rossa semilunare sul vertice, colla concavità all’innanzi. Le antenne sono ferruginose coi tubercoli e in parte lo scapo bruni. Anche le parti boccali sono rosse coll’apice delle acute mandibole nero. Il torace rettangolare è lungo quasi il doppio della larghezza e largo quanto il capo, coi due lati perfettamente paralleli. E di un rosso alquanto più chiaro di quello normale della Zittoralis. La scoltura del dorso è grossolana, ma meno che in /ittoralis e un poco più rada. Le zampe sono brune, coi tarsi assai più chiari. Il gastro è lungo e snello, assolutamente più sottile che non nella httoralis, dato che anche nella sua parte più espansa supera di ben poco la larghezza del torace. Il primo urotergo è un poco più lungo e quindi un poco meno trasversale, più arrotondato anteriormente. Il secondo sopratutto è molto lungo, molto meno convesso lateralmente, di aspetto meno globoso. Anche gli uriti successivi sembrano alquanto più allungati. L’area pigiadiale è di colore rosso scuro, più convessa che in httoralis e appare meno scolpita e più finemente z1- grinata. Quanto all’ornamentazione chiara, come ha detto lo Zavattari, manca anzitutto del carattere proprio della Zttoralis in quanto non vi è sul margine del primo urotergo la lunga cigliatura fortemente discriminata nel mezzo, ma sol- tanto una sottile e debole frangia continua molto corta e poco appariscente. Le frangie argentee un poco dorate dei tergiti successivi sono anch’esse piuttosto modeste e così sugli sterniti i quali, dopo il secondo, sono di colore rosso nella parte maggiore della loro superficie. ~ Questo esemplare tipico porta un cartellino di mano del Costa col nome « vulnericeps, Calabria»; un altro cartellino: « M. Zool. N° 15522» e un terzo di mano dello Zavattari «Mutilla littoralis Petg. v. vulnericeps Costa». Il Costa nella Fauna del Regno di Napoli scrive che la vulnericeps è stata raccolta « nella Calabria Ulteriore presso il torrente di Amendolea nel mese di Luglio, rara ». Tale torrente discende lungo le pendici meridionali dell’ Aspromonte, sfociando in mare alquanto ad occidente di Bova Marina. MUTILLIDI DEL MEDITERRANEO. V 191 Ronisia barbara (L.) sbsp. Ghilianii (Spin.) . Massimiliano Spinola nel 1843 ha descritto la sua Mutilla Ghilann 3 a pag. 130 degli Ann. Soc. Entomol. Fr., Vol. XII, in « Notes sur quelques Hy- ménoptères peu connus recueillis en Espagne par M. V. Ghiliani etc. ». Essa è stata poi giustamente riunita alla barbara L. come varietà o sottospecie. Poichè tuttavia non sempre ho trovato concordi gli autori sulle varie particolarità che la contraddistinguono, ho voluto, nelle mie visite alla collezione Spinola nel Museo di Torino, accertare sul ‘Tipo che vi si conserva quel sia la vera fisionomia e la reale consistenza di questa forma.. Sotto l’etichetta di mano dello Spinola che si trova nella scatola N° 31 e nella quale è scritto su due righe: « Mutilla Ghilianii m. &., D. Ghiliani, Anda- lousie », vi sono due esemplari. Il primo dovrebbe essere il 'Tipo della Specie, l’altro è una Dasylabris maura L. come ha riconosciuto lo Zavattari. ‘Trascu- rando naturalmente quest’ultimo, ho esaminato attentamente l’esemplare tipico: esso è nero, col mesonoto, le tegole e lo scutello (non il postscutello) rossi, le frangie chiare dei tergiti primo e secondo del gastro sono lunghe, folte e intere; la fascia del terzo urotergo è pure folta ed intera. Gli altri tergiti addom. hanno pubescenza nera. I disegni chiari sono di un bianco un poco sporco. Gli sterniti sono senza frangie bianche. La pubescenza eretta del corpo è nera. Le antenne sono nere sopra e sotto, coll’apice dello scapo e il pedicello vagamente imbruniti. il secondo articolo del funicolo è quasi uguale al terzo, il quarto è un poco più lungo. Le ali sono ialino-oscurate con la cellula radiale molto allungata. — Leggendo la descrizione dello Spinola si rimane alquanto perplessi, anzi- tutto perchè vi dovrebbero essere tre esemplari conformi tutti di Andalusia: certo l’autore avrà successivamente donati o scambiati gli altri. Poi egli afferma: Tête petite et moitié plus étroite que le corselet... ». Il che in realtà non è: solo con molta buona volontà la maggior larghezza del torace all’altezza delle tegole e queste comprese può essere ritenuta doppia di quella del capo. Poi ancora l’au- tore scrive: « Ecailles alaires, dos du mésothorax, écusson et postécusson, rouges ». Il postscutello nell’esemplare è invece nero. La lunghezza è data in 10 mm.: io non ho pensato a misurare l'esemplare, ma ho l’impressione che la sua lunghezza sia un poco maggiore. Il resto della descrizione corrisponde abbastanza bene comprese le tegole con «extrémité posterieure prolongée en pointe ». Infatti le barbara hanno le tegole molto allungate e con l'estremità posteriore interna spesso acuta. | Nella collezione Spinola, sotto l’etichetta su tre righe « Mutilla nigripennis, 3d m, n. sp ? D. Ghiliani, Sicile » vi è un maschio determinato a suo tempo dallo Zavattari come M. Ghiliani Spin. Ha il pronoto rosso orlato di nero all’innanzi e con le propleure nere, mesonoto, tegole, scutello e postscutello rossi, meso- pleure nere. La fascia-frangia bianca del secondo tergite del gastro è divisa in tre: nel mezzo una macchia approssimativamente triangolare, ai due lati due macchie allungate fino ai margini del tergite. La cellula radiale delle ali anteriori è grande ma più corta di quella dell'esemplare tipico più sopra indicato col quale, del resto, anche questo è concordante. Da tutto quanto sopra che cosa si può conchiudere? A parte il sospetto che, chi sa quando, ma certo prima della revisione fatta dallo Zavattari antece- cedentemente alla prima guerra mondiale, possano essere state fatte nella colle- zione Spinola delle minipolazioni e confusioni, penso che si possa legittima- mente considerare come Ghilianii Spin. quella forma 3 della Romisia barbara L. che ha il torace nero con il mesonoto, le tegole, lo scutello rossi, il postscutello 192 F. INVREA rosso o talora nero, la frangia-fascia del primo tergite del gastro intera, quella del secondo o intera o bisinuata più o meno in avanti, secondo il concetto del- l’André e del Giner Mari, o anche addirittura tripartita, e la fascia del terzo uro- tergo intera. Quanto alla 9 mi permetto di non accettare la conclusione del compianto Giner Mari che ha riunito con la Ghilianii Spin. 3 la decoratifrons Costa ©, natu- ralmente sotto il nome della prima. Sono molto pericolosi e discutibili gli ac- costamenti sessuali tra le varie forme di queste specie accentuatamente politi- piche ed è meglio lasciare a ciascuna la propria individualità. Tanto più che non è affatto provato che i grandi esemplari massicci spagniuoli che vanno sotto il nome di decoratifrons sieno in realtà la stessa forma molto più piccola e snella che il Costa ha descritto dell’Italia e che è nella zona peninsulare e insulare del nostro paese piuttosto comune. E poi io penso che la variabilità si svolge nei due sessi indipendentemente l’uno dall’altro. Ronisia barbara (L.) f Razzautii n. x E una semplice aberrazione nella distribuzione e nel colore della pube- scenza addominale che ho riscontrato in un individuo © della Ronisia barbara L. sbsp. decoratifrons Costa raccolta nell'isola Gorgona il 20 Agosto 1952 dal Sig. Malatesta e gentilmente comunicatami dal Prof. Alberto Razzauti, Diret- tore del Museo di St. Nat. e Acquario di Livorno. A parte il colore diverso della pubescenza, è l'equivalente della aberrazione che Achille Costa ha trovato nella R. barbara L. sbsp. brutta Pet. e ha descritto sotto il nome di Mutilla sericeiventris(1) con le seguenti parole: Abdomine fusco, cinereo dense villoso et longe hirto ; ma- culis fere cum villositate confusis, segm. tertio et quarto densius cinereo villosis ». Anche nella presente aberrazione della decoratifrons, la quale sottospecie, come è noto, ha il capo nero con una grossa macchia triangolare di pubescenza argentea sul vertice, si nota la parte superiore dell'addome quasi per intero ri- coperta da lunga pubescenza coricata, frammista, come colore, di argenteo e di rosso dorato, con prevalenza di quest’ultima tinta nelle parti che non sono normalmente occupate dalle macchie argentee. Queste appena appena si di- stinguono tra la folta villosità e l’insetto naturalmente presenta così una sua mar- cata particolare fisionomia. La parte anteriore del corpo è invece normale. La sbsp. decoratifrons Costa era già stata raccolta nell'isola Gorgona dal Dott. Francesco Gerini il 15 Settembre 1948. Mutilla europaea L. f. notomelas Kriechb. 9. Non avevo mai vista la forma tutta nera tra le femmine di Mutilla europaea L., corrispondente alla f. $ notomelas Kriechb. della quale ho parlato nella IV® di queste Note (Boll. Soc. Entom. Ital., Vol. LXXXVI, 1956, p. 144): essa è però citata da Sichel e Radoszkovsky nella loro Monografia (Horae Soc. Entom. Ross., Vol. VI, 1870) come var. gamma del Caucaso e della Svizzera, presso Neuchatel. Ne ho esaminato ora un esemplare tra i Mutillidi della Zool. Sammlung des Bayerischen Staates di Monaco, comunicatimi dall’egregio Dott. Kühlhorn; esso porta l’indicazione: « Pragel, 26-VII-96 » (certamente Pragel Pass, m. 1554, nel Cantone svizzero di Schwyz). (1) - Costa Ach. Ann. Mus. Zool. Napoli, II, 1862, p. 130. T. I., fig. 4. MUTILLIDI DEL MEDITERRANEO. V 193 Questa femmina ha il torace interamente e intensamente nero, anzichè rosso come nella europea tipica, ma quanto ai disegni pubescenti addominali e agli altri attributi di forma e di colorazione non si stacca dalle caratteristiche consuete della specie. Anche se non si ritiene di poter parlare di rapporti razziali, trattandosi probabilmente di forme cromatiche aberranti nell’uno e nell’altro sesso, non ostante una certa delimitazione geografica finora non bene accertata, penso che anche le 99 nere possano essere incluse nella denominazione di f. no- tomelas stabilita dal Kriechbaumer per 1 dd. Smicromyrme partita (KI.) sbsp. fasciaticollis (Spin.) Mutilla fasciaticollis Spinola M., Ann. Soc. Entom. Fr., XII, 1843, p. 131, n° XX, d. Mutilla intermedia De Stefani T., Il Natural. Sicil., VI, 1887, p. 24 g. - Costa A., Atti Accad. Sc. fis: matem., Napoli, Il, Parte 2%. 1888, p. 1; T. 2% fig. 1, di Mutilla Destefanii Dalla Torre C. G., Catalog. Hymenopter., Vol. VIII, Fossores, 1897, p. 31. - De Stefani T., il Natural. Sicil., Nuova $er.; II, N° 4; 1897, p. 72. Mutilla Costae Dalla Torre C. G., Catalog. Hymenopter., Vol. II, Fossores, 1897, p. 28. L’esame delle vecchie collezioni radunate dai patriarchi dell’Entomologia e contenenti spesso i Tipi di specie da loro fondate, se è sempre utilissimo ed istruttivo ai fini degli accertamenti tassonomici, offre talvolta delle vere sorprese. Ciò, per esempio, è successo a me, e non soltanto nei riguardi di una sola entità sistematica, nelle ripetute visite che ho fatto alla collezione degli Imenotteri di Massimiliano Spinola, conservata diligentemente nel Museo dell’Istituto di Zoo- logia dell’Università di Torino, e che la cordiale gentilezza prima del Prof. Ar- cangeli e poi dell’attuale Direttore Prof. Leo Pardi mi ha concesso di esaminare a mio agio. I Mutillidi paleartici dello Spinola si trovano nelle scatole originali che portano i Numeri 30 e 31 e conservano verosimilmente, almeno in parte, l'ordinamento loro dato dall’illustre autore, con aggiuntevi le etichette appostevi dallo Zavattari quando questi ha fatto, anteriormente, credo, alla prima guerra mondiale, la revisione e l’aggiornamento della nomenclatura. E sperabile, come del resto mi è stato assicurato, che questa preziosa collezione non venga mai in alcun modo spostata nella sua struttura perchè possa conservare le impronte dell'autore e permettere agli studiosi di rintracciare ed identificare esemplari e interpretazioni. Una delle sorprese a cui accennavo riguarda la Mutilla fasciaticollis 3 che lo Spinola ha descritta nel 1843 illustrando le raccolte fatte in Spagna l’anno precedente da Vittore Ghiliani, sorpresa riflettente l’interpretazione che è stata generalmente data alla descrizione originale, nei riguardi sopratutto dell’orna- mentazione argentea dei segmenti dell'addome, ma che non corrisponde a quanto risulta dall'esame diretto dei Tipi. Questi sono tre, con l’indicazione « Andalusia ». Sono lunghi, secondo le indicazioni dell’autore, mm. 9, apertura alare mm. 18. Per intenderci subito dirò che, quanto a disegno pubescente chiaro del gastro, sono su per giù uguali alla Smicromyrme partita Klug 3, e cioè con le fascie dei segmenti terzo e quarto complete vagamente discriminate al centro: il primo segmento ha una cigliatura breve marginale, il secondo una frangia più nutrita e più lunga. Il torace è rosso con una grande fascia nera che copre quasi interamente il mesonoto, lasciando soltanto uno strettissimo margine rosso in avanti, lungo il pronoto. Le tegole sono nere nella metà anteriore, in corrispondenza della indicata fascia, rossastre nella metà posteriore. Scutello, postscutello e propodeo rossi. Lo sterno è nero 194 F. INVREA con le mesopleure rosse o appena leggermente sbavate di nero nel margine in- feriore. Ora ciò in parte non solo non corrisponde alle interpretazioni degli au- tori successivi, ma nemmeno a quella dello stesso fondatore della specie. Lo Spinola, dopo avere descritto la forma, la punteggiatura ecc. scrive: « Pelage hérissé, généralement rare et allongé, plus épais et un peu penché en arrière aux bords postérieurs des segments abdominaux. Antennes, tête, poi- trine, pattes et abdomen noirs. Dos du corselet rouge, avec une large bande transversale noire qui couvre les écailles alaires et tout le disque du mésothorax. Poils épars, noirs: bandes narginales des segments abdominaux blanches. Ailes obscures ». Dunque non fascie intere, ma fascie marginali, senza distinzione tra un segmento e l’altro. Non è da stupire se, con questa descrizione così poco precisa per quanto riguarda il disegno bianco addominale, tanto Sichel e Radoszkovsky quanto l’André sieno stati tratti in inganno. I primi nella loro Monografia descrivono la fasciaticollis Spin. come avente «tous les segments ciliés de poils blancs, plus marqués et plus compacts sur les trois premiers segments » ed indicano un solo esemplare della Corsica. L’Andre nella sua Mina annovera la fasciaticollis Spin. come semplice varietà G della Smicromyrme rufipes (Fab.) ed indica egli pure sultatnto la Cor- sica. La spiegazione di questa ultima circostanza Pho avuta al Museo di Parigi ove, sotto il nome di rufipes var. fasciaticollis ho trovato soltanto una Sm. Agusti (Costa) 3 con le tegole, naturalmente, nere e con in più un poco di nero sul to- race a fianco di esse: l'esemplare è proveniente da Vivario (Corsica), leg. Ferton. Di fronte a queste risultanze e tenuti presenti gli esemplari tipici della collezione Spinola, sulla cui identità ed attribuzione non mi pare possa esservi dubbio, sopratutto per il fatto caratteristico della grande fascia nera sul meso- noto e le tegole, quantunque l’autore non dica nel lavoro nè il loro numero nè la loro provenienza esatta, ho pensato subito alla Destefanii D. T. (intermedia De St.) che l’André ha collocata come varietà S della partita Kl. Ha anch'essa il torace rosso col mesonoto nero e le tegole nere anteriormente: i disegni addo- minali sono quelli della partita. Di questa forma ho visto nel Museo di Parigi un esemplare di Sicilia inviato dallo stesso De Stefani ed un altro individuo avevo precedentemente osservato nella collezione del Museo di Napoli pure di Sicilia, Noto, con una etichetta di mano del Costa: « Mutilla melanota n. >, specie che il Costa non ha mai descritta, e un’altra etichetta dello Zavattari: « Mutilla par- tita Klug var. De Stefani D. T.». Questo esemplare è quello stesso di cui parla il De Stefani descrivendo per la prima volta come n. sp. la intermedia (il Dalla Torre non ha fatto che cambiare il nome perchè intermedia era preoccupato) nel Naturalista Sic. (1. c.): « ... fu da me catturata in un solo individuo & nelle campagne di Noto sopra i fiori di una Euforbia e regalata al Prof. Costa col quale ero in compagnia; più tardi, nel mese di luglio, un altro esemplare ¢ mi fu man- dato da Modica... » Delle due descrizioni del De Stefani, la prima, quella indicata quì sopra, a proposito dei disegni del gastro dice: « ... abdominis segmentis primis tribus postice crebre argenteo fimbriatis... » e null’altro. L'altra descrizione del De Stefani, sotto il nome di Mutilla destefanii (=intermedia De St.) è contenuta sempre nel Na- tur. Sic. dell’anno 1897 (1. c.) e dice, a proposito dell'addome: «... abdominis primum segmentum subpetiolatum, carina ventralis parva, margo posticus primi et secundi segmenti argenteo fimbriatis, tertium segmentum ac quartum occupata omnino fascia argenteo-villosa, vix in medio interrupta». L’autore accetta l’ipotesi che si MUTILLIDI DEL MEDITERRANEO. V 195 tratti di una varietà della partita KI. La seconda descrizione dunque rettifica l’errore della prima. Tale rettifica tuttavia era già stata fatta fin dal 1888 da Achille Costa in « Miscellanea Entomologica. Mem. 24» (Atti Accad. Sc. Fis. Mat. Napoli, Ser. 24, II, p. 1, cit.) colla ridescrizione più ampia e più esatta della Mutilla in- termedia. Dopo la quale descrizione il Costa aggiunge in N. B.: «Il Dott. De Stefani nel Naturalista Siciliano ha descritto una Mutilla intermedia che ritene- vamo corrispondere ad una da noi posseduta, e donataci dallo stesso ottimo amico De Stefani. Però quando abbiamo confrontato l'individuo con la descri- zione, vi abbiamo riconosciute tali differenze, da farci credere di aver fra le mani una specie diversa da quella ivi descritta. In questa infatti gli occhi diconsi in- teri, mentre nella nostra sono smarginati: in quella dicesi che i tre primi seg- menti dell'addome hanno una frangia bianca, mentre nella nostra la fasciatura bianca dell'addome è ben altra. Prima però di pronunziare un giudizio ci è sem- brato utile consultare lo stesso autore; dal quale abbiamo appreso essere incorso un equivoco involontario nella descrizione, e che l’insetto che egli ha inteso de- scrivere è perfettamente simile al nostro. Per tal ragione abbiamo stimato op- portuno pubblicare una più esatta descrizione di questa Mutilla, conservandole il nome impostole dal sig. De Stefani, senza però citarvi la descrizione, poichè con ciò si continuerebbe nell’equivoco, anzi nella contradizione. « Più sopra il Costa aveva scritto: « Raccolta in Sicilia, nelle adiacenze di Noto ne’ primi giorni di giugno dal sig. De Stefani, dal quale ci è stata gentilmente donata ». Il che di- mostra che si tratta non solo della medesima specie ma altresì dello stesso esem- plare che ha servito al De Stefani per la sua prima, sia pure errata, descrizione. Il Dalla Torre, dubitando forse di tale identità ha mutato l’intermedia Costa in Mutilla Costae! Quale è la conclusione di questo lungo e minuzioso esame ? 1°. In base specialmente all’esemplare del Museo di Napoli, che è servito rispettivamente tanto al De Stefani che al Costa per le loro descrizioni della specie, la Mutilla intermedia, poi Destefanit D. T., va considerata senz'altro una forma sia pure notevole della Smicromyrme partita (Kl.) come ha stabilito l’ André e accettato lo stesso De Stefani. 2°. Quanto alla Mutilla fasciaticollis Spin., secondo i tre esemplari pre- suntivamente tipici che si trovano nel Museo di Torino, non ostante talune dif- ferenze, penso vada riunita alla Destefanti D. T., trasformando naturalmente la nomenclatura, per ragioni di priorità, in Smicromyrme partita (Klug) sbsp. fasciaticollis (Spin.) (=intermedia De St. e Costa, = Destefanu D. T., = Costae D. T.). Le differenze alle quali ho accennato riguardano specialmente il capo il quale apparisce vagamente più stretto che in partita ed ha pubescenza bianca, tanto quella semicoricata della faccia come quella eretta, quest’ultima assai lunga e folta, mentre in partita la pubescenza cefalica è nera o bruna e non così nutrita. Le ali sono alquanto meno oscurate. Non mi sembrano discrepanze tali da giusti- ficare una distinzione tassonomica. Smicromyrme compacta n. sp. (Fig. 1 b) g. Lungh.: es. tipico mm, 7; altri es. mm. 6-7. Simile alla Smicromyrme montana (Panz.) 3 quale io l’ho definita nella IV di queste Note (Boll. Soc. Entom. Ital., Vol. LXXXVI, 1956, p. 145), si dif- ferenzia per i seguenti caratteri: Il corpo è assal più corto € pete ara notevol- 196 i F. INVREA mente più corto di quanto non sieno normalmente i maschi di questo gruppo. Visto dal di sopra il profilo torace-addome è, nelle due specie, quello che risulta, per l’una e per l’altra, dalla fig. 1 lettere aed. Si vede da tale figura che la parte posteriore del torace dopo le tegole appare nella montana piuttosto allungata e regolarmente incurvata fino alla giuntura del propodeo col gastro, mentre nella M. D. Valle del. Fig. 1 - Schema della parte posteriore del ‘torace e dell’intero gastro a visione dorsale: a) Smicromyrme montana (Panz.) 3.; 6) Smicr. compacta n. sp. d. nuova specie 1 lati del torace, assai più corto, appariscono dopo le tegole quasi paralleli, fino a poi piegarsi ad angoli retti appena arrotondati verso la linea po- steriore pressochè diritta. Si può definire la parte posteriore del torace, ben in- teso a visione dorsale, all’incirca ovale nella montana, quadrata nella compacta. In realtà, mentre in montana il propodeo scende in moderato declivio verso l'apice posteriore e il punto di inserzione col gastro, nella nuova specie esso è subito troncato dopo lo scutello e colla parete posteriore pressochè verticale. Il primo segmento del gastro è in compacta molto corto, assai più corto che in montana, cogli stessi acuti dentelli laterali alla base. Il secondo urite è assai più corto e proporzionalmente più largo che in montana e risulta quindi più trasver- sale, con diverso rapporto tra lunghezza e larghezza. Gli altri uriti, se regolar- mente invaginati, sembrano anch'essi più brevi. Donde ne risulta che l’addome è eccezionalmente corto e compatto, brevemente piriforme. Il colore è quello della montana tipica (Vedi Invrea I. c.) e cioè tutto nero, col pronoto, il mesonoto, le tegole rosse e lo scutello nero. I margini apicali dei segmenti del gastro dal secondo in poi portano brevi e poco fitte cigliature bianche frammiste a lunga pubescenza eretta sparsa, pur essa bianca, che si nota, come di consueto, più o meno diffusa sulle altre parti del corpo. Tutti gli esemplari MUTILLIDI DEL MEDITERRANEO. V 197 qui citati hanno al centro del pronoto rosso una macchia nera più o meno estesa che nell’esemplare tipico e in uno di quelli dalmati si prolunga su buona parte dell’area mediana del mesonoto. Quanto alle frangie marginali dei tergiti esse appariono meno nutrite e meno evidenti che in montana. — & Il capo è rettangolare-trasverso, della stessa forma di quello di montana, e cioè coi quattro lati a due a due paralleli e subrettilinei, ma con gli ocelli molto più piccoli, non salientemente globosi e per lo più neri e non vitrei. Le mandi- bole hanno un forte dente esterno triangolare, a punta per lo più smussata, e hanno l’apice distintamente tridentato. Le antenne e le zampe sono nere, queste ultime coi tarsi bruno scuri o bruni. La scoltura toracica a punti è piccola, un poco più fina e meno reticolata che in montana: quella dell’epinoto è molto più piccola, non così grossolana e ruvida, con un’area mediana triangolare o subtrian- golare più o meno definita. Le ali sono di un ialino grigiastro con le nervature brune e il pterostigma celluliforme. La scoltura dei due primi tergiti del gastro, pur essendo formata anch’essa di punti piccoli è molto più densa che in montana, risultandone una minore lucidità della superficie dorsale. I tergiti dal terzo in poi sono fittamente punteggiati, il settimo ed ultimo visibile, che è un poco più lungo che largo, di forma trapezoidale e nettamente troncato all’apice, con un modesto solco longitudinale mediano, ha scoltura più densa dei precedenti. Anche gli sterniti hanno la punteggiatura più accentuata, più densa e più profonda che in montana tanto sui due primi quanto sui margini dei successivi, con ef- fetto di minore lucentezza: vi sono ventralmente frangie bianche marginali. Abbruzzi: Monte Canelle, 16-VIII-1953, M. Cerruti, 1 3 olotipo; Dal- mazia: Castel Sucurac, XI-1923 e IX-1926, Novak, 2 43; Serbia: Petrina Mo- chrida, m. 1800, 3-VIII-1934, Thurner, 2 3d. A parte le proporzioni molto minori questa specie ricorda nella conforma- zione corta e tozza la Smicromyrme Facobi Invr. del Marocco e le sue f. bitrian- gulata Invr. e rubricola Invr. pure del Marocco. Più affine ancora essa è colla Sm. Beaumonti Invr., sempre del Marocco, la quale ha la stessa statura, ma le tegole nere, le ali più affumicate e l’epinoto non così nettamente troncato. | Smicromyrme subcomata (Wesm.) (Fie: 24) Il Wesmael ha descritto la sua Mutilla subcomata © nel 1856 in « Revue critique des Hyménopteres Fouisseurs de Belgique», Bull. Acad. Roy. de Bel- gique, Vol. XVIII, p. 368, in termini abbastanza precisi perchè la specie possa essere facilmente riconosciuta. Qualche confusione potrebbe avvenire con la © della Sm. montana Panz., che ha pure essa l’ultimo urotergite visibile senza area pigidiale definita, convesso, liscio all’apice, un poco striato alla base. Ma si deve sempre tenere presente che la montana è più corta e robusta, ha il torace più massiccio e più largo, molto più elevato se si guarda di lato, nettamente tron- cato posteriormente e con l’unguicolo scutellare accentuato ed elevato, un poco diretto all’indietro, nero all'apice. Inoltre le zampe e le antenne di tale specie sono nere 0 brune, ma mai rosso chiare, nemmeno nelle forme mediterranee (Vedi fie, 2 a e b). L’Andre tendeva a fare della subcomata una forma della montana. Ma a me pare che questa ipotesi non regga se sı segue fedelmente la descrizione del Wesmael. Il Tipo della subcomata non è del Belgio, come si potrebbe credere, ma di Ginevra, inviato all’autore dal Chevrier. 198 F. INVREA Molto enigmatica è invece la questione del maschio. Esso è stato assegnato alla subcomata nel 1887 dal Radoszkovsky il quale ha raccolto o creduto di rac- cogliere entrambi i sessi ad Askhabad nel ‘Turkestan e perciò molto lontano dalla patria svizzera della specie. Questo maschio, come si sa, è molto caratteristico perchè, contrariamente a quanto generalmente avviene nel numeroso gruppo rufipes-montana e specie affini, non porta dente esterno alle mandibole e dovrebbe perciò essere ascritto ad una altra sezione del Genere. Ha inoltre una particolare conformazione delle nervature dell’ala anteriore con la radiale fortemente ispes- sita, specialmente presso l’inserzione colla 22 trasverso-cubitale, questa pure in- grossata, molto raccorciata, formata più o meno grossolanamente a ‘I’ e non rag- giungente il nervo cubitale. Questo maschio non è stato preso in copula nè ot- tenuto per allevamento e perciò la sua attribuzione alla subcomata è stata pura- mente indiziaria, o forse meglio arbitraria, dato che il generale russo non ve- deva sempre le cose per il sottile e in modo preciso. Inoltre, come ci è dimostrato ormai da molti anni di raccolte e di esperienze, questo $ sembra proprio di paesi piuttosto caldi e fors’anche un poco aridi: oltre al Turkestan sono citati la Spagna, o à M. D. Valle del. Fig. 2 - Profilo schematico del torace visto lateralmente: a) Smicromyrme subcomata (Wesm.) © ; b) Smicr. montana (Panz.) 9. ove è comune ed ha costumi notturni (Giner Mari), le Baleari, la Francia meri- dionale, il Marocco, l'Algeria, la Libia e l’Egitto: dell’Italia non conosco che un solo esemplare sardo della f. opistomelas da me descritta della Cirenaica. Certo non è mai stato trovato nella Svizzera. Come ho tempo fa pubblicato (1) il Prof. J. de Beaumont di Losanna sup- pone che il vero maschio della subcomata Wesm. possa essere la Sm. bimaculata (Jur.) che proviene dalla stessa regione ed è colà abbastanza frequente: essa si trova anche in Italia. Nell’intricata sinonimia del gruppo la specie del Jurine era stata riunita alla montana Panz. come varietà, o alla rufipes scutellaris Latr., ma, come ho dimostrato nella mia citata pubblicazione, ad essa va restituita la piena legittimità. Quanto ad essere essa il 3 della subcomata Wesm. è tra le cose più probabili, ma non potremo affermarlo se non quando avremo le prove ir- refutabili della copula o dell’allevamento. Comunque non credo di commettere cosa arbitraria cambiando senz'altro il nome al maschio attribuito dal Radoszkovsky a subcomata, come dal paragrafo seguente. (1) - Invrea F. Mutillidi nuovi o notevoli del bacino mediterraneo, IV Nota. Boll. Soc. Entom. Ital., LXXXVI, 1956, p. 149. MUTILLIDI DEL MEDITERRANEO. V 199 Smicromyrme suberrata n. sp. Mutilla subcomata 4 (nec 9) Radoszkovsky O. Fauna hyménopterologique transcaspienne, III, Horae Soc. Entom. Ross., Vol. XXII,.p. 347. Mutilla subcomata 3 (nec 9) André Ern., Spec. Hymén. Eur. Alg., Vol. VIII, Mutillides, 1899- 903, Pp. 340. 3. L’insetto, descritto in modo sommario dal Radoszkovsky, è invece molto dettagliatamente ridescritto dal André (1 c.), il che mi dispensa da una superfla ripetizione. Piuttosto osserverò che la nota apposta dal Radoszkovsky alla sua descrizione non è per nulla probante. Egli dice infatti: « Je suis convaincu que c’est le véritable mâle de Mut. subcomata; je posséde la © et le 3, provenants d’Askhabad qui sont conformes avec 99 et 33 pris dans le parc de St. Cloud (prés de Paris) par feu le Dr. Sichel dans une colonie avec les Mut. rufipes 93 et Mut. subcomata © ». Osservo che con le due specie poteva benissimo esserci questo terzo elemento, parassita probabilmente cogli altri in una multiforme colonia di imenotteri scavatori, senza per questo comprovare una ipotetica parentela. Questa pseudo subcomata Rad. 3, come ho detto, è presente in Francia anche se si può pensare che la latitudine di Parigi sia per essa un poco troppo settentrio- nale. Ma confusionario come era notoriamente il Radoszkovsky può benissimo avere equivocato sulle localizzazioni. Quanto all’André (1. c.), dopo la descrizione, insiste in nota sulla somi- glianza e quasi sull’identità di questo maschio con quello di montana Panz. Chi ha un poco di pratica di questo gruppo sa che la cosa non è sostenibile, e ci si stupisce che l’André abbia potuto prenderla in seria considerazione. La mancanza di dente esterno alle mandibole è un dato che ha una fondamentale importanza ed anche l’hanno le caratteristiche dell’ala anteriore, molto più precise e defi- nite che taluni vaghi accenni che si riscontrano talora in montana e rufipes. Ma vi sono poi la forma diversa del capo, gli occhi molto più grandi che in montana, la forma e grandezza delle tegole che in montana sono molto più ampie, meno globose e meno lucide, ed altri tratti distintivi, nel complesso assolutamente dimostrativi, insieme alla fisionomia generale che è per ciascuna delle due forme particolare. Do alla Smicromyrme subcomata 3 (Rad.) il nuovo nome di Smi- cromyrme (Suberrata. Tra gli esemplari africani (Libia, Marocco) e quelli europei (Spagna, Sardegna) vi è qualche differenza tanto per la forma tipica quanto per la f. opisto- melas, differenze consistenti specialmente nel colore delle antenne, interamente giallo ferruginose più o meno chiare in Africa, schiarite solo sulla faccia inferiore in Europa. Il Radoszkovsky dice « antennes rougeätres », André « funicule d’un brun jaunätre en dessous ». Negli esemplari africani il capo sembra leggermente più trasversalmente ellittico e più debolmente punteggiato. Bisognerebbe con molto materiale studiare le relative popolazioni. Come Tipo per la nuova denominazione prendo un esemplare della Libia, Sirtica occidentale, Ghedahia, 2-V-1939, leg. Kriiger, che si trova nella mia col- lezione. Ha le antenne gialle e risponde perciò, in un certo senso, alla dizione del Radoszkovsky. Smicromyrme viduata (Pall.) sbsp. Macquarti (Lep.) Nel 1845 Amedeo Lepeletier de Saint Fargeau, nel tomo III della sua His- toire Naturelle des Insectes Hyménoptères, p. 633, N° 57, descrisse nel sesso 3 la Mutilla Macquarti cominicatagli dall’entomologo Macquart, come originaria « probablement du midi de la France ». Quel « probablement » indica l’incertezza 200 F. INVREA del luogo di provenienza, incertezza frequente in tempi nei quali non si dava molta importanza all'indicazione di patria degli esemplari che si lasciavano spesso senza cartellino, affidandosi alla memoria. Donde le innumerevoli confusioni e i grossolani errori che conosciamo nella localizzazione di molte specie. Sichel e Radoszkovsky nella loro Monografia già citata hanno fatto giusta- mente della Macquarti una forma della M. st-idula Rossi 3 (= viduata Pall.) sotto l’indicazione di var. beta scrivendo: « Macquarti Lepel. caractérisée par l’absence de poils blancs sur la téte et sur le prothorax (absence qui souvent ne tient qu'a l’usure). Se trouve dans toutes les collections ». Cose le due ultime delle quali mi permetto di dubitare. Ernesto André ha messo senz'altro la specie del Lepeletier tra i sinonimi della viduata e non nomina la Macquarti nemmeno tra le varietà. Avendo avuto in cominicazione dall’egregio Dr. F. Kühlhorn della Zoo- logische Sammlung des Bayerischen Staates di Monaco un piccolo lotto di Mu- tillidi appartenenti a quell’Istituto vi ho trovato un esemplare 3 dell’ Anatolia, Ak - Chebir, 1900, Korb. il quale senz’altro si adatta alla descrizione del Le- peletier ¢,.pur conservando i tratti fondamentali della Smicromyrme viduata (Pall.) 3, ha una facies particolare che lo distingue dalla fisionomia tipica di tale specie e giustifica una separazione tassonomica, nel rango, io penso, di sotto- specie. Tutta la parte anteriore del corpo (capo, torace e primo segmento del gastro) è nera, di un nero più intenso di quello della viduata, senza assolutamente nessuna traccia di villosità bianca e non per usura, dato che la pubescenza nera è completa, folta, anzi più folta e lunga del consueto, specialmente sul capo e sul torace e l'esemplare è integro e ben conservato. Quindi, oltre all’assenza dei peli bianchi della faccia, manca la fascia bianca che normalmente ricopre tutto il pronoto. In questo esemplare manca in più anche del tutto la macchia bianca che, secondo la descrizione del Lepeletier, dovrebbe essere rimasta nella parte posteriore del torace « sur le dos du metathorax », intendendosi certamente lo scutello. Per il resto non vi sono grandi differenze con la viduata tipica. La frangia nera del secondo tergite rosso del gastro è più larga, più folta e più intensamente nera, la pubescenza eretta sparsa è quasi dovunque nera, le fascie bianche dei tergiti terzo e quarto sono normali, le zampe come nella tipica sono nere con pubescenza chiara e coi tarsi di un bruno un poco più schiarito, ma non certo gialli testacei come nella sbsp. insulae Invr. di Cipro. Le ali sono molto densa- mente annerite. 201 EINE NEUE NEOGAEUS - ART AUS ITALIEN (Hem. Het. Neogaeidae) Von EDUARD WAGNER Hamburg Neogaeus (= Hebrus) franzi n. sp. Beschreibung: Dem N. ruficeps Thms. sehr ahnlich. Klein, oval, schwarzbraun bis schwarz, der vordere Teil rotbraun, das © heller als das 4. Mit feiner, goldglanzender Behaarung, matt, glatt. Bisher nur apter. Kopf (Fig. 2) deutlich länger als breit, Stirn stark gewölbt. Scheitel beim $ 2,35x, beim © 2,45 x so breit wie das dunkle, sehr grob gekörnte Auge. Fühler (Fig. 3) gelbbraun, deutlich länger als Kopf und Pronotum zusammen, mit feinen, hellen Haaren bedeckt; Glied 1 und 2 gleich lang, 0,60 - 0,65x so lang wie der Scheitel breit ist; die drei letzten Glieder mit feinen langen Haaren, zusammen 1,7 bis 1,8x so lang wie die beiden Grundglieder zusammen; das 3. Glied 0,83x so lang wie das 4. und 5. zusammen. Pronotum (Fig. 1) rotgelb bis rotbraun, auffallend kurz und breit, fast trapezförmig, Seiten kaum geschweift, Hinterecken nur wenig vorstehend; auch der Hinterrand neben den Grundwinkeln des Scutellum nur wenig vorge- zogen. Scutellum sehr kurz und breit, ohne Kiel und ohne (Juereindruck. Abdo- men beim 3 schwarz, beim © die ersten 3 Segmente rotbraun, die übrigen schwarz- braun. Unterseite schwarzbraun bis schwarz. Beine gelbbraun. Schenkel nur wenig gekrümmt, Schienen gerade. Hinterschiene 1,1 - 1,2x so lang wie das Pronotum breit ist. Genitalkapsel des g (Fig. 4 + 5) oval, 8. Segment hinten gerade abgestutzt, Analkonus distal zugespitzt, verhältnismässig lang (Fig. 6), Seiten fast parallel. Genitalgriffel (Fig. 7) S-förmig gebogen, distal verbreitert, Hypo- physis kurz und kräftig, Paramerenkörper mit wenigen, langen Borsten. Län- ge: = .1,80-1,85 :mm, 2: = 1,93 mm Breite des "Pronotum? 2 = a 062 man, == 0/67 mn, N. franzi n. sp. steht ohne Zweifel N. ruficeps Thine. sehr nahe und hat das gleiche kurze 1. Fühlerglied und die geraden Schenkel wie diese Art, unter- scheidet sich aber von ihr durch die auffallige Form des Pronotum, breiteren Scheitel, längeres 2. Fühlerglied, grössere Gestalt und den Bau der Genitalien. Bei N. ruficeps Thms. sind die Seiten des Pronotum (Fig. 1) stark eingebuchtet, der hintere Teil steht stark vor und der Hinterrand des Pronotum ist neben den Grundwinkeln des Scutellum lappenartig vorgezogen; in der Mitte hat das Pro- notum eine Querfurche und im vorderen Teil einen Langseindruck. Das Scu- tellum hat ebenfalls eine Querfurche, sein Hinterrand ist gewölbt. Die Halbdecken sind von wechelnder Lange, bald mehr oder weniger verkiirzt, aber - soweit mir bekannt - immer vorhanden. Der Kopf (Fig. 2) ist deutlich kleiner, der Scheitel beim 3 2,0x, beim © 2,0-2,1x so beit wie das Auge. Das 1. Fühlerglied ist 1,1-1,2x so lang wie das 2., das 3. Glied 0,65-0,70x so lang wie das 4. und 5. zusammen; die Gesamtlänge der Fühler übertrifft kaum die Gesamtlänge von Kopf und Pronotum. Die Genitalkapsel des 3 (Fig. 4+5) ist viel kleiner und proximal spitzer, der Analkonus (Fig. 6) ist kürzer und anders geformt. Die Genitalgriffel (Fig. 7) sind fast gerade, distal kaum verdickt, die Hypophysis 202 E. WAGNER ist ein langer, schlanker Haken und die Behaarung des Paramerenkörpers ist kürzer und dichter. Von N. fulvinervis Horv. unterscheidet sich N. franzi durch schmaleren Scheitel, langere Fühler, lingeres 2. Fühlerglied, kürzeres Pronotum und die völlig fehlenden Halbdecken. Bei N. fulvinervis ist der Scheitel 3x so breit wie das Auge, das 2. Fühlerglied kürzer als das 1. und die 3 letzten Fühlerglieder zusammen 1,6x so lang wie die beiden Grundglieder. Die Fühler sind kürzer als Kopf und Pronotum zusammen. Bian à pu Neogaeus franzi nov. spec. und N. ruficeps Thms. 3 Oben = N. franzi nov. spec., unten = N. ruficeps Thms. - Fig. 1 = Pronotum und Scutellum von oben (31,5x). Fig. 2 = Kopf, schräg von vorn (31,5x). Fig. 3 = Fühler (31,5x). Fig. 4 = Geni- talkapsel von oben (84x). Fig. 5 = dieselbe seitlich. Fig. 6 = Analkonus von oben (84x). Fig. 7 = Genitalgriffel (168x) Von N. llimacula Horv. unterscheidet sich die neue Art durch den hellen Kopf, breiteren Scheitel, langeres 2. Fühlerglied, ungefurchtes Pronotum, hell gefärbtes Scutellum und das Fehlen der Halbdecken. N. lilimacula ist 2mm lang, das Pronotum 0,86mm breit, der Scheitel 1,6x so breit wie das Auge, das 2. Fühlerglied nur halb so lang wie das 1. und das Pronotum etwas länger. Von allen übrigen Arten unterscheidet sich N. franzi durch das kurze 1. Fühlerglied, die geraden Schenkel und Schienen und das völlige Fehlen der Halbdecken. Selbst wenn wir die abweichende Form des Pronotum als eine Folge der Rückbildung der Halbdecken und Flügel und der damit verbundenen Atro- phie der Flügelmuskulatur betrachten, bleiben noch genügend Unterschiede, um die Art von allen übrigen zu trennen. Ich untersuchte 2 43 und 1 © aus Italien: Alpi Apuane, Umgebung Staz- zema (leg. H. Franz) 2 33 und Castelnuovo di Garfagnana (leg. H. Franz) 1 9. Holotypus in meiner Sammlung, Allotypoid und Paratypoid in der Smmlung H. Franz, Wien. CADICE BacceETTI B. - Notulae Orthopterologicae. IV, Su un’opera di Pietro Rossi dimenticata dai sistematici, e sulla data di descrizione del Bacillus Rossius ossi. (1412-219971) BARI B. - Una nuova specie di Trechino cavernicolo lombardo e una nuova tabella di determinazione degli Speotrechus (Coleoptera, Carabi- dae). (6-3-1957) Berio E. - Ulteriori modifiche e cambiamenti nella nomenclatura dei generi di Noctuidae del Globo (Lepidoptera). (19-1-1957) BINAGHI G, - Estensione dell’area di distribuzione in Italia di alcune specie di Ditiscidi (Col., Dytiscidae). (6-3-1957) Coxci C. - Il metodo e la terminologia dei « Tipi » usati nella sistematica zoologica. (1-12-1957). Conci C. e TAMANINI L. - Alberto Brasavola de Massa (1886-1956). (19-1-1957) CoxsigLIo GC. - Contributo alla conoscenza dei Plecotteri di Sardegna. (26-2- 1987) ConsigLio C. - Contributo alla conoscenza dei Plecotteri di Corsica. 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TRIBUNAL E DIE AGEN OVA ALON OLS (MA LUGLIO FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - Via Monticelli, 11 1949) GENOVA STAMPATO IN ITALIA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA Eretta in Ente Morale con R. Decreto 28 Maggio 1936 Sede in GENOVA, Via Brigata Liguria, N. 9 presso il Museo Civico di Storia Naturale 1 CONSIGLIO DIRETTIVO PER IL BIENNIO 1956-57 PRESIDENTE: Dott. Fabio Invrea. Vice-PRESIDENTE : SEGRETARIO: Prof. Cesare Conci. AMMINISTRATORE: Dott. Emilio Berio. DIRETTORE DELLE PuBBLICAZIONI: Prof. Alessandro Bia CoNnsIGLIERI: Prof. Athos Goidanich, Prof. Guido Grandi, Prof. Edoardo Gridelli, Dott. Mario Magistretti, Prof. Giuseppe Miiller, Prof. Antonio Porta, Prof. Sandro Ruffo, Prof. Mario Salfi, Prof. Antonio Servadei, Prof. Filippo Venturi, Dott. Ruggero Verity. REVISORI DEI CONTI: ing: Paolo Bensa, Sig. Giovanni Binaghi, Dott. Tullo Casiccia, — Supplenti: Dott. Mario Franciscolo, Sig. G. B. Moro. —i + > Quota sociale per il 1957: Soci ordinari: L. 1500; Studenti: L. 750; Soci all’ Estero L. 2000. Abbonamento alle pubblicazioni per i non soci: Italia: L.2000; Estero: L. 2500. Si prega di fare i versamenti esclusivamente a mezzo del conto. corrente postale: | : N. 4/8832. | intestato a: Soc. Entomologica Italiana, Via Brigata Liguria 9, Genova. + + _ La corrispondenza relativa alla Società deve essere indirizzata impersonal- mente alla Società Entomologica Italiana, Via BrigataLiguria 9, GENOVA (116). Le adunanze scientifiche della Società, si tengono ogni Sabato alle ore 16 nella Sede Sociale, Via Brigata Liguria 9,£GENOVA (Museo Civico di Storia Naturale) dal 1 novembre al 31 luglio. | AVVISO IMPORTANTE PER GLI AUTORI Gli originali dei lavori da pubblicare devono essere inviati dattilografati a righe distanziate, scritti su di un solo lato del foglio, e nella loro redazione completa e definitiva, compresa la punteggiatura. 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